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Mozione di sfiducia Lotti, Travaglio: ‘L’ennesima autoassoluzione di una classe politica marcia dalle fondamenta’

La mozione di sfiducia a Lotti presentata dal M5S in Senato è stata bocciata con 161 no.

Luca Lotti, ministro dello Sport del nuovo governo Gentiloni, è indagato per rivelazione di segreto d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti Consip. Il Senato poteva scegliere di sfiduciare il ministro, ma la maggior parte dei senatori ha votato contro.

Il direttore del Fatto Quotidiano ha commentato la vicenda nell’editoriale di oggi, dal titolo “Le Idi di Lotti”. Ecco cosa scrive:

“Forse era meglio un Parlamento deserto, come quello che lunedì doveva discutere del testamento biologico. Così almeno ieri non avremmo assistito allo spettacolo inverecondo del caso Lotti. Inverecondo non perché il Senato ha respinto, com’era scontato, la mozione di sfiducia al ministro renziano dello Sport. Ma per quello che è toccato ascoltare ai cittadini che hanno avuto la disgrazia di assistere al dibattito (inclusa una sventurata scolaresca di giovani leccesi): l’ennesima autoassoluzione di una classe politica marcia dalle fondamenta, all’insegna del “Lotti sei tutti noi e noi siamo tutti Lotti

I pidini parlavano come i berlusconiani dei tempi d’oro (“gogna mediatica”, “processi sui giornali”). I berlusconiani davano loro il “benvenuto in Italia” e ne approfittavano per riabilitare il loro leader pregiudicato e la loro delegazione distaccata presso le patrie galere (compreso Cosentino che ieri ha collezionato altri 7 anni di carcere). Un tal Marcucci (Pd) spacciava l’ad di Consip Luigi Marroni, accusatore di Lotti, per un fedelissimo del governatore toscano Rossi appena uscito dal Pd, quando tutti sanno che, dopo aver lavorato con Rossi, Marroni fu piazzato in Consip da Renzi & C. perché renziano e lottiano fino al midollo. Lo stesso Marcucci invitava Luigi Di Maio a “farsi processare”, scordandosi di precisare per quale reato. Il pidino Zanda ricordava di aver presentato mozioni di sfiducia individuale a ministri, ma ora che c’è di mezzo Lotti ha scoperto che “le mozioni di sfiducia individuale sono incostituzionali”; poi affermava che Lotti non ha commesso reati perché lo dice lui (Lotti)”.

Secondo il giornalista era sufficiente applicare al ministro renziano il principio di responsabilità politico-morale, non penale. Lo stesso, ricorda Travaglio, “che Renzi & C. avevano ben chiaro sui ministri non renziani del governo Letta (e persino del governo Renzi), anche per scandali infinitamente più lievi del caso Consip: Idem, Cancellieri, Alfano, De Girolamo, Lupi e Guidi”.

Poi il direttore del Fatto riporta le dichiarazioni di Renzi sul caso Lupi: “Ci si dimette per questioni politiche ed etiche, non per gli avvisi di garanzia”; e sul sequestro Shalabayeva: “Se Alfano sapeva, ha mentito e questo è un piccolo problema. Se non sapeva è anche peggio”; e, ancora, sulle telefonate della Cancellieri ai (e per i) Ligresti: “L’idea che ci siamo fatti è che la legge non sia uguale per tutti e che se conosci qualcuno di importante te la cavi meglio. È la Repubblica degli amici degli amici: questo atteggiamento è insopportabile. Non è un problema giudiziario, dunque, è peggio: è un problema politico che ha minato l’autorevolezza istituzionale e l’imparzialità del ministro della Giustizia”.

Tutte parole perfette anche per Lotti, osserva Travaglio, “se i renziani che appoggiavano le mozioni di sfiducia di M5S e Sel non se le fossero scordate”.

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