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Seconda rata Equitalia, svelata la ‘trappola’ sulla rottamazione delle cartelle

Migliaia di italiani purtroppo hanno a che fare con la rottamazione delle cartelle di Equitalia.

Su date, scadenze e proroghe spesso si fa confusione, perciò le associazioni dei consumatori hanno avvisato gli italiani della “trappola” della seconda rata, spiega Franco Grilli su Il Giornale.

Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, ha spiegato perché non bisogna saltare la scadenza della seconda rata:

“Non pagate in ritardo la seconda rata perché non solo salta la rottamazione, ma salta anche il vecchio piano di dilazione. […]

A differenza di quanto previsto dal decreto-legge e dalla legge di conversione, se non si pagano o si pagano anche con un solo giorno di ritardo le rate successive alla prima, non solo, come si sapeva, salta la rottamazione e tornano a scattare sanzioni e interessi delle vecchie cartelle, ma salta anche il vecchio piano di dilazione.

Questo significa, spiega l’associazione, “che se il contribuente aveva ottenuto di pagare il debito in 6 o 10 anni, perde anche questo beneficio se, dopo aver chiesto la definizione agevolata, non rispetta tutti i pagamenti successivi al primo”.

Questa è, conclude Dona, “una ‘nuova’ regola che chiediamo di cancellare, non essendo stata prevista dal legislatore e non potendo essere decisa in altra sede”.

Per quanto riguarda la proroga al 21 aprile l’Unione Nazionale Consumatori si dice soddisfatta, ma non abbastanza perchè “dare appena 21 giorni in più non è sufficiente per evitare le code fuori dagli uffici di Equitalia”, a meno che “si cambiano le istruzioni per l’invio del modulo di richiesta DA1 ed Equitalia, come avrebbe dovuto fare fin dall’inizio, non si decide ad indicare la possibilità di spedire il modello anche con raccomandata a/r”.

Bonus mamma 800 euro annunciato e scomparso: code all’Inps

Le mamme lo aspettavano da gennaio, ma l’Inps non ha ancora attivato la piattaforma per presentare domanda.

Il bonus di 800 euro sbandierato dal governo Renzi ancora non è stato concesso alle 750 mila famiglie che possono farne richiesta.

Ne parla Filippo Santelli su Repubblica:

“Lei faccia conto che il bonus non ci sia”. L’operatore del call center Inps non usa giri di parole. Chi ha chiamato è una ragazza all’ottavo mese di gravidanza. Ha sentito che grazie all’ultima legge di Bilancio ha diritto a un contributo di 800 euro, chiamato “Mamma domani”. Un bonus, spiegava il ministro per la Famiglia, Enrico Costa, per le “prime spese” legate al lieto evento: gli esami pre parto, i farmaci, il passeggino, la culla, i vestitini. Tutto a partire dal 1° gennaio 2017. Solo che ad oggi, del modulo per fare domanda, non c’è neanche l’ombra.

Ed ecco i motivi del ritardo:

“La ragione del ritardo, replica l’Inps, è nella mancaza di dettaglio con cui è stata scritta la misura: già a inizio gennaio il presidente Boeri aveva scritto a Costa chiedendo di precisare i criteri per accedere al bonus. Precisazioni che però sono arrivate solo settimane dopo e che sono state anche corrette in un secondo tempo. L’Inps aggiunge anche che il lancio è “imminente”, ma senza sbilanciarsi su una data. Burocratese che provoca un comprensibile scetticismo, vista la lentezza con cui finora l’Istituto ha dato indicazioni sulla misura. E pensare che, come successo in altri casi, sarebbe bastato prevedere una soluzione ponte: in attesa del formato telematico accettare delle richieste cartacee, che potevano essere esaminate o comunque digitalizzate in un secondo tempo. Ma i moduli in carta non sono accettati”.

Fino a quando le mamme dovranno aspettare?

Riparte la riforma del catasto, ma è stangata sugli immobili

Il governo Gentiloni sarebbe pronto a riesumare una vecchia legge che il governo Renzi ritirò. Si tratta della riforma del catasto, chiesta dall’Europa, ma la conseguenza sarebbe una stangata sugli immobili, come spiega Franco Grilli sul Giornale:

“La riforma di fatto era già pronta e il governo Renzi era in procinto di mandarla alle Camere. Ma è arrivato lo stop per l’esecutivo sono stati i rilievi sull’osservanza della clausola della invarianza per la tassazione degli immobili. Insomma il rischio è che possano mutare ancora le tasse sugli immobili col nuovo catasto. E così Confedilizia prova a lanciare un messaggio chiaro a Gentiloni: ‘Leggiamo sulla stampa che il Governo Gentiloni starebbe pensando di riesumare quella riforma del catasto che il Governo Renzi aveva ritirato, nel giugno del 2015, perché non forniva adeguate garanzie di invarianza di gettito, aprendo all’opposto uno scenario di ulteriori aumenti di tassazione sugli immobili, mascherati attraverso improbabili ‘redistribuzioni’, si legge in una nota. Poi l’avvertimento: ‘Quella legge delega è scaduta e non è certo questo il momento per iniziare un nuovo percorso, checché ne dica la Commissione europea, che inserisce pigramente il tema catasto nelle sue rituali raccomandazioni copia e incolla, senza avere un minimo contatto con la realtà.Per il settore immobiliare l’urgenza non è la riforma del catasto, ma una decisa riduzione di un carico fiscale che dal 2012 è stato quasi triplicato e che continua a causare danni incalcolabili a tutta l’economia: crollo dei valori, impoverimento, caduta dei consumi, desertificazione commerciale, chiusura di imprese, perdita di posti di lavoro. Dovrebbe essere questa la priorità di un Governo responsabile’.”

Sardex, la moneta complementare nata in Sardegna

Sono già più di 1.200 le imprese iscritte al circuito Sardex, la moneta complementare nata in Sardegna nel 2009 che si pone l’obiettivo di salvare le imprese isolane dalla crisi.

Sardex non è una moneta virtuale come Bitcoin, ma un sistema di scambio di debiti e crediti interno a un circuito di aziende iscritte al programma che usano unità di conto digitale, e si finanziano a vicenda, senza interessi.

Il Corriere della Sera ci spiega cos’è nella propria rubrica “La Nuvola del Lavoro”:

“In sostanza permette a una azienda di aprire un conto nel proprio circuito. L’azienda può spendere crediti Sardex i quali garantiscono di acquistare beni e servizi solo all’interno della rete e quindi solo da aziende che hanno un conto nel circuito chiuso. Il risultato è che se sono un’impresa edile in crisi di liquidità ma che ha appena vinto un appalto, posso acquistare calce e materiali da un’altra azienda in crediti Sardex. A sua volta l’azienda potrà spendere poi un credito equivalente sempre nella rete, magari acquistando da una terza ditta un servizio informatico che le serve. In questo modo l’impresa edile potrà sdebitarsi verso un quarto imprenditore fornendo servizi in costo d’opera. Senza bisogno di tirar fuori liquidità. Tutto fatturato e quindi a prova di evasione”.

Il Sardex non è convertibile in altre valute, i crediti che le aziende possiedono possono essere spesi solo all’interno del circuito:

“Punto fondamentale del meccanismo: ogni debito-credito è a interessi zero. In questo modo chi ha il conto Sardex in attivo non è stimolato ad accumulare (i Sardex fermi non servono a niente) ma a spendere: anche perché maggiori sono le spese che si fanno in Sardex anziché in euro, più si saranno risparmiati euro con cui poi pagare tasse e dipendenti. Per contro, chi è “sotto” in Sardex ha interesse ad andare in pari offrendo i propri beni o servizi, perché altrimenti dopo un anno il suo debito verso la camera di compensazione del circuito passa in euro (cosa che in realtà capita raramente, perché i broker del gestore aiutano gli iscritti in rosso a trovare mercato interno)”, leggiamo su L’Espresso.

E il Sardex, nel frattempo si sta espandendo in tutta Italia:

“Oggi Sardex ha circa 4.000 partite Iva iscritte nell’isola, più altre 3.000 divise nelle altre 11 regioni in cui la piattaforma sta estendendosi, attraverso controllate o partecipate (ad esempio Tibex nel Lazio, Linx in Lombardia, Liberex in Emilia etc)”.

Gentiloni: ‘L’Italia si è rimessa in carreggiata’. Ma il suo governo lo boccia un italiano su due

Non abbiamo più parole.

Paolo Gentiloni, il capo del “quarto governo NON eletto dal popolo“, ha dichiarato che “grazie all’impegno dei governi guidati da Renzi e da chi l’ha preceduto, ci siamo rimessi gradualmente in carreggiata”.

Una balla mondiale, una bufala, una “fake news” (termine oggi tanto di moda). Chiamatela come volete, il problema è un altro: queste dichiarazioni sono state riportate dalle agenzie, dai giornaloni e da Rainews, ma non smentite da nessuno, finché… non le abbiamo lette noi.

Sembra di rivivere lo storytelling renziano dell’Italia che riparte:

“Oggi siamo in piccola parte fuori, ma come sempre i dati macroeconomici, l’inversione delle grandi cifre aggregate fanno fatica ad avere effetti immediati sul territorio. Chi lavora nelle istituzioni ha il dovere di rappresentare le cose per come sono.
Veniamo da una crisi terribile, abbiamo invertito la tendenza nei grandi dati aggregati dell’economia, ma abbiamo ancora molto da fare perché questa inversione di tendenza abbia effetti nella vita del Paese. Ciò sarà possibile solo se proseguiremo su questa strada. Se continuiamo su questa strada possiamo raggiungere quei risultati. Bisogna prendersi cura dei danni sociali”, ha detto il premier intervenendo a palazzo degli Elefanti di Catania dopo l’incontro con i Sindaci etnei.

Riassumendo, Gentiloni vuole farci credere che ci siano segnali di ripresa, ma che ancora gli effetti non si manifestano.

Ma la verità è un’altra: la ripresa non c’è e gli italiani sentono la crisi oggi più che mai. Lo rivela un sondaggio di Nando Pagnoncelli per Il Corriere della Sera, fonte insospettabile.

Un italiano su due boccia il governo Gentiloni

Dalle rilevazioni di Pagnoncelli emerge che “gli italiani hanno interiorizzato la crisi e faticano a vedere vie d’uscita. Uno su 2 prevede che la propria situazione rimarrà invariata nel prossimo futuro, 1 su 4 si aspetta un peggioramento e solo 1 su 5 un miglioramento. Gli ottimisti sono in flessione del 2% rispetto al marzo 2016 e del 5% rispetto al 2015”.

E che “oltre 3 italiani su 4 si dichiarano molto (52%) o abbastanza (25%) preoccupati”.

E ancora: “La maggioranza relativa (39%, + 2% rispetto a un anno fa) teme che il peggio debba ancora arrivare, il 30% ritiene che siamo all’ apice della crisi e il 20% è convinto che il peggio sia passato. Le preoccupazioni maggiori riguardano il lavoro, citato spontaneamente tra i problemi principali dall’ 80% degli intervistati, senza grandi variazioni negli ultimi anni, nonostante il miglioramento dei dati occupazionali”.

Alla luce di queste preoccupazioni non stupisce, prosegue Pagnoncelli, “che 2 italiani su 3 (67%) ritengano che il Paese stia andando nella direzione sbagliata, con una crescita di 7 punti rispetto al marzo 2016, mentre solo il 15% è di parere opposto e il 18% sospende il giudizio.
E non stupisce neppure che 1 italiano su 2 esprima un giudizio negativo sul governo (52%) e sul premier Gentiloni (50%), allorché 1 su 3 (rispettivamente il 32% e il 35%) si esprime in termini positivi”.

Insomma cambiano i governi ma il vizio non lo perdono: questi mentono agli italiani.

Canarie, il Paese dove l’Iva è al 7% e le tasse per le imprese al 4%

Non solo solo un posto mozzafiato, dove il clima è caldo tutto l’anno e dove passare le vacanze.

L’Isola di Tenerife e l’Arcipelago delle Canarie sono anche una sorta di “paradiso fiscale” che offre condizioni vantaggiose alle imprese.

Questo perché le Canarie sono una zona ZEC, che sta per zona franca economica canaria. Il Governo locale è autonomo e amministra l’economia dell’arcipelago in modo da favorire gli investimenti e spingere la crescita.

Questo piccolo angolo di paradiso situato a ovest della costa atlantica marocchina è diventato meta dei pensionati grazie al regime fiscale, accordato con Decreto regio alla «Zona especial Canaria».
Un pensionato che ha un assegno di 1.000 euro mensili ne prenderebbe 1.140 proprio grazie a questo regime.

L’Iva, leggiamo su Libero, è al massimo al 7%, un litro di benzina si paga 1,08 euro, le Marlboro 2 euro e 30 cent e si mangia al ristorante, (pasto completo inclusa birra, antipasti e amaro) con poco più di 10 euro.
Per non far lievitare i prezzi basta tenersi lontani dai locali più “turistici”.
E un altro punto a favore è l’azzeramento del costo del riscaldamento: l’arcipelago si trova in prossimità del 28° parallelo, perciò termosifoni, caldaie e trapunte sono del tutto sconosciute.

Ed ecco alcuni vantaggi ulteriori per gli imprenditori: l’aliquota media da versare al Fisco per le società è al 4%. E le procedure sono semplificate al massimo: in poche ore si apre una partita Iva locale (Nie), attiva da subito e in base a parametri forfettari quali i metri quadrati dell’esercizio, il tipo di prodotto commerciato e il tipo di guadagni che si avranno.

Romano (Pd): ‘Reddito di cittadinanza M5S costerebbe 400 miliardi di euro’. Ma ne bastano 17

Andrea Romano del Pd non si smentisce mai.

La settimana scorsa è andato a dire in diretta a L’Aria che Tira, programma di Myrta Merlino che va in onda su La7, che “c’è stato un assalto squadrista alla sede del Partito Democratico e Virginia Raggi ha aizzato quella gente lì, ha soffiato sul fuoco della protesta”, con riferimento ai saluti romani di alcuni presunti infiltrati davanti alla sede del Pd durante la protesta dei tassisti.

Il M5S non aveva niente a che fare con questi episodi e la sindaca della capitale Virginia Raggi aveva preso le distanze dai violenti.

Una bufala insomma, che abbiamo smascherato.

Ma Romano non si ferma: ieri, sempre a L’aria che Tira, il renziano ha affermato che la proposta per il reddito di cittadinanza del M5S costerebbe 400 miliardi e che spetterebbe a tutti senza condizioni.

In realtà di miliardi di euro ne bastano 17, anzi 16.961.000.000,00 per l’esattezza, che si recupererebbero tagliando le spese inutili.

Sotto potete vedere il video:

Il M5S da tempo aveva elencato nei dettagli le coperture, che riportiamo di seguito:

RISPARMIO DI SPESE ATTUALI MEDIANTE ACQUISTO CENTRALIZZATO CONSIP
Tagli alle spese delle PA mediante la centralizzazione degli acquisti. Ogni oggetto acquistato dalla Pubblica amministrazione dovrà avere lo stesso prezzo da Aosta a Bari e da Udine a Palermo
€ 5.000.000.000

TAGLI SPESE MILITARI
Tagli alle spese militari relativi ad investimenti pluriennali per sistemi d’arma. Con questo taglio si destinano al reddito di cittadinanza le risorse prima destinate all’acquisto degli F35
€ 2.500.000.000

CANONI RICERCA SUGLI IDROCARBURI
Aumento canoni per attività di ricerca e contivazione idrocarduri in Italia.
In questo modo scegliamo di finanziare una parte del reddito di cittadinanza con l’aumento di quanto debbono pagare le multinazionali per la ricerca di gas e petrolio
€ 2.500.000.000

RIDUZIONE DELLA PERCENTUALE DI DEDUCIBILITA’ DEGLI INTERESSI PASSIVI PER BANCHE ED ASSICURAZIONI
Aumento di entrate a carico dei bilancio di banche ed assicurazioni
€ 900.000.000

AUTO AZIENDE OSPEDALIERE
Eliminazione delle auto blu delle aziende ospedaliere non strettamente indispensabili ai servizi sanitari
€ 800.000.000

RIDUZIONE PENSIONI D’ORO
Contributo di solidarietà sulle pensioni d’oro con aliquote progressive in base all’entità della pensione. Si richiede un contributo progressivo sulle pensioni più alte
€ 700.000.000

AUMENTO DELL’ALIQUOTA DEL PREU (Prelievo Erariale Unico)
Tassazione gioco d’azzardo per una aliquota a carico dei concessionari dei giochi. Si aumentano le tasse sul gioco d’azzardo
€ 600.000.000

8 PER MILLE IRPEF NON DESTINATO
Acquisizione al Fondo per il reddito di cittadinanza della quotadell’8 per mille delle dichiarazioni IRPEF non destinato dai contribuenti. Il vincolo di destinazione può essere limitato alla sola parte dell’8 per mille non optato destinata allo Stato. Ogni cittadino potrà quindi contribuire al reddito di cittadinanza: non destinando l’8 per mille nella dichiarazione dei redditi
€ 600.000.000

SOPPRESSIONE ENTI INUTILI
Soppressione di tutti gli enti pubblici non economici. Va altresì prevista una serie di deroghe come nel caso delle federazioni sportive e degli enti operanti nel settore della cultura
€ 400.000.000

TAGLIO CONSULENZE PA
Taglio alle spese sostenute dalle PA per consulenze.
€ 300.000.000

ABOLIZIONE FONDI SOCIAL CARD
La social card verrebbe sostituita in pieno dal reddito di cittadinanza. E’ per questo che possiamo superarla.
€ 299.000.000

CONCESSIONI AUTOSTRADALI
Si propone l’aumento della percentuale del canone annuo a carico concessionari autostradali al netto di qualsiasi aumento dei pedaggi
€ 140.000.000

TAGLI AUTO BLU
Riduzione del montante complessivo delle spese sostenute dalle PA per un montante complessivo non inferiore a 100 milioni di euro annui. Si stabilisce una ulteriore riduzione delle auto blu al fine di prevedere un risparmio non inferiore a 100.000.000 di euro annui
€ 100.000.000

RIDUZIONE AFFITTI PA
Tagli alle spese delle PA per affitti di immobili. Si stabilisce di razionalizzare l’utilizzo degli immobili di proprietà pubblica al fine di ridurre di almeno 100 milioni pubblica per locazioni
€ 100.000.000

IMU CHIESA
Eliminazione esenzione del pagamento dell’IMU, della TASI e della TARES sugli immobili di proprietà della Chiesa con esclusione dei luoghi di culto. La Chiesa pagherà le tasse sugli immobili, tranne che per quelli destinati al culto
€ 100.000.000

TAGLI ORGANI COSTITUZIONALI
Taglio della dotazione degli organi costituzionali ad esempio la Presidenza della Repubblica, il Governo, il Parlamento e la Corte Costituzionale possono concorrere all’alimentazione del Fondo per il reddito di cittadinanza, deliberando autonomamente riduzioni di spesa sia delle indennità dei parlamentari, sia degli stanziamenti dei propri bilanci per un importo annuo complessivo pari a 62.000.000 di euro
€ 62.000.000

RIDUZIONE DELLE INDENNITA’ PARLAMENTARI
Riduzione dell’importo dell’indennità dei parlamentari in misura non superiore a 5.000 euro lordi.
€ 60.000.000

EDITORIA
Estinzione del fondo straordinario sostegno all’editoria su cui ci sono, nel 2015, circa 28 milioni di euro. Eliminazione di ogni contributo pubblico all’editoria
€ 51.000.000

TAGLIO FINANZIAMENTI PARTITI
Taglio del finanziamento pubblico ai partiti che i Governi Letta-Renzi hanno fatto finta di tagliare
€ 45.000.000

DIVIETO CUMULO PENSIONI
Non è quantificabile il gettito, stimato in qualche decina di milioni di euro. Divieto comunque di percepire più di una pensione. Non vengono toccate le pensioni di reversibilità. Il taglio si riferisce solo a chi percepisce una pensione statale e riceve un’ulteriore prebenda (ad esempio una consulenza) o uno stipendio da un organo a rilevanza statale. In questo caso deve scegliere se percepire la pensione o l’emolumento relativo alla sua prestazione.
€ 40.000.000

ELIMINAZIONE CONTRIBUTI STATALI PER LE INTERCETTAZIONI
Eliminazione della tassa che lo Stato deve pagare alle compagnie telefoniche per effettuare intercettazioni con finalità investigative
€ 5.000.000

TAGLI SPESE MILITARI +
Gli articoli 586, 992, 2229 e 2230 del codice dell’ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, vengono abrogati. Si prevede la soppressione di alcune spese militari

TAGLI FONDI FINANZIAMENTO AI PARTITI +
Abolizione del trasferimento ai partiti del 2 x mille destinato dai contribuenti IRPEF.

TAGLI BANCA ITALIA +
La BI è indipendente nell’esercizio della gestione delle sue finanze, quindi non si può prevedere per legge un obbligo di versare quote di riserve o dividendi.

DIVIDENDO INPS PARTECIPAZIONI BANCA D’ITALIA
I dividendi percepiti dall’INPS sulle partecipazioni di banca d’Italia sono destinati al Fondo per il reddito di cittadinanza.
Queste ultime quattro voci assommano a circa un miliardo di tagli”.

Perché i giornaloni non ne parlano? Sarà perché per coprire il reddito di cittadinanza, il M5S vuole tagliare i fondi all’editoria?

P.S. Abbiamo un sogno: aiutaci a condividerlo!

Il canone per telefono e ADSL di TIM scatterà non a fine mese ma ogni 28 giorni

Brutte notizie per i consumatori: dal 1 aprile il canone per telefono e ADSL di TIM scatterà non più a fine mese ma ogni 28 giorni.

Una sorta di “tredicesima” che i clienti pagheranno all’azienda, si legge su ilgiornale.it:

“Anche Tim, come già fanno Wind e Vodafone, dal 1 di aprile chiederà la «tredicesima» ai suoi clienti.

La conseguenza sarà che il canone del telefono di casa non verrà più calcolato su base mensile ma ogni quattro settimane, ossia ogni 28 giorni.

E visto che i periodi da quattro settimane in un anno sono 13, e non 12, si capisce subito che la modifica si tradurrà in un incremento del costo per gli abbonati. Un aumento che la stessa Tim ha quantificato, in un suo comunicato, pari all’8,6% su base annua specificando anche che le fatture saranno emesse ogni 8 settimane”.

Nell’ultima fattura di febbraio dei clienti ADSL e Fibra si legge che “a seguito delle mutate condizioni del mercato e a fronte dell’esigenza di allineamento delle nostre offerte al contesto competitivo, a partire dal 1 aprile 2017, le fatture non saranno più mensili ma verranno progressivamente emesse ogni 8 settimane”. Inoltre “il corrispettivo degli abbonamenti delle offerte e dei servizi sarà calcolato su 28 giorni e non più su base mensile”.

Per il traffico mobile mensile extra-soglia a pagamento

Ma le cattive notizie non sono solo per i clienti dei servizi di telefonia fissa e ADSL di TIM: ci sono novità anche per il mobile.

Leggiamo su tomshw.it:

“Per quanto riguarda il mobile a partire dal 3 aprile tutto il traffico dati extra-soglia mensile non godrà più della riduzione della velocità come si usava un tempo. I clienti per continuare a navigare saranno obbligati ad attivare un’altra opzione di traffico aggiuntivo. Come avviene in questi casi di rimodulazione è prevista per le prossime settimane una campagna di informazione via SMS, sito web, app MyTIM e Interactive Voice Response”.

Poletti: ‘Contratti a tempo indeterminato cresciuti nel 2016’. Ma per l’INPS c’è un crollo del 37,6%

Una cosa è certa: tra il governo Renzi e il governo Gentiloni c’è continuità.

Continuità nell’essere incapaci di creare posti di lavoro e nascondere questo dramma agli italiani.

Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti (lo stesso che a dicembre disse che era meglio “non avere i giovani in fuga dall’Italia più tra i piedi”) ieri ha dichiarato che “i contratti a tempo indeterminato hanno continuato a crescere anche nel 2016″, aggiungendo però che sono “cresciuti ad un ritmo inferiore rispetto al vero e proprio boom 2015”.

Detto così, la misura del governo sembra tutto sommato positiva.

Ma a noi è venuto un dubbio. Conoscendo questi personaggi che sono al governo siamo andati a cercare i dati dell’INPS. Ed ecco la realtà dei fatti:

“I contratti a tempo indeterminato sono stati nel 2016 763.000 in meno del 2015, con un crollo del 37,6%. Lo si legge nell’Osservatorio Inps sul precariato in cui si spiega che la riduzione segue il “forte incremento registrato nel 2015, anno in cui si poteva beneficiare dell’abbattimento integrale dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per tre anni”, riporta l’ANSA.

La misura del governo, quindi, è stata un fiasco. Ma Poletti ci racconta che i dati diffusi dall’Inps “confermano che gli interventi di questi ultimi anni hanno determinato un miglioramento complessivo del mercato del lavoro”.

Ma allora perché la disoccupazione giovanile è al 40%?

In caso di uscita dall’euro la lira si rivaluterebbe – Lo studio di Fitoussi

In caso di uscita dall’euro l’Italia sarebbe il Paese che sopporterebbe meglio il trauma, la lira si rivaluterebbe dell’1% e la gestione del debito pubblico non sarebbe a rischio.

Uno studio dell’istituto di ricerca francese Ofce condotto dall’economista Jean-Paul Fitoussi smonta quanto affermato dai media per anni: se dovessimo abbandonare la moneta unica non sarebbe un disastro per il nostro Paese.

Spiega Marcello Bussi su Milano Finanza:

“Se l’Italia uscisse dall’euro, la nuova lira si svaluterebbe del 30 per cento, avverte Mediobanca . Una disgrazia per l’inflazione, che salirebbe alle stelle, l’unanime commento. Ma qualcuno pensa che invece la valuta italica rimarrebbe stabile. Più precisamente, si rivaluterebbe dell’1%. Nemmeno Matteo Salvini avrebbe il coraggio di spararla così grossa. Eppure questo è il risultato di uno studio autorevolissimo prodotto dall’Ofce, l’Osservatorio francese della congiuntura economica. Per chi non lo sapesse, l’Ofce è stato fondato nel 1981 dall’allora premier Raymonde Barre, finanziato dallo Stato francese e affiliato alla mitologica università di Sciences Po, dove si forma una parte consistente dell’élite transalpina. Per vent’anni ne è stato presidente l’economista Jean-Paul Fitoussi, che attualmente è direttore della ricerca. Insomma, quanto di più lontano da Marine Le Pen. E dal punto di vista accademico tutte le carte sono più che in regola”.

L’Italia, emerge dalla ricerca francese, “non corre nessun rischio di andare in default nel caso di uscita dall’euro. E, una volta esauriti gli effetti speculativi a brevissimo termine, la lira si rivaluterebbe dell’1% sull’euro”.

In conclusione, l’uscita dall’euro andrebbe a vantaggio delle imprese italiane, e a danno delle esportazioni tedesche:

“Rispetto al marco tedesco, quindi, la lira perderebbe il 13%, un bel toccasana per le imprese esportatrici senza dover tagliare ulteriormente i salari. E nei confronti del franco francese la lira si rivaluterebbe addirittura del 10%. Rispetto alla dracma greca si rafforzerebbe del 37% rendendo super economiche le vacanze in terra ellenica e del 9% nei confronti della peseta spagnola. Certo, sarebbero più cari del 14% i soggiorni ad Amsterdam. Ma è davvero niente rispetto alle catastrofiche previsioni di iper inflazione e bancarotta fatte dalla stragrande maggioranza degli economisti. Le conclusioni dell’Ofce vanno quindi contro il senso comune, ma l’istituto di ricerca ha un prestigio tale che non ha bisogno di farsi pubblicità sparandole grosse”.