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Senza elezioni anticipate a settembre 2017 il 60% parlamentari maturerà il vitalizio

Matteo Renzi si è dimesso, ma i parlamentari della maggioranza piddina (e di parte dell’opposizione) non vogliono mollare la poltrona.

Per due motivi. Il primo è che la metà di loro perderebbe il posto: i “democratici” dicono voler ripartire dal 40%, ma in realtà ormai il loro è un partito che vale poco più del 20%. Alle elezioni il Pd prenderebbe una batosta e consegnerebbe il Paese al M5S. Con tutte le conseguenze che questo comporta.

La seconda ragione per cui non si vuole andare al voto è economica: se il governo cade prima di settembre 2017 il 60% dei parlamentari non matureranno il vitalizio.

Ne parla Claudio Paudice sull’Huffington Post:

“Secondo le norme approvate nel 2012 che hanno introdotto il calcolo su base contributiva, per tutti i parlamentari alla prima legislatura i requisiti per la “pensione” sono ancora lontani dall’essere maturati. Il traguardo da raggiungere sono i quattro anni, sei mesi e un giorno di lavoro di Aula. Dal momento che il Parlamento italiano si è insediato il 15 marzo del 2013, il calcolo è presto fatto: per avere il vitalizio la legislatura non dovrà terminare prima del 16 settembre 2017. Altro che primavera”.

E allora state sereni, come direbbe il rottamato fiorentino: i tempi sono ancora lunghi. E come al solito a farne le spese sono i disoccupati, gli esodati, le famiglie, i giovani e gli anziani italiani. Di certo non i pensionati d’oro di Montecitorio e Palazzo Madama.

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