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Elezioni Olanda, Geert Wilders: ‘Se vinco l’Unione Europea sparirà’

Oggi si svolgono le elezioni in Olanda, dove secondo tutti i sondaggi il favorito è l’euroscettico Geert Wilders del Partito per la libertà, davanti al partito conservatore del premier uscente Mark Rutte.

Secondo il leader del Partito per la libertà, l’unica via è l’uscita dall’Europa.

“L’Europa non è riformabile. L’Europa è un’unione politica, così è stata costruita, è la sua natura, resterà per sempre un’unione politica, qualsiasi riforma o cambio di direzione ci spossa essere. E questo non va bene, è inaccettabile. Invece di riformare, o di discutere, o di trovare un accordo, è molto più semplice ed efficace riprenderci il potere che ci appartiene. Io voglio essere responsabile del mio destino, non posso accettare che altri decidano per me, che si tratti di politiche dell’ immigrazione, di chi deve o non deve entrare in casa mia, di economia, di tutto. Possiamo lavorare insieme con gli altri paesi europei. Questo senz’altro. Come fa la Svizzera. Un rapporto di cooperazione che funzionerà benissimo.

L’Euro, come pure l’Unione Europea, sono come alla fine dell’Impero romano. La fine è già cominciata. Tra pochi anni non esisteranno più. Non so quanto tempo ci vorrà perché crollino, due anni, forse dieci, ma questo avverrà. L’Europa, come insieme di stati, è la mia casa, il mio continente, il posto dove vivo. Ma non l’Unione europea in quanto organizzazione politica e burocratica. Di questa ci possiamo e ci dobbiamo liberare”, ha detto Wilders in un’intervista al Messaggero.

Si tratta di un test molto importante per l’Unione Europea: la vittoria di Wilders, infatti, può avere conseguenze anche nel resto d’Europa ed influenzare le elezioni politiche francesi del 23 aprile prossimo e quelle tedesche di settembre.

Insomma l’Europa potrebbe spaccarsi con le elezioni olandesi e disintegrarsi con una eventuale vittoria della Le Pen.

Elezioni Olanda, Wilders contro gli islamici

Wilders è un estremista e non ce l’ha solo con la Ue. Nell’ultimo dibattito è arrivato a dire che “Maometto era un pedofilo e un signore della guerra e che l’Islam è la più grande minaccia”.

Elezioni Olanda, l’affluenza alle urne

Le urne chiuderanno alle 21, quando inizierà lo scrutinio. Alle 13.45, quando i seggi erano aperti da più di sei ore, secondo Ipsos l’affluenza si attestava al 33%, dato più alto rispetto alle precedenti elezioni del 2012, quando si era attestata al 27%.

Lettera aperta ai greci: vi stanno massacrando davanti agli occhi del mondo

Vocidallestero.it ha tradotto l’articolo di Peter Koenig di Global Research l’11 marzo 2017. Koenig invita i greci a “svegliarsi” e rendersi conto della razzia che stanno subendo da parte della Ue. Di seguito la sua lettera ai cittadini ellenici:

“Cari e stimati cittadini greci,

Vi stanno massacrando davanti agli occhi del mondo e nessuno profferisce parola, tanto meno l’élite greca o il vostro stesso governo. Pochi, ma un po’ troppo pochi, decidono di permettere il massacro, perché non li riguarda. Sono accecati dal falso luccichio dell’euro e dell’appartenenza alla “classe elitaria” degli europei nobili (sic!).

A quanto pare vivono abbastanza bene, inclusi i socialisti al caviale di Syriza. Hanno permesso il dissanguamento, letteralmente il dissanguamento morale, sociale e psicologico della loro nazione. Le cure sanitarie non sono più disponibili, o sono privatizzate e costano troppo. Le pensioni sono state ridotte per cinque volte consecutive. Sono ridotte a un misero kit di sopravvivenza. Ad oggi sono state ridotte, in certi casi, fino a oltre il 50 percento. Folle di persone sopravvivono solo grazie alle distribuzioni pubbliche di generi alimentari. La gran parte dei servizi sociali, tra cui una parte importante dell’istruzione, è stata privatizzata e svenduta. Scomparsa in un baleno. Scomparsa per ordine della Germania – e della sacra Troika – la banda criminale composta da Fondo monetario internazionale (FMI), Banca centrale europea (BCE) e Commissione europea. L’ultima dei tre è una mera accozzaglia di burattini corrotti e mai eletti che decidono il destino di 800 milioni di europei – e VOI, il popolo greco, accettate le bastonate che vi infliggono.

Nel settembre 2016 la Commissione europea, organo mai eletto, ha inviato alla Grecia una proposta di legge redatta a Bruxelles di oltre 2000 pagine, scritta in inglese, che il Parlamento greco avrebbe dovuto ratificare entro pochi giorni – altrimenti.. – ecco, nessuno si è chiesto: “Altrimenti cosa?”

A Bruxelles non si sono nemmeno degnati di tradurre in greco quell’illeggibile mucchio di carte pieno di tecnicismi legali, né hanno concesso al Parlamento il tempo sufficiente per leggerlo, per digerirlo e discutere la nuova legislazione fiscale. La maggior parte dei parlamentari non ha proprio potuto leggerlo, a causa della lingua o per la mancanza di tempo. Il Parlamento, però, lo ha ratificato lo stesso.

Ai sensi di questa nuova legge, la Grecia sta trasferendo tutti i beni pubblici (infrastrutture pubbliche, aeroporti, porti, e perfino spiagge pubbliche e risorse naturali), incondizionatamente e per 99 anni, al Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) che sarà poi libero di venderli (privatizzarli) a prezzi di svendita a chiunque possa essere interessato – con lo scopo dichiarato di ripagare il debito greco. Il fondo è stato originariamente stimato – ma certamente sottostimato – a circa 50 miliardi di euro. Nel frattempo il valore degli asset greci è stato ulteriormente svalutato dalla Troika a una cifra tra 5 e 15 miliardi di euro, a fronte di un debito greco di oltre 350 miliardi di euro. Questo MES è un apparato sovranazionale antidemocratico, che non deve rendere conto a nessuno.

Con questa nuova legge il Parlamento Greco – il VOSTRO parlamento, cari cittadini greci! – si è auto-annullato. Non ha più la possibilità di legiferare il materia di bilancio o di fisco. Viene deciso tutto a Bruxelles con la connivenza del FMI e della BCE. L’ultima volta che si è vista una situazione simile era il 1933, quando il “Reichstag” (Parlamento) tedesco trasferì tutti i propri poteri legislativi al cancelliere Adolf Hitler.

Questo, Cari Cittadini Greci, è puro fascismo economico, attuato proprio davanti ai vostri occhi, davanti agli occhi del mondo, ma nessuno vuole rendersene conto. Il peggior cieco è chi non vuol vedere.

Questo sequestro dei vostri beni è stato confermato quando l’ultima speranza di almeno una riduzione del debito è stata cancellata, alla fine di febbraio di quest’anno. Perfino il FMI ha raccomandato, e tuttora privatamente raccomanda, di attuare una riduzione del debito. Ma la Germania ha annunciato senza pietà il saccheggio finale della Grecia, richiedendo la cessione al MES – gestito in gran parte dalla stessa Germania – dell’oro, dei servizi pubblici e dei beni immobiliari. L’ammontare del prossimo “salvataggio”, se la Grecia dovesse inginocchiarsi e cedere tutto, potrebbe essere di 86 miliardi di euro. Si tratterebbe di NUOVO DEBITO. In cambio di cosa? Di altri interessi, di un più elevato servizio del debito — e di prospettive ancora peggiori di prima sulla possibilità di poter mai uscire, e ripeto mai uscire, da questo processo euro-americano e fascista di uccisione di un paese.

La cancelliera Angela Merkel pare abbia detto: “La posizione di Berlino sul programma di salvataggio della Grecia è rimasta invariata“, dopo avere incontrato Christine Lagarde, capo del FMI, pochi giorni fa.

Ecco alcuni dati sul debito della Grecia, aggiornati al 9 marzo 2017:

Popolazione: 10,8 milioni.

Debito: 352 miliardi di euro (617 euro di interessi al secondo, 32.580 euro di debito a cittadino).

Interessi all’anno: 19,5 miliardi di euro.

Totale dei fondi di salvataggio stanziati per la Grecia dal 2010 alla fine del 2016: oltre 250 miliardi di euro – non un centesimo dei quali è andato a vantaggio dei cittadini greci, ma esclusivamente per il servizio del debito dovuto alla Troika e per saldare le banche private tedesche e francesi.

Debito rispetto al PIL: 181 percento (il PIL vale 195 miliardi di euro). Nel 2008 il rapporto era del 109 percento (meno dell’attuale rapporto debito/PIL degli USA, che si colloca al 109,63 percento).

Il PIL della Grecia conta meno del 2 percento del PIL europeo.

Il PIL greco è crollato di oltre il 25 percento dal 2008.

La disoccupazione è elevatissima – in media oltre il 26 percento – e vicina al 50 percento per i giovani (tra i 18 e i 35 anni).

Il debito greco nel 2008 sarebbe stato del tutto gestibile internamente, senza interferenze esterne o cosiddetti “salvataggi” – che non sono per nulla salvataggi, ma solo accumulazioni forzate di debito.

Il debito greco non è MAI stato una minaccia per l’Unione europea, come la propaganda dei bankster della FED, della BCE e di Wall Street vorrebbe farvi credere. La crisi greca e poi la “crisi europea” è stata interamente costruita da quei bankster a proprio beneficio, e a danno della Grecia e dell’Europa. Non aveva nulla a che fare con il debito greco o con il debito europeo. Ma nessuno ha fatto domande su questo. I maggiori economisti e politici europei e internazionali, che pure sapevano, non hanno osato parlare. La voce di quelli che si sono permessi di dire la verità è stata soffocata. Sono stati i soliti media prostituiti [“presstitute“, NdT] a mentire ai cittadini europei e greci.

Mettiamo in prospettiva il debito greco

Nel settembre 2011, senza preavviso, la Banca Nazionale Svizzera (SNB) ha svalutato il franco svizzero di circa il 12 percento rispetto all’euro per proteggere la propria economia. È stata una mossa quantomeno sleale, perché nessun paese legato all’eurozona ha la libertà di rivalutare o svalutare la propria moneta secondo le necessità della propria economia. Sebbene la Svizzera non sia direttamente un membro della UE, è comunque legata alla UE da oltre 120 contratti bilaterali, che la rendono praticamente equivalente a un paese membro.

Durante i 3 anni e 3 mesi di tasso di cambio fissato a 1,20 franchi svizzeri per euro, la SNB ha ammassato un valore di oltre 500 miliardi di franchi in valuta estera, per lo più in euro. Si tratta di circa il 150 percento dell’attuale debito pubblico greco.

La Svizzera, un paese di 8 milioni di abitanti potrebbe, in teoria, intervenire per rilevare l’intero debito greco, diciamo senza interessi, per solidarietà, con un prestito a 50 anni (secondo i termini della Banca Mondiale), anche per compensare un po’ l’atteggiamento eticamente discutibile che la SNB ha avuto rispetto ai paesi membri della UE. La Svizzera non ne soffrirebbe. Al contrario, una tale mossa servirebbe a contrastare il rischio di inflazione della valuta svizzera, rischio dovuto all’enorme ammasso di franchi svizzeri che si sono dovuti “stampare” per mantenere per anni un tasso di cambio artificialmente fissato rispetto all’euro. La Svizzera sarebbe pronta a impegnarsi in una tale azione di solidarietà? Probabilmente no.

Cittadini greci! – Svegliatevi

Prendete in mano la situazione! Non credete ai vostri politici e ai vostri media! Uscite da questa organizzazione criminale chiamata Unione europea, da questo sistema monetario occidentale fraudolento, che vi sta strangolando a morte. Riprendetevi la vostra sovranità e la vostra moneta. Fate default sul debito pubblico – tutto l’Occidente non potrà fare nulla per impedirvelo. Se gestite il vostro paese con le vostre banche pubbliche, con la vostra moneta, gradualmente ma certamente potrete ricostruire la vostra economia distrutta. La restituzione del debito può essere negoziata. Ci sono casi simili in tutto il mondo. L’Argentina è uno dei più recenti. Perfino la Germania ha rinegoziato il proprio debito estero nel 1952 (vedete gli Accordi di Londra sul Debito Estero Tedesco).

La Germania, il paese leader del massacro economico condotto contro la Grecia, deve ancora restituire alla Grecia enormi riparazioni belliche per la Seconda Guerra Mondiale. L’8 febbraio 2015 il primo ministro Tsipras chiese alla Germania la restituzione totale del debito di guerra, che equivaleva a 279 miliardi di euro in valore attuale. In aprile dello stesso anno la Germania rispose che la questione delle riparazioni di guerra era stata risolta nel 1990 – cosa che, ovviamente, non è vera. Non si può escludere che molta della pressione che la Germania pone oggi sulla Grecia sia orientata a sviare l’attenzione del mondo dal debito delle riparazioni di guerra che la Germania dovrebbe restituire alla Grecia.

Cittadini greci, state bene attenti a ciò che sta succedendo. NON ACCETTATE ciò che il vostro governo, Bruxelles e la Troika stanno facendo a voi e al vostro paese. Al contrario, esigete il pagamento totale delle riparazioni di guerra che la Germania vi deve, esigete la GREXIT, esigetela come l’unica conseguenza pienamente legittima dello schiacchiante NO che avete espresso nel referendum del luglio 2015 contro le misure di austerità imposte dalla Troika in cambio del pacchetto di “salvataggio”.

Se lo fate, ben presto vedrete la luce in fondo al tunnel — una luce che è stata spenta per troppo tempo a causa della Germania e dei gangster della Troika e del vostro stesso governo.

Minacce di espulsione dall’eurozona

Il ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, sta ancora cercando di bluffare e di impressionare il mondo minacciando la Grecia di espulsione dall’euro. Qualunque governo minimamente sano trasformerebbe quella minaccia in una iniziativa propria e abbandonerebbe quel mostro putrefatto che si chiama Unione europea, assieme alla sua falsa e fraudolenta moneta comune, chiamata euro. Ma il problema è questo: la Grecia è governata dalla follia.

Perciò il governo greco risponde alla follia (della Troika) con folle subordinazione, cioè con mite sottomissione – a danno di milioni di compatrioti greci già deprivati di tutto e ridotti alla schiavitù.

Tra questi tuttora influenti greci c’è l’ex ministro delle finanze greco, Yanis Varoufakis, il leggendario, affascinante e “radicale” ministro in motocicletta. Sebbene si sia dimesso in un apparente atto di protesta verso la sottomissione di Syriza alle richieste della Troika dopo il NO al referendum, Varoufakis oggi non è altro che un conformista che sta chiedendo qualche “riforma” puramente formale a Bruxelles, che non vuole a nessun costo la Grexit, e meno che mai il crollo della UE – crollo che, comunque, è per fortuna vicino. Come Ministro delle finanze greco Varoufakis non ha nemmeno mai posto l’opzione Grexit come “Piano B”.

(http://www.defenddemocracy.press/greece-disaster-capitulation/).

Non c’è nessuno che urli, strilli, si rivolti, scenda in piazza, blocchi le strade, i ponti e le ferrovie per giorni o settimane, che interrompa la svendita di ciò che resta dei vostri beni pubblici agli stranieri. Nessuno. Non voglio con questo dare la colpa ai greci, che devono quotidianamente lottare per la loro mera sopravvivenza, che devono trovare un modo di dare da mangiare ai propri figli e alle famiglie. La mia accusa va al clan di Syriza, a Tsipras, a tutti quei greci elitisti, ai media (sono davvero stati tutti comprati, come in Germania, dalla CIA?), e ai parlamentari, che guardano con soggezione e stanno al loro posto. Nessuna azione. Guardano la Grecia – il VOSTRO paese, cittadini greci! – mentre viene dissanguato.

State attenti perché in tutto questo non c’entrano il debito e il salvataggio. Se vi dicono che la colpa della “crisi del debito” europea è della Grecia, e che si sta preparando una nuova crisi che dipenderà da come la Grecia deciderà di conformarsi alle regole del prossimo salvataggio, questa è solo un’oltraggiosa menzogna. Questa crisi è stata prodotta dagli stessi europei, dalla loro élite, dalla Goldman Sachs guidata dalla FED, che gestisce la BCE tramite Mario Draghi, un ex funzionario di Goldman Sachs – che di fatto gestisce l’economia europea.

Perché vogliono schiacciare la Grecia sotto il tacco? Loro, la feccia di Bruxelles e di Washington (come il presidente Trump chiamava l’establishment dello Stato Profondo di Washington), vogliono una Grecia sottomessa. Perché la Grecia ha una posizione geografica altamente strategica, all’incrocio tra est e ovest. La Grecia è un paese NATO. Forse il secondo più importante paese NATO (dopo la Turchia) per la sua posizione strategica. Non vogliono che la Grecia sia governata da un partito “di sinistra”. Syriza, ovviamente, è tutto meno che di sinistra. È neoliberista esattamente come loro. I padroni dell’universo vogliono il “cambio di regime” – il buon vecchio cambio di regime che minaccia tutti quelli che non si piegano alle regole dell’Occidente. Proprio ora il governo Syriza si sta facendo in quattro per compiacere i padroni del denaro e per consentire l’umiliazione e la rovina dei propri concittadini.

Se la Grecia dovesse tenere nuove elezioni e far vincere un partito di destra, tipo la Nuova Democrazia o perfino i fascisti di Alba Dorata, o una coalizione dei due – il problema del debito potrebbe sparire in una notte. Ciò che Washington vuole, e con essa Bruxelles (suo burattino), è una Grecia sottomessa che non metta mai in discussione il ruolo della NATO, che non discuta la UE, che non discuta le catene dell’euro, che non discuta l’accesso statunitense al Mar Mediterraneo – alle ricchezze subacquee di idrocarburi e minerali. Lo stesso vale, ovviamente, anche per l’Italia, la Spagna e il Portogallo – altri paesi con le rive sul Mediterraneo. I loro governi sono già stati cambiati tramite interferenze esterne (USA/UE) per imporre compiacenti marionette della destra neoliberale.

L’inazione dell’élite e del governo greco non è scusabile. È quantomeno la forma peggiore di Sindrome di Stoccolma: restare sottomessi al proprio carnefice finché morte non ci separi. E la morte, in termini di distruzione totale, saccheggio e definitiva schiavitù, è vicina.

Voi, cittadini greci, volete continuare su questo sentiero di schiavitù imposta da un impero predatorio, che alla fine vi controllerà in ogni mossa che farete?

O volete invece riprendervi la vostra sovranità, la vostra moneta – distaccarvi dai dictat di Bruxelles – e ricominciare di nuovo – come il nobile e saggio popolo greco che portò la democrazia nel mondo 2500 anni fa? – Sono certo che la Grecia ha ancora la capacità e la saggezza di ricostruire la democrazia. Ricordate che, sebbene non possiamo modificare la nostra posizione geografica, il futuro è indubbiamente ad EST.

Che la Grecia viva ancora!

Lunga vita al Popolo Greco!”

Stop di Gentiloni a Putin: ‘La Russia fuori dal G7’ – Ma chi l’ha deciso?

Paolo Gentiloni ha detto NO a Vladimir Putin: la Russia non potrà partecipare alla riunione dei grandi del mondo.

Ma siamo sicuri che sia stato proprio lui a decidere?

Il premier ieri ha detto che “la prospettiva dell’invito a Putin al G7 non è realistica”, rilasciando questa dichiarazione, guarda caso, subito dopo l’incontro con la premier britannica Theresa May, e a poche settimane dal ‘Nein’ di Angela Merkel sulla partecipazione russa al G8.

L’Italia non conta più nulla e non è capace di esprimere una politica estera autonoma.

Il Corriere della Sera il 18 gennaio scorso, infatti, riportava che il governo italiano stava “considerando seriamente la possibilità di passare dal G7 al G8”: “La cosa è certamente sul tappeto”, diceva una fonte.

Ma da Berlino avevano già dato l’alt: “il governo tedesco, però, considera l’eventualità di un rientro di Putin nel gruppo dei pochi grandi in modo molto negativo”, si legge nello stesso articolo del Corriere.

Da ieri l’esclusione di Putin è ufficiale: “Da parte della presidenza del G7 italiana non c’è nessun invito a [presidente russo Vladimir] Putin a partecipare al G7 di Taormina”, ha detto Gentiloni.

La domanda è legittima: chi ha preso questa decisione?

Trump contro la Germania: ‘Euro è un marco travestito con cui sfrutta Usa e Ue’

Finalmente è arrivato qualcuno a difenderci dallo strapotere della Germania in Europa.

Peter Navarro, consigliere di Donald Trump e capo del Consiglio nazionale del commercio, ha dichiarato in un’intervista al Financial Times che l’euro è un “marco tedesco svalutato” che i tedeschi usano per “sfruttare gli Stati Uniti e gli altri Paesi europei”.

La replica di Angela Merkel

Non si è fatta attendere la risposta della cancelliera, che da Stoccolma ha ribattuto dicendo: “Non esercitiamo alcuna influenza sulla Banca centrale europea sicché non posso e non voglio cambiare la situazione attuale. Le aspettative sui tassi di interesse e il conseguente impatto sul cambio sono qualcosa che il governo tedesco non può influenzare. È chiaro che un cambio basso dell’euro nei confronti del dollaro «rende i nostri prodotti più convenienti all’estero e ciò tende a gonfiare le esportazioni». Inoltre, ha fatto notare la cancelliera, «noi ci sforziamo di stare sul mercato globale con prodotti competitivi in un commercio ad armi pari con tutti gli altri”.

Stiamo a guardare: l’euro potrebbe avere i giorni contati.

Ma davvero la Russia di Putin ha deciso di legalizzare la violenza domestica?

Ci risiamo: un’altra fake news di tv e giornali italiani ai danni della Russia.

Questa volta la macchina del fango ha copiato e incollato una presunta notizia che Mosca avrebbe depenalizzato le violenze domestiche. Senza verificare, né approfondire.

Anzi, l’interpretazione che viene data dai media suggerisce che ora, grazie a Putin, in Russia “si potranno liberamente picchiare mogli e figli” o che in Russia e negli Stati Uniti le donne non hanno più diritti, grazie a Putin e al suo compare Trump.

Niente di più falso.

Sinistra.ch, portale svizzero di informazione progressista, ha raccontato la vicenda da un altro punto di vista:

“In realtà la proposta di revisione della legge che chiede maggiore lassismo circa le punizioni corporali in famiglia non arriva da Putin ma da un gruppo di genitori spalleggiati dalla Chiesa Cristiano-Ortodossa.

In pratica la Duma di Stato, cioè il parlamento russo, aveva votato una legge durissima contro le violenze domestiche: chi in famiglia alzava le mani veniva severamente punito con l’incarcerazione fino a due anni. Il problema è che le pene previste erano superiori a quelle inflitte a chi avrebbe commesso lo stesso reato fuori casa. In alcuni casi un genitore che sgridava suo figlio con uno schiaffo veniva arrestato senza troppi complimenti. Mentre se il bambino veniva schiaffeggiato dal vicino di casa, quest’ultimo se la cavava in pratica solo con una multa.

E’ quindi stato approvato un emendamento – promosso fra l’altro da una deputata donna – che equipara le pene: il marito che picchia sua moglie o il padre che tira una sberla al figlio subirà ora la stessa condanna di chi dà un pugno per strada alla moglie di un altro. Lo stesso varrà per chi maltratta un bambino”.

La legge russa, spiega Sinistra.ch, “dice ora che chi picchia una persona per la prima volta senza provocare lesioni dovrà pagare una multa di 30mila rubli e prestare un lavoro forzato di “pubblica utilità” per sei mesi. In caso di recidiva la multa sale a 40mila rubli e oltre ai lavori forzati va preso in considerazione l’arresto per tre mesi. Qualora invece il maltrattamento comporti lesioni alla vittima, il colpevole sarà condannato penalmente”.

Insomma: nessuna depenalizzazione della violenza domestica e nessun provvedimento ai danni delle donne. Solo l’ennesima bufala dei media italiani.

Trump: ‘Se con Putin andremo d’accordo possiamo distruggere l’Isis’

Domani 28 gennaio Donald Trump e Vladimir Putin si parleranno per la prima volta al telefono.

Ci aspettiamo molto dalla collaborazione tra i presidenti di Usa e Russia perché, insieme, i due potrebbero sconfiggere l’Isis una volta per tutte e trovare una risoluzione sulla Siria.

Trump e Putin non hanno mai fatto mistero della volontà reciproca di collaborare e superare le divergenze, anzi. Proprio ieri il nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato in un’intervista a Fox News: “Non conosco [il presidente russo Vladimir] Putin, ma se siamo in grado di andare d’accordo con la Russia sarà un’ottima cosa per noi e per la Russia, andiamo là e facciamo fuori l’Isis, perché si tratta di una vera e propria malattia”, ha detto Trump.

Trump: ‘Pronto a eliminare le sanzioni alla Russia

Non solo lotta all’Isis. Nell’agenda di Donald Trump è presente anche l’alleviamento delle sanzioni a Mosca. Il nuovo presidente Usa lo avevano preannunciato in un’intervista al Wall Street Journal a metà gennaio.

L’alleviamento delle sanzioni porterebbe di conseguenza alla cancellazione delle controsanzioni di Mosca, che sono state una mazzata per l’economia italiana: “secondo Confindustria, fra agosto 2014 e luglio 2015 (il primo anno di vigenza dell’embargo) l’export italiano di agroalimentare si è contratto del 36% rispetto allo stesso periodo di un anno prima,” si legge in un’inchiesta di Repubblica.

Le sanzioni hanno comportato i seguenti danni certi o stimati per l’Italia:

– Calo export 2015 di 3,7 miliardi
– Perdita di PIL attuale dello 0,1%, in prospettiva del 0,44%
– Perdita diretta di posti di lavoro attuale di 80mila unità, in prospettiva di 215mila unità
– Calo del turismo russo in Italia del 35%
– Occupazione del mercato russo da parte di paesi concorrenti dell’Italia
– Danni consequenziali e indiretti come danni d’immagine del Made in Italy, calo dei prezzi internazionali dovuto alle eccedenze sui mercati.

Che sia la volta buona che finisca la crisi e inizi un nuovo periodo di pace per il mondo? Ce lo auguriamo.

La dichiarazione di guerra di Donald Trump

Vocidallestero.it ha tradotto il commento sul discorso di insediamento di Donald Trump di Paul Craig Roberts, analista americano ed ex-segretario al Tesoro dell’amministrazione Reagan. Secondo Roberts Trump ha chiaramente individuato il suo primo nemico, a cui ha dichiarato guerra, e per questo motivo non è escluso un assassinio al nuovo presidente USA, avverte:

“Il breve discorso inaugurale del presidente Trump è stato una dichiarazione di guerra contro tutto l’establishment americano al potere. Tutto.

Trump ha reso abbondantemente chiaro che i nemici degli americani sono proprio qui in casa: globalisti, economisti neoliberisti, neoconservatori e altri unilateralisti abituati ad imporre gli Stati Uniti nel mondo, che ci coinvolgono in costose guerre senza fine, e politici che servono l’establishment al potere piuttosto che gli americani; a dirla tutta, l’intera cupola di interessi privati ​​che ha portato l’America allo sfinimento mentre gli interessati si arricchivano.

Se si può dire la verità, il Presidente Trump ha dichiarato guerra a se stesso, una guerra per lui molto più pericolosa che se avesse dichiarato guerra alla Russia o alla Cina.

I gruppi di interesse designati da Trump come “Il Nemico” sono ben radicati e abituati a stare al potere. Le loro potenti reti di relazioni sono ancora al loro posto. Anche se ci sono maggioranze repubblicane sia alla Camera che al Senato, la maggior parte dei rappresentati del Congresso è tenuta a rispondere ai gruppi di interesse al potere che finanziano le loro campagne, e non al popolo americano e al Presidente. Il complesso militare/della sicurezza, le multinazionali che delocalizzano, Wall Street e le banche, non cederanno a Trump. Né lo faranno i media prezzolati, che sono di proprietà dei gruppi di interesse il cui potere viene sfidato da Trump.

Trump ha chiarito che sta dalla parte di ogni americano, nero, marrone e bianco. Pochi dubbi sul fatto che la sua dichiarazione di inclusività e apertura verrà ignorata dagli odiatori della sinistra, che continueranno a chiamarlo razzista, come già stanno facendo, mentre scrivo, i manifestanti pagati 50 dollari all’ora.

In effetti, la leadership nera, per esempio, è educata al ruolo della vittima, ruolo al quale le sarebbe difficile sfuggire. Come si fa a mettere insieme persone alle quali per tutta la vita è stato insegnato che i bianchi sono razzisti e che loro sono vittime dei razzisti?

Lo si può fare? Ho partecipato ad un breve programma su Press TV, nel quale avremmo dovuto commentare il discorso inaugurale di Trump. L’altro commentatore era un nero americano, da Washington, DC. Il carattere inclusivo del discorso di Trump non gli ha fatto nessuna impressione, e l’ospite della trasmissione era interessato solo a mostrare le proteste dei manifestanti al fine di screditare l’America. Così tante persone hanno un interesse economico a parlare in nome delle vittime e a dire che l’apertura di Trump toglie loro lavoro.

Quindi insieme ai globalisti, alla CIA, alle multinazionali che delocalizzano, alle industrie degli armamenti, all’establishment NATO in Europa, e ai politici stranieri abituati a essere pagati profumatamente per sostenere la politica estera interventista di Washington, si schiereranno contro Trump anche i leader dei gruppi vittimizzati, i neri, gli ispanici, le femministe, i clandestini, gli omosessuali e i transgender. Questa lunga lista ovviamente include anche i bianchi liberal, convinti che l’America da una costa all’altra sia abitata da bianchi razzisti , misogini, omofobi, e svitati amanti delle armi. Per quanto li riguarda, questo 84% della geografia degli Stati Uniti dovrebbe essere messo in quarantena o seppellito.

In altre parole, rimane abbastanza buona volontà nella popolazione per consentire a un Presidente di riunire il 16% che odia l’America con l’84% che la ama?

Considerate le forze che Trump si trova contro:

I leader neri e ispanici hanno bisogno del vittimismo, perché è quello che conferisce loro reddito e potere. Guarderanno con sospetto all’apertura di Trump. La sua inclusività è un bene per i neri e gli ispanici, ma non per i loro leader.

I dirigenti e gli azionisti delle multinazionali sono arricchiti dalla delocalizzazione del lavoro che Trump dice che riporterà a casa. Se tornano i posti di lavoro, se ne andranno i loro profitti, i bonus e le plusvalenze. Ma tornerà la sicurezza economica della popolazione americana.

Il complesso militare/della sicurezza ha un bilancio annuale di 1.000 miliardi che dipende dalla “minaccia russa”, minaccia che Trump dice di voler sostituire con una normalizzazione dei rapporti. L’assassinio di Trump non può essere escluso.

Molti europei devono il proprio prestigio, il proprio potere, e i propri redditi alla NATO, che Trump ha messo in discussione.

I profitti del settore finanziario derivano quasi interamente dalla schiavitù del debito cui sono sottoposti gli americani e dal saccheggio delle loro pensioni private e pubbliche. Il settore finanziario con il suo agente, la Federal Reserve, può distruggere Trump con una crisi finanziaria. La Federal Reserve di New York ha una sala operativa completa. Può mandare nel caos qualsiasi mercato. O sostenere qualsiasi mercato, perché non vi è alcun limite alla sua capacità di creare dollari.

L’intero edificio politico degli Stati Uniti si è completamente isolato dal volere, dai desideri e dalle esigenze del popolo. Ora Trump dice che i politici risponderanno al popolo. Questo, naturalmente, significherebbe un forte colpo alla continuità dei loro incarichi, al loro reddito e alla loro ricchezza.

C’è un gran numero di gruppi, finanziati da non-sappiamo-chi. Ad esempio, oggi RootsAction ha risposto al forte impegno di Trump di stare al fianco di tutto il popolo contro l’Establishment al Potere, con la richiesta al Congresso “di incaricare la Commissione Giustizia della Camera per un’iniziativa di impeachment” e di inviare denaro per l’impeachment di Trump.

Un altro gruppo di odio, human right first, attacca la difesa di Trump dei nostri confini in quanto chiude “un rifugio di speranza per coloro che fuggono dalle persecuzioni“. Pensateci per un minuto. Secondo le organizzazioni liberal-progressiste di sinistra e i gruppi di interesse razziali, gli Stati Uniti sono una società razzista e il presidente Trump è un razzista. Eppure, le persone soggette al razzismo americano fuggono dalle persecuzioni verso l’America, dove subiranno persecuzioni razziali? Non ha senso. I clandestini vengono qui per lavoro. Chiedete alle imprese di costruzione. Chiedete ai mattatoi. Chiedete ai servizi di pulizia nelle aree turistiche.

La lista di quelli a cui Trump ha dichiarato guerra è abbastanza lunga, anche se se ne potrebbero aggiungere degli altri.

Dovremmo chiederci perché un miliardario di 70 anni con imprese fiorenti, una bella moglie, e dei figli intelligenti, sia disposto a sottoporre i suoi ultimi anni alla straordinaria pressione di fare il Presidente con il difficile programma di riportare il governo nelle mani del popolo americano. Non c’è dubbio che Trump ha fatto di sé stesso un bersaglio. La CIA non ha intenzione di mollare il colpo e andare via. Perché una persona dovrebbe farsi carico dell’imponente ricostruzione dell’America che Trump ha dichiarato di voler fare, quando poteva invece trascorrere i suoi ultimi anni godendosela immensamente?

Qualunque sia la ragione, dovremmo essergli grati per questo, e se è sincero lo dobbiamo sostenere. Se viene assassinato, dobbiamo prendere le armi, radere al suolo Langley [sede centrale della CIA, ndt] e ucciderli tutti.

Se avrà successo, merita il titolo: Trump il Grande!

La Russia, la Cina, l’Iran, il Venezuela, l’Ecuador, la Bolivia, e qualsiasi altro paese sulla lista nera della CIA dovrebbe capire che l’ascesa di Trump non basta a proteggerlo. La CIA è una organizzazione a livello mondiale. I suoi redditizi affari forniscono delle entrate indipendenti dal bilancio degli Stati Uniti. L’organizzazione è in grado di intraprendere azioni indipendentemente dal Presidente o anche dal proprio Direttore.

La CIA ha avuto circa 70 anni per consolidarsi. Ed esiste ancora”.

Trump: ‘L’UE serve solo alla Germania, la Gran Bretagna ha fatto bene a uscire’

Donald Trump ha fatto a pezzi Angela Merkel.

Il presidente eletto degli Stati Uniti in un’intervista al tabloid tedesco Bild ha dichiarato quanto sosteniamo da tempo:

“L’UE è un grosso strumento nelle mani della Germania. È la ragione per la quale credo che il Regno Unito abbia fatto bene a uscirne”.

Non solo. Trump ha anche definito un “errore catastrofico” la politica migratoria di Angela Merkel.

Dichiarazioni, queste, che hanno mandato Berlino su tutte le furie. Tanto che il ministro dell’economia tedesco Sigmur Gabriel ha “confessato”:

“C’è un legame tra le politiche sbagliate interventiste americane, specialmente nella guerra in Iraq, e la crisi dei rifugiati. Per questo il mio consiglio è quello di non dire cosa sia giusto o sbagliato, ma che abbiamo cercato di stabilire pace in quella regione e assicurare che le persone potessero trovare una casa nel loro paese ancora”.

Ora il cerchio si chiude: le guerre degli ultimi anni hanno causato un’invasione di rifugiati in Europa e la Merkel, accogliendo i profughi, ha messo in crisi diversi dell’Unione Europea, che, ormai non è più un mistero, è un’istituzione creata per fare gli interessi della Germania.

Trump: ‘Pronto a eliminare le sanzioni alla Russia ‘

Una notizia straordinaria.

Donald Trump, presidente eletto degli Stati Uniti, è pronto ad alleviare le sanzioni alla Russia e dare il via ad un nuovo periodo di distensione tra le due superpotenze.

Lo ha detto lo stesso Trump in un’intervista al Wall Street Journal, spiegando che comunque le sanzioni rimarranno in viglore “almeno per un periodo di tempo”. Il presidente USA ha anche detto di essere disponibile a incontrare Vladimir Putin dopo il giuramento, che si terrà il prossimo 20 gennaio.

L’alleviamento delle sanzioni porterebbe di conseguenza alla cancellazione delle controsanzioni di Mosca, che sono state una mazzata per l’economia italiana: “secondo Confindustria, fra agosto 2014 e luglio 2015 (il primo anno di vigenza dell’embargo) l’export italiano di agroalimentare si è contratto del 36% rispetto allo stesso periodo di un anno prima,” si legge in un’inchiesta di Repubblica.

Le sanzioni hanno comportato i seguenti danni certi o stimati per l’Italia:

– Calo export 2015 di 3,7 miliardi
– Perdita di PIL attuale dello 0,1%, in prospettiva del 0,44%
– Perdita diretta di posti di lavoro attuale di 80mila unità, in prospettiva di 215mila unità
– Calo del turismo russo in Italia del 35%
– Occupazione del mercato russo da parte di paesi concorrenti dell’Italia
– Danni consequenziali e indiretti come danni d’immagine del Made in Italy, calo dei prezzi internazionali dovuto alle eccedenze sui mercati.

L’accordo sulla Siria

E l’intesa tra Trump e Putin potrebbe portare ad un epilogo per la guerra in Siria.

Secondo il Washington Post la Russia ha invitato l’amministrazione Trump a unirsi ai negoziati di pace sulla Siria che Mosca vuole avviare con Turchia e Iran. TgCom riporta che “l’invito sarebbe arrivato nel corso di una telefonata del 28 dicembre tra Michael Flynn, nominato da Trump consigliere per la sicurezza nazionale, e l’ambasciatore russo a Washington Sergei Kislak”.

Enrico Mentana: ‘Putin trionfatore assoluto del 2016’

Il direttore del Tg La7 Enrico Mentana non ha dubbi: l’uomo dell’anno 2016 per il giornalista è Vladimir Putin, capace di approfittare degli errori commessi dagli Stati Uniti in Medio Oriente. Non solo, Putin può annoverare tra i suoi “amici” internazionali il nuovo presidente americano Trump, e i candidati alla presidenza francese Le Pen e Fillon.

Per Mentana la politica di Obama e Hillary Clinton, rappresentanti dell’establishment euroamericano che esce sconfitto dal 2016, è stata fallimentare: “Obama ha minacciato di bombardare Assad e non lo ha mai fatto. Aveva un alleato storico, Israele, e lo ha fatto finire molto più vicino al leader russo, più credibile nel garantire l’equilibrio a distanza col nuovo Iran, rimesso all’onor del mondo proprio dagli Usa. Aveva e ha un alleato militare, la Turchia, membro della Nato e con un capo, Erdoğan, contrapposto a Mosca: è riuscito a spingere anche lui tra le braccia di Putin”, scrive Mentana sulla sua pagina Facebook.

La pace imposta in Siria, conclude il giornalista, “è l’emblema di tutto questo: prima l’intervento militare e poi il cessate il fuoco, garantito da Russia Turchia e Iran. Usa e Europa non pervenuti. Cambierà la situazione nel 2017? Per ora non se ne vedono i presupposti”.