Tutti gli articoli di Silenzi e Falsità

Quello che i media non dicono

Firme Raggi: il Pd attacca i 5 Stelle, ma da loro i voti si decidono a tavolino

Il Pd è senza vergogna.

A volte, invece di buttare fango sul M5S, i piddini dovrebbero avere la decenza di tacere.

L’ultimo attacco del partito di Matteo Renzi ai 5 Stelle è arrivato in seguito all’ennesimo servizio fuffa delle Iene sulla Raggi: secondo la trasmissione di Italia 1 ci sarebbe state irregolarità nella raccolta firme della sindaca di Roma.

Il M5S ha smentito: “Mettetevi l’animo in pace: la Raggi è legittimamente sindaco di Roma votata da più di due terzi degli elettori romani,” si legge sul Blog di Grillo. Ma i piddini non hanno perso l’occasione per speculare sulla vicenda.

L’Huffington Post ci racconta che sono stati soprattutto i fedelissimi renziani a muoversi:

Andrea Romano parla di ‘interrogativi enormi sulla validità delle firme raccolte’ e vede prefigurarsi ‘una vera e propria truffa ai danni dei romani. Di Maio e Grillo hanno nulla da dire? Servono risposte chiare e non balbettii, come quello fornito dalla sindaca’ Alessia Morani afferma che ‘se confermato’ il metodo firme false ‘la sindaca Raggi sarebbe stata eletta con un falso e sarebbe dunque abusiva. La cosa che indigna oltremodo – prosegue Morani – è l’atteggiamento reticente e spocchioso della prima cittadina che evade le domande del giornalista’. Ernesto Carbone definisce ‘imbarazzanti’ le risposte date da Virginia Raggi alle Iene e chiosa: ‘Il partito azienda a 5 Stelle non finisce mai di stupirti: in negativo’. Altri usano Twitter per chiedere spiegazioni ai vertici dei 5 Stelle.

La Raggi ha dichiarato che il Movimento effettuerà “ulteriori controlli e verifiche ma da quello che mi viene rappresentato dai miei stessi delegati non c’è alcuna irregolarità”. Insomma, la vicenda sembra essersi già chiusa, ma è bastato un servizio delle Iene per sguinzagliare i troll del Pd, i quali, dovrebbero prima accorgersi di cosa accade in casa propria.

Pd, a Copertino i voti si decidono a tavolino I 40 presenti decidono per tutti. In 8 denunciano, la commissione annulla

E infatti nel Pd, che vuole dare lezioni di democrazia e correttezza, si verificano episodi come quello di Copertino, comune in provincia di Lecce dove, sulla carta, hanno espresso la loro preferenza tutti i tesserati, ma in realtà nella sede erano in 40. Ne parla Il Fatto Quotidiano:

“Ci sono un circolo e un voto farsa che imbarazzano il Partito Democratico. Copertino, provincia di Lecce: domenica i 256 iscritti sono stati chiamati al voto sulle tre mozioni congressuali. Matteo Renzi ha raccolto 100 preferenze, Michele Emiliano si è fermato a 85, Andrea Orlando a 65. Quasi tutti i tesserati presenti. Un trionfo della democrazia? Non esattamente. “Il voto non si è mai svolto, hanno assegnato le schede a tavolino”, hanno denunciato gli otto iscritti che hanno presentato ricorso alla commissione di garanzia. Si è trattato di una votazione fantasma, insomma. Che il risultato sia irregolare, lo ha stabilito nel tardo pomeriggio di lunedì la commissione provinciale di garanzia che ha “preso atto che non si sono rispettate le norme congressuali e a tutela degli iscritti del Pd e di un corretto svolgimento della fase congressuale ha deliberato di invalidare il congresso, stabilendo di riconvocarlo per il prossimo sabato”.”

A lanciare l’accusa, riporta Repubblica.it, “è stata Anna Inguscio, capogruppo del Pd nel Comune salentino e consigliera provinciale, che nella sera di domenica ha denunciato tutto sul suo profilo Facebook: “Oggi si è tenuto il congresso Pd di circolo a Copertino – ha scritto la capogruppo dem – Risultato? 250 votanti su 256 tesserati. Molti direbbero “caspita che partecipazione, nemmeno a Bologna c’è stata una simile partecipazione”. Non vi allarmate a Copertino si sono inventati il voto virtuale. Io non so per chi ho votato perché il seggio non si è mai insediato. Incredibile, ma vero, risulto tra i votanti senza avere esercitato il mio diritto di voto. E questo lo chiamano Partito democratico”.”

Missioni militari, i nostri soldati pure in Islanda e Lettonia. Il costo? 1,28 miliardi

Le spese per le missioni militari devono aumentare.

Lo chiede NON l’Europa, ma la Nato, che nel dicembre scorso ha inviato al governo italiano una missiva in cui si legge che “altri attori internazionali, fra cui la Russia e la Cina, hanno investito massicciamente nella difesa durante l’ultimo decennio, mentre i Paesi occidentali sprofondavano in un grave marasma economico”.

E allora bisogna reagire e “raddoppiare gli sforzi per destinare almeno il 2% del Pil (dei Paesi membri, ndr) alla Difesa”.

A pagare sono, ovviamente, i cittadini: nel 2017, ha rilevato Milex(l’Osservatorio sulle spese militari di Francesco Vignarca ed Enrico Piovesana) “emerge un aumento dello stanziamento generale di circa il 7%”. Questi fondi, spiega Carmine Gazzanni su La Notizia Giornale, saranno “destinati a finanziare l’impiego di 7.600 uomini, 1.300 mezzi terrestri, 54 mezzi aerei e 13 navali in decine di missioni attive in 22 Paesi, nel Mar Mediterraneo e nell’Oceano Indiano”.

Le missioni militari in Islanda e Lettonia

Secondo la Nato i russi sono una minaccia, perciò si aprono due nuovi “fronti”. Leggiamo su La notizia Giornale:

“Ed ecco la ragione per cui, proprio in funzione anti-Putin, centinaia di nostri soldati saranno, per la prima volta, in teatri militari impensabili. A cominciare dalla fredda e gelida Islanda. Secondo la relazionne consegnata in Parlamento dalla ministra della Difesa, Roberta Pinotti, 145 nostri soldati sbarcheranno sull’isola e saranno impiegati sei caccia, per una spesa complessiva di tre milioni di euro. Nulla in confronto a quanto spenderemo in Bulgaria, dove andranno 110 nostri militari e 4 caccia per una spesa di 11,5 milioni, col compito di “preservare l’integrità dello spazio aereo dell’Alleanza”. Un obiettivo importante, non c’è dubbio. Tanto che la nostra presenza è richiesta, per le stesse esigenze, anche in Lettonia: 160 soldati e 50 mezzi terrestri per dimostrare, come si legge chiaramente nella relazione, “la capacità e la determinazione della Nato nel rispondere solidalmente alle minacce esterne lungo il confine orientale dell’Alleanza”. Il tutto per una spesa di 20 milioni di euro. Non male”.

Le missioni per scongiurare il pericolo russo, però toglieranno fondi e risorse per le missioni di soccorso ai migranti:

“Ciò che stupisce è che se spuntano missioni anti-Putin, si registra una pesante flessione per tutte le missioni che ci tengono impegnati nel Mediterraneo, di soccorso ai migranti. Dalla “Mare Sicuro” alla “Sea Guardian” fino alla “EunavorMed”, passiamo nel complesso dai 185 milioni del 2016 ai 140 di quest’anno. Con relativo calo di equipaggiamento. Fa niente. Quando bisogna difendere i confini Nato, tutto è concesso”, conclude Gazzanni.

Seconda rata Equitalia, svelata la ‘trappola’ sulla rottamazione delle cartelle

Migliaia di italiani purtroppo hanno a che fare con la rottamazione delle cartelle di Equitalia.

Su date, scadenze e proroghe spesso si fa confusione, perciò le associazioni dei consumatori hanno avvisato gli italiani della “trappola” della seconda rata, spiega Franco Grilli su Il Giornale.

Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, ha spiegato perché non bisogna saltare la scadenza della seconda rata:

“Non pagate in ritardo la seconda rata perché non solo salta la rottamazione, ma salta anche il vecchio piano di dilazione. […]

A differenza di quanto previsto dal decreto-legge e dalla legge di conversione, se non si pagano o si pagano anche con un solo giorno di ritardo le rate successive alla prima, non solo, come si sapeva, salta la rottamazione e tornano a scattare sanzioni e interessi delle vecchie cartelle, ma salta anche il vecchio piano di dilazione.

Questo significa, spiega l’associazione, “che se il contribuente aveva ottenuto di pagare il debito in 6 o 10 anni, perde anche questo beneficio se, dopo aver chiesto la definizione agevolata, non rispetta tutti i pagamenti successivi al primo”.

Questa è, conclude Dona, “una ‘nuova’ regola che chiediamo di cancellare, non essendo stata prevista dal legislatore e non potendo essere decisa in altra sede”.

Per quanto riguarda la proroga al 21 aprile l’Unione Nazionale Consumatori si dice soddisfatta, ma non abbastanza perchè “dare appena 21 giorni in più non è sufficiente per evitare le code fuori dagli uffici di Equitalia”, a meno che “si cambiano le istruzioni per l’invio del modulo di richiesta DA1 ed Equitalia, come avrebbe dovuto fare fin dall’inizio, non si decide ad indicare la possibilità di spedire il modello anche con raccomandata a/r”.

Stop tariffe di 28 giorni: l’Agcom stanga le compagnie telefoniche

L’Agcom ha abolito le tariffe di 28 giorni su rete fissa, telefono, Adsl o fibra ottica, imponendo che i canoni debbano essere solo mensili.

L’Autorità ha pubblicato una delibera venerdì scorso con cui ha chiesto a Vodafone e Wind di cambiare le offerte, anche per gli utenti già attivi; e a Fastweb e Tim di bloccare il passaggio alle offerte a 28 giorni (che sarebbe dovuto avvenire il prossimo 1 aprile, come vi avevamo spiegato in un altro articolo).

“L’unità temporale per la cadenza di rinnovo e fatturazione dei contratti di rete fissa deve essere il mese, affinché l’utente possa avere la corretta percezione del prezzo offerto da ciascun operatore e la corretta informazione sul costo indicato in bolletta per l’uso dei servizi,” si legge nel comunicato stampa di Agcom.

Stop tariffe di 28 giorni, cosa cambia per gli utenti Vodafone e Tim

Vodafone e Wind, che hanno adottato la tariffazione a 28 giorni lo scorso anno, dovranno rimborsare gli utenti, come spiega Maddalena Camera su Il Giornale:

“Per questi due ultimi gestori la modifica della modalità di tariffazione significherebbe dover rimborsare agli utenti circa l’8% di quanto già fatturato. Insomma non poco visto che portare il periodo di tariffazione da un mese (30 giorni) a 28 significa fatturare un mese in più. Insomma i gestori avevano individuato in questo sistema, peraltro già consolidato nella telefonia mobile e non contestato dalla delibera di ieri dell’Agcom, per far salire il fatturato”.

Ora gli operatori hanno 90 giorni a disposizione per adeguarsi alle nuove regole, in attesa dell’esito del ricorso di Asstel, l’associazione di categoria degli operatori telefonici, che ha giudicato la delibera priva di basi giuridiche.

La denuncia di Mario Giordano: ‘È un furto’. Ecco come stanno rubando agli italiani

“Dicono che urlo. Ok urlo. Ma se voi siete ad un supermercato e vedete qualcuno che sta rubando e sta uscendo fuori per fuggire… non urlate?”.

Inizia così la diretta Facebook di Mario Giordano, direttore del Tg4 e autore del libro ‘Vampiri’, in cui racconta i privilegi dei politici: pensioni d’oro, baby pensioni, vitalizi e assegni di fine incarico che finiscono nelle tasche di chi per anni ha percepito super stipendi, sempre a spese dei contribuenti.

Un’ingiustizia nei confronti degli italiani che non arrivano a fine mese o che prendono pensioni che non superano i 300 euro al mese.

Il giornalista nella sua diretta Facebook, la sua seconda, prosegue dicendo che “quello che stiamo vedendo, è un furto vero e proprio. Un furto di equità, un furto di giustizia, di futuro, un furto di speranza, un furto ai danni di tutti”.

E ancora: “Ci sono alcune persone che si sono rubate, stanno rubando, con i 90mila euro al mese di pensioni, con i doppi, con i tripli, con i quadrupli vitalizi ci stanno rubando il futuro. E uno non deve urlare?

A me viene da urlare.

Mi viene da urlare perché penso a Giuseppe, che lavora da 42 anni e non può andare in pensione.
Urlo pensando a Vilma, che ha una pensione di disabilità da 200 euro al mese.
Urlo pensando a Vittorina, 67 anni, continua a lavorare.
Urlo pensando a Elvina, che dovrà lavorare fino a 80 anni.
Urlo pensando a Sandra, che ha un tumore e dovrà lavorare fino a 70 anni.
Urlo pensando a Maurizio, che ha il Parkinson e aspetta la pensione di invalidità ma non la riceve.

Urlo pensando ad ognuno di voi.

Urlo perché l’altro giorno si sono accorti che c’è il problema dei vitalizi, ne hanno parlato, avete visto? Ne hanno parlato e cosa hanno fatto? La solita furbata: un provvedimento che, se va bene, taglia l’1 per cento dei vitalizi. L’uno per cento.

Signori io urlo finché voi mi date forza, continuerò a urlare perché non ho nessuna intenzione di tacere”.

Guarda il video

Di Maio: ‘Renzi sta svalvolando’. Ecco le porcate che fanno: ‘Ci vediamo alle urne’

Luigi Di Maio ha attaccato l’ex-premier Matteo Renzi con un post pubblicato sulla propria pagina Facebook.

Il deputato 5 Stelle ha denunciato con una lista tutte le porcate del Pd. Di seguito il suo post:

“Renzi sta svalvolando. Non ha neppure rispetto per le vittime di Londra che strumentalizza per nascondere il fatto che il Pd non ha parificato la pensione dei parlamentari a quella dei comuni cittadini e che hanno votato per dare 212 milioni di euro di vitalizi. Accusa di violenza noi che denunciamo le porcate che fanno, mentre loro hanno violato lo Stato di diritto per:

– salvare il Ministro Lotti indagato per rivelazione di segreto e favoreggiamento nell’inchiesta per corruzione in Consip
– salvare dalla decadenza automatica ed immediata dalla carica di Senatore Minzolini condannato in via definitiva per peculato ed interdetto dai pubblici uffici
– salvare Alfano dalle indagini parlamentari sul caso del sequestro – rapimento della Shalabayeva e di sua figlia
– salvare dal processo penale per calunnia il Senatore Albertini per fatti commessi prima della carica pubblica e dunque con effetto retroattivo
– salvare Azzollini accusato di bancarotta fraudolenta e associazione a delinquere dalla richiesta d’arresto della Procura della Repubblica
– promuovere e nominare a Finmeccanica il banchiere Profumo, imputato per usura e indagato per falso in bilancio
– salvare dalle intercettazioni informatiche – ambientali dei magistrati inquirenti tutti coloro che si rendono responsabili di reati di corruzione, truffa e peculato ai danni dello Stato
– salvare tutti i vitalizi e i privilegi dei parlamentari che potranno andare in pensione dopo soli 4 anni 6 mesi e 1 giorni a anche a 60 anni a partire dal prossimo 16 settembre

Il MoVimento 5 Stelle li manderà a casa con la forza della democrazia. Ci vediamo alle urne.
Ps: Bob che fine ha fatto?”

Sotto: il post di Di Maio

Censura saluto Raggi, Fico (M5S): ‘Se confermata Orfeo farà le valigie dal Tg1’ #LicenziareOrfeo

La questione della censura sul saluto della Raggi si fa seria.

In occasione del 60° anniversario dei Trattati di Roma, la sindaca ha dato il benvenuto ai 27 capi di stato europei giunti nella capitale con un discorso in cui invitava la Ue ad “ascoltare i cittadini”.

I maxi schermi che hanno trasmesso in diretta l’evento organizzato dalla presidenza del Consiglio e la Rai, però, non lo hanno mandato in onda, avviando la diretta solo quando il premier Paolo Gentiloni ha iniziato a parlare.

È esplosa la polemica: Beppe Grillo ha accusato la televisione pubblica di censura, che, se sarà confermata, sarà “ora per Orfeo di fare le valigie dal Tg1”, scrive su Twitter Roberto Fico, deputato 5 Stelle e presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai.

Sotto: il tweet di Fico

Censura saluto Raggi, il commento del portavoce della sindaca

“Non sappiamo per quale motivo il discorso del sindaco non sia stato trasmesso. Alle tv stiamo mandando il video fatto con lo smart phone – continua Fulgione – non voglio sollevare polemica, ma non sappiamo perché non lo abbiano mandato in onda. Abbiamo chiesto spiegazioni ma ancora non sono arrivate”, ha raccontato Teo Fulgione, portavoce di Virginia Raggi, all’Huffington Post.

Secondo la testa online americana “il discorso sarebbe stato trasmesso in tv, secondo un accordo tra amministrazione pentastellata e presidenza del Consiglio. Ma alla fine il discorso è stato pronunciato, ma non è stato trasmesso per la stampa e per chi segue l’evento da casa in tv.
Eppure era un discorso semplice, in stile Papa Francesco tra l’altro citato dalla sindaca che nel saluto ai leader Ue fa riferimento alle parole del Pontefice nella sua visita al Parlamento Europeo nel 2014: “Cosa ti è successo Europa?”.
Ai giornalisti è stata consegnata una copia del discorso del sindaco all’arrivo in Campidoglio. Nessun attacco frontale, nessun riferimento a eventuali referendum anti-euro. Bensì un discorso sulla necessaria unità europea”.

Se vuoi chiedere le dimissioni di Orfeo lascia un commento o scrivi un tweet usando l’hashtag #LicenziareOrfeo


‘L’Europa o è dei cittadini o non è Europa’ – Il discorso di Virginia Raggi censurato dal Tg1

27 capi di Stato e di governo dei paesi della Ue sono giunti in Campidoglio per l’anniversario della firma dei trattati di Roma che diedero vita alla Comunità europea. La sindaca 5 Stelle della Capitale li ha accolti con un discorso, che, denuncia il Blog di Grillo, è stato censurato dal TG1.

Lo riportiamo di seguito:

“Signore e Signori, Capi delegazione dei 27 Paesi dell’Unione Europea e delle Istituzioni europee, sono onorata di darvi il benvenuto a nome della città di Roma. Sessanta anni fa qui a Roma prese il via una avventura straordinaria. I padri fondatori della Comunità Europea – animati da uno spirito rivoluzionario non scontato – misero da parte le distanze tra Stati che avevano portato alla guerra. E diedero vita ad un progetto visionario con l’obiettivo di garantire pace e benessere agli Europei.

Per la prima volta nella Storia ci si trovò di fronte ad una scelta condivisa e non imposta da un vincitore, nata da un intento comune e dalla capacità di ascoltare i cittadini. Anche ora c’è necessità di pace: un pensiero va a Londra e alle vittime dell’attentato terroristico di mercoledì. Hanno attaccato tutti gli europei, Roma è con voi.

“Solidarietà”, “interesse dei popoli” sono parole comuni a Adenauer, De Gasperi, Monnet, Spinelli. Questa è l’Europa, quella solidale dei popoli, che nel lontano 1957 si immaginava e che in parte abbiamo avuto in eredità tutti noi. Una eredità gioiosa e impegnativa da proseguire.

Questa Europa non poteva realizzarsi in un giorno. Dobbiamo realizzarla noi, dobbiamo realizzare una comunità solidale. Stare insieme richiede impegno, soprattutto dopo anni segnati da una violenta crisi finanziaria che ha messo a nudo errori. Dobbiamo avere il coraggio di riconoscerli e rilanciare la sfida: la finanza non è tutto. E nessuno deve rimanere indietro.

La nostra generazione è chiamata a portare avanti quel sogno di Europa, ritornando allo spirito di quegli anni che oggi non c’è più e va recuperato. E’ stato Schuman ad ammonire che “l’Europa” sarebbe sorta “da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto”. Tra i cittadini europei la solidarietà è già presente; le Istituzioni invece dovrebbero iniziare ad ascoltarli di più.

Le città avvicinano cittadini e Istituzioni che qui si incontrano: ascoltiamo i loro interessi, problemi, speranze. Noi sindaci siamo definiti “primi cittadini”: per questo, anche nei luoghi delle decisioni, dobbiamo far sentire forte la voce di chi chiede più lavoro, più inclusione sociale, più sicurezza.

I cittadini devono essere messi al centro del potere decisionale. Le politiche non devono essere imposte dall’alto ma rappresentare la volontà popolare, introducendo strumenti di democrazia diretta e partecipata. Vanno tenute “in conto le attese dei cittadini”. L’Europa o è dei cittadini o non è Europa. Alcuni trattati, come il Regolamento di Dublino, vanno rivisti. Un’Unione soltanto economica non può durare.

Lavoriamoci tutti insieme, aprendo porte e cuore ai cittadini. Solo con la partecipazione di tutti l’Europa sarà legittimata. L’unione può essere maggiore della somma delle sue parti. Questo concetto è alla base della cultura europea, all’interno della quale le diversità trovano valorizzazione nel rispetto delle identità nazionali.

Al Parlamento di Strasburgo, nel 2014, Papa Francesco ha chiesto: “Che cosa ti è successo Europa?”. Tante sono le risposte. Ma il Pontefice ha sottolineato che “le difficoltà possono diventare promotrici potenti di unità”. E’ questa l’opportunità della nostra generazione.

Sono presenti forze di coesione e di disgregazione. E’ fisiologico che sia così. Importante, però, è dare risposte concrete a chi denuncia insofferenza. Così è nata l’Europa: dalle richieste dei cittadini che i nostri padri fondatori hanno avuto il merito di saper ascoltare”.

Guarda il video

Chiara Appendino dichiara guerra a Gentiloni: ‘Ci restituisca 61 milioni’

La sindaca M5S di Torino Chiara Appendino dichiara guerra al governo Gentiloni.

L’amministrazione pentastellata chiederà chiedere indietro 61 milioni di euro previsti dal Fondo perequativo Imu-Ici e assegnati a Torino da due sentenze, una del Tar, l’altra del Consiglio di Stato.

Lo riporta il quotidiano torinese La Stampa, che ha intervistato la Appendino:

“È inaccettabile che un Comune si debba sobbarcare l’incapacità di un governo di garantire risorse che sono dovute e confermate da due sentenze. I Comuni sono i primi enti che erogano servizi essenziali e se i soldi non arrivano vuol dire fare tagli. Mi aspetto che tutto il territorio si unisca a noi in questa battaglia che è una battaglia per la dignità di Torino”, ha detto la sindaca, in carica dal giugno 2016 nel capoluogo piemontese.

Si tratta di una mossa senza precedenti:

“Questa strada che intraprendiamo è un segnale politico nell’interesse di Torino e se non adempiranno spontaneamente all’esito del giudizio di ottemperanza, sarà possibile chiedere al Consiglio di Stato di nominare un commissario ad acta che provvederà ad eseguire la decisione del giudice. Mi auguro che non si debba arrivare a tanto”, ha affermato la sindaca, che ha aggiunto: “Mi aspetto i soldi che sono dovuti e mi attendo che tutti coloro che hanno a cuore la nostra città ci appoggino in questa battaglia, altrimenti saremo costretti a pensare che nei confronti di Torino c’è un atteggiamento diverso perché è governata dai Cinquestelle”.

Lista sulle donne dell’Est, l’ipocrisia della Rai

“Caro Dago, la Perego cacciata dalla Rai per nulla, mentre la Botteri è libera di raccontare tutte le balle che vuole da New York”!

Commento di Alan Gigante su Dagopia

Riportiamo questo commento per denunciare l’ipocrisia della Rai: la televisione pubblica un programma per una lista molto controversa (che va in ogni caso condannata), ma i giornalisti che ci raccontano i fatti in maniera distorta, continuano a fare il proprio lavoro indisturbati.

In un altro articolo criticavamo la copertura giornalistica della cronista Rai Laura Botteri sulla politica estera americana, riportando un articolo di Franco Iacch su Il Giornale:

“Franco Iacch su Il Giornale, si chiedeva, ad esempio, “perché i cittadini italiani sono obbligati a pagare il canone Rai, e quindi lo stipendio della corrispondente da New York Giovanna Botteri (200mila euro all’anno più benefit), per sentire ogni giorno la cronaca politica distorta dalla faziosità?”

La Botteri, continuava Iacch, “ha illuminato i telespettatori con suoi servizi, spargendo veleno su ogni iniziativa del partito repubblicano, in particolare sul nuovo inquilino della Casa Bianca Donald Trump, e spalmando invece miele e salamelecchi sulla politica di Obama e sulla candidata trombata alla Casa Bianca Hillary Clinton”.

Un classico dei media italiani. Il problema è che la Rai dovrebbe essere un servizio pubblico che offre un’informazione imparziale e a 360 gradi. E non dovrebbe, come vorrebbe il governo di turno, influenzare l’opinione dei cittadini. Dopo la sconfitta della Clinton, la Botteri ha detto:

“Che cosa succederà a noi giornalisti? Non si è mai vista come in queste elezioni una stampa così compatta e unita contro un candidato… Che cosa succederà ora che la stampa non ha più forza e peso nella società americana?”. Sotto potete vedere il video:

Ma c’è di peggio. Solo qualche settimana fa, raccontava Iacch, la Botteri “ha infilato tre balle in un solo servizio”. Ecco quali sono:

1. “Ha detto che Trump, durante la sua prima conferenza stampa ufficiale ha attaccato personalmente un giornalista.
Falso, ha solo detto a un reporter della Cnn che non voleva rispondere alle sue domande”.

2. “Ha affermato che Rex Tillerson, nuovo segretario di Stato, «è notoriamente amico della Russia».
Falso. Tillerson, durante l’audizione al Congresso, ha chiarito che essendo imprenditore ha fatto affari con imprese russe”.

3.
“Sempre su Tillerson, ha stravolto a suo uso e consumo la risposta del segretario di Stato al Congresso”.
Alla domanda se considerasse Putin un criminale di guerra, secondo la Botteri Tillerson avrebbe risposto «No». Falso, Tillerson ha detto (basta verificare il video in lingua originale): «Non userei quel termine» e «dovrò raccogliere più informazioni per consigliare il presidente». Nessuno sia tratto in inganno, non è uno scivolone ma pura volontà di mentire agli ascoltatori. Che la pagano pure”.

Giudicate voi e poi chiedetevi se è giusto pagare il canone per questa informazione.