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Benzina: stangata da 5 miliardi dal 2011 al 2016. Tasse e accise sono il 65,22% del prezzo finale

Quando non riescono a raccattare soldi per far quadrare i conti pubblici tassano la benzina. Un classico.

Secondo quanto emerge da una ricerca del Centro Studi ImpresaLavoro negli ultimi 5 anni ci hanno imposto una tassa occulta da 5 miliardi di euro.

Ma, a quanto pare, la stangata non è ancora finita. Qualche settimana riportavamo che è molto probabile un ulteriore aumento delle accise sul carburante.

Una manovra, questa, da evitare, dato che il prezzo della benzina in Italia è già altissimo, il terzo più caro in Europa:

“Con 1,5437 euro al litro, il costo del nostro carburante è del 11,52% più alto di quello della media europea: il pieno in Italia costa il 9,27% in più rispetto alla Francia e il 10,50% in più rispetto alla Germania. Peggio di noi in Europa fanno soltanto Olanda e Grecia con un costo al litro rispettivamente di 1,5720 e 1,5460 euro,” leggiamo su Lanotiziagiornale.it.

E tasse e accise costituiscono il 65,22% del prezzo finale della benzina:

“Il prezzo pagato dai consumatori finali risente fortemente della componente relativa a tasse e accise. Nel nostro Paese il prelievo statale rappresenta il 65,22% del prezzo finale contro il 62,34% della media europea e il 54,45% della Spagna, il 62,82% della Germania e il 63,34% della Francia”.

Quando facciamo il pieno, pensate un po’, paghiamo anche per finanziare la Guerra in Etiopia del 1936:

“Attualmente incidono sul prezzo del carburante ben 17 diverse accise, deliberate dal 1935 ad oggi. Paghiamo con la benzina le voci di spesa più disparate: dalla Guerra di Etiopia all’acquisto di autobus ecologici; dal Rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004 all’emergenza migranti causata dalla crisi libica. Senza dimenticare che attraverso l’aumento delle accise si sono affrontate le principali emergenze italiane: dal più recente terremoto in Emilia (2012) fino ai terremoti in Friuli (1976) e Irpinia (1980) o alle alluvioni di Firenze (1966) e Liguria (2011). In molti casi si tratta chiaramente di voci di emergenze concluse ma su cui comunque continuiamo a versare allo stato importanti risorse ogni qualvolta facciamo il pieno di benzina alla nostra auto”.

Con le accise – commenta l’imprenditore Massimo Blasoni, presidente del Centro Studi ImpresaLavoro – il governo effettua “un prelievo straordinario e giustificato spesso da emergenze contingenti che finisce per trasformarsi in una tassa perenne, silenziosa e per questo meno dibattuta ma che incide sui bilanci delle famiglie italiane indipendentemente dal loro reddito e, quindi, con poca equità”.

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