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Caso Minzolini, quando Mattarella disse: ‘Non votare la decadenza di un parlamentare interdetto è aberrante’

Sul caso Minzolini il presidente della Repubblica Sergio Mattarella non si è ancora espresso, ma una volta di decadenza si interessava.

Come fa notare il giornalista del Fatto Quotidiano Giuseppe Pipitone, infatti, il capo dello stato dieci anni fa era intervenuto alla Camera su un caso simile a quello dell’ex direttore del Tg1, per l’esattezza si doveva votare per la decadenza di Cesare Previti. Mattarella, allora deputato, disse che non votare la decadenza di un parlamentare “significherebbe che un parlamentare, qualunque fosse il reato da lui commesso, sarebbe comunque inamovibile, conclusione infondata ma anche aberrante”, in quanto i parlamentari interdetti dai pubblici uffici decadono dal proprio mandato “ai sensi dell’articolo 66 della Costituzione”.

A disporre della decadenza dei parlamentari è la Camera d’appartenenza (il Senato nel caso Minzolini, ”salvo violare le regole della Costituzione e della legge”, che sono “chiare e stringenti”.

Era questa l’opinione di Sergio Mattarella sul caso Previti, che fu condannato in via definitiva nel processo Imi – Sir e interdetto in perpetuo dai pubblici uffici. L’attuale presidente della Repubblica, in quell’occasione disse:

“Non è possibile in alcun modo, con nessun argomento, complicare la realtà dei fatti che è, al contrario, estremamente semplice. Un cittadino interdetto in perpetuo dai pubblici uffici non è più titolare dei diritti elettorali, non può più votare e di conseguenza non può più essere eletto, e se è già stato eletto ed è parlamentare decade dal suo mandato ai sensi dell’articolo 66 della Costituzione”.

Quello di Previti, osserva Pipitone sul Fatto, è “un caso quasi identico a quello di Minzolini, condannato in Cassazione per peculato e interdetto a sua volta, seppur soltanto per due anni e mezzo”. Però oggi parte dei senatori Pd ha votato contro la decadenza del senatore di Forza Italia. E Mattarella tace.

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