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Stop di Gentiloni a Putin: ‘La Russia fuori dal G7’ – Ma chi l’ha deciso?

Paolo Gentiloni ha detto NO a Vladimir Putin: la Russia non potrà partecipare alla riunione dei grandi del mondo.

Ma siamo sicuri che sia stato proprio lui a decidere?

Il premier ieri ha detto che “la prospettiva dell’invito a Putin al G7 non è realistica”, rilasciando questa dichiarazione, guarda caso, subito dopo l’incontro con la premier britannica Theresa May, e a poche settimane dal ‘Nein’ di Angela Merkel sulla partecipazione russa al G8.

L’Italia non conta più nulla e non è capace di esprimere una politica estera autonoma.

Il Corriere della Sera il 18 gennaio scorso, infatti, riportava che il governo italiano stava “considerando seriamente la possibilità di passare dal G7 al G8”: “La cosa è certamente sul tappeto”, diceva una fonte.

Ma da Berlino avevano già dato l’alt: “il governo tedesco, però, considera l’eventualità di un rientro di Putin nel gruppo dei pochi grandi in modo molto negativo”, si legge nello stesso articolo del Corriere.

Da ieri l’esclusione di Putin è ufficiale: “Da parte della presidenza del G7 italiana non c’è nessun invito a [presidente russo Vladimir] Putin a partecipare al G7 di Taormina”, ha detto Gentiloni.

La domanda è legittima: chi ha preso questa decisione?

Trump contro la Germania: ‘Euro è un marco travestito con cui sfrutta Usa e Ue’

Finalmente è arrivato qualcuno a difenderci dallo strapotere della Germania in Europa.

Peter Navarro, consigliere di Donald Trump e capo del Consiglio nazionale del commercio, ha dichiarato in un’intervista al Financial Times che l’euro è un “marco tedesco svalutato” che i tedeschi usano per “sfruttare gli Stati Uniti e gli altri Paesi europei”.

La replica di Angela Merkel

Non si è fatta attendere la risposta della cancelliera, che da Stoccolma ha ribattuto dicendo: “Non esercitiamo alcuna influenza sulla Banca centrale europea sicché non posso e non voglio cambiare la situazione attuale. Le aspettative sui tassi di interesse e il conseguente impatto sul cambio sono qualcosa che il governo tedesco non può influenzare. È chiaro che un cambio basso dell’euro nei confronti del dollaro «rende i nostri prodotti più convenienti all’estero e ciò tende a gonfiare le esportazioni». Inoltre, ha fatto notare la cancelliera, «noi ci sforziamo di stare sul mercato globale con prodotti competitivi in un commercio ad armi pari con tutti gli altri”.

Stiamo a guardare: l’euro potrebbe avere i giorni contati.

Ma davvero la Russia di Putin ha deciso di legalizzare la violenza domestica?

Ci risiamo: un’altra fake news di tv e giornali italiani ai danni della Russia.

Questa volta la macchina del fango ha copiato e incollato una presunta notizia che Mosca avrebbe depenalizzato le violenze domestiche. Senza verificare, né approfondire.

Anzi, l’interpretazione che viene data dai media suggerisce che ora, grazie a Putin, in Russia “si potranno liberamente picchiare mogli e figli” o che in Russia e negli Stati Uniti le donne non hanno più diritti, grazie a Putin e al suo compare Trump.

Niente di più falso.

Sinistra.ch, portale svizzero di informazione progressista, ha raccontato la vicenda da un altro punto di vista:

“In realtà la proposta di revisione della legge che chiede maggiore lassismo circa le punizioni corporali in famiglia non arriva da Putin ma da un gruppo di genitori spalleggiati dalla Chiesa Cristiano-Ortodossa.

In pratica la Duma di Stato, cioè il parlamento russo, aveva votato una legge durissima contro le violenze domestiche: chi in famiglia alzava le mani veniva severamente punito con l’incarcerazione fino a due anni. Il problema è che le pene previste erano superiori a quelle inflitte a chi avrebbe commesso lo stesso reato fuori casa. In alcuni casi un genitore che sgridava suo figlio con uno schiaffo veniva arrestato senza troppi complimenti. Mentre se il bambino veniva schiaffeggiato dal vicino di casa, quest’ultimo se la cavava in pratica solo con una multa.

E’ quindi stato approvato un emendamento – promosso fra l’altro da una deputata donna – che equipara le pene: il marito che picchia sua moglie o il padre che tira una sberla al figlio subirà ora la stessa condanna di chi dà un pugno per strada alla moglie di un altro. Lo stesso varrà per chi maltratta un bambino”.

La legge russa, spiega Sinistra.ch, “dice ora che chi picchia una persona per la prima volta senza provocare lesioni dovrà pagare una multa di 30mila rubli e prestare un lavoro forzato di “pubblica utilità” per sei mesi. In caso di recidiva la multa sale a 40mila rubli e oltre ai lavori forzati va preso in considerazione l’arresto per tre mesi. Qualora invece il maltrattamento comporti lesioni alla vittima, il colpevole sarà condannato penalmente”.

Insomma: nessuna depenalizzazione della violenza domestica e nessun provvedimento ai danni delle donne. Solo l’ennesima bufala dei media italiani.

Trump: ‘Se con Putin andremo d’accordo possiamo distruggere l’Isis’

Domani 28 gennaio Donald Trump e Vladimir Putin si parleranno per la prima volta al telefono.

Ci aspettiamo molto dalla collaborazione tra i presidenti di Usa e Russia perché, insieme, i due potrebbero sconfiggere l’Isis una volta per tutte e trovare una risoluzione sulla Siria.

Trump e Putin non hanno mai fatto mistero della volontà reciproca di collaborare e superare le divergenze, anzi. Proprio ieri il nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato in un’intervista a Fox News: “Non conosco [il presidente russo Vladimir] Putin, ma se siamo in grado di andare d’accordo con la Russia sarà un’ottima cosa per noi e per la Russia, andiamo là e facciamo fuori l’Isis, perché si tratta di una vera e propria malattia”, ha detto Trump.

Trump: ‘Pronto a eliminare le sanzioni alla Russia

Non solo lotta all’Isis. Nell’agenda di Donald Trump è presente anche l’alleviamento delle sanzioni a Mosca. Il nuovo presidente Usa lo avevano preannunciato in un’intervista al Wall Street Journal a metà gennaio.

L’alleviamento delle sanzioni porterebbe di conseguenza alla cancellazione delle controsanzioni di Mosca, che sono state una mazzata per l’economia italiana: “secondo Confindustria, fra agosto 2014 e luglio 2015 (il primo anno di vigenza dell’embargo) l’export italiano di agroalimentare si è contratto del 36% rispetto allo stesso periodo di un anno prima,” si legge in un’inchiesta di Repubblica.

Le sanzioni hanno comportato i seguenti danni certi o stimati per l’Italia:

– Calo export 2015 di 3,7 miliardi
– Perdita di PIL attuale dello 0,1%, in prospettiva del 0,44%
– Perdita diretta di posti di lavoro attuale di 80mila unità, in prospettiva di 215mila unità
– Calo del turismo russo in Italia del 35%
– Occupazione del mercato russo da parte di paesi concorrenti dell’Italia
– Danni consequenziali e indiretti come danni d’immagine del Made in Italy, calo dei prezzi internazionali dovuto alle eccedenze sui mercati.

Che sia la volta buona che finisca la crisi e inizi un nuovo periodo di pace per il mondo? Ce lo auguriamo.

La dichiarazione di guerra di Donald Trump

Vocidallestero.it ha tradotto il commento sul discorso di insediamento di Donald Trump di Paul Craig Roberts, analista americano ed ex-segretario al Tesoro dell’amministrazione Reagan. Secondo Roberts Trump ha chiaramente individuato il suo primo nemico, a cui ha dichiarato guerra, e per questo motivo non è escluso un assassinio al nuovo presidente USA, avverte:

“Il breve discorso inaugurale del presidente Trump è stato una dichiarazione di guerra contro tutto l’establishment americano al potere. Tutto.

Trump ha reso abbondantemente chiaro che i nemici degli americani sono proprio qui in casa: globalisti, economisti neoliberisti, neoconservatori e altri unilateralisti abituati ad imporre gli Stati Uniti nel mondo, che ci coinvolgono in costose guerre senza fine, e politici che servono l’establishment al potere piuttosto che gli americani; a dirla tutta, l’intera cupola di interessi privati ​​che ha portato l’America allo sfinimento mentre gli interessati si arricchivano.

Se si può dire la verità, il Presidente Trump ha dichiarato guerra a se stesso, una guerra per lui molto più pericolosa che se avesse dichiarato guerra alla Russia o alla Cina.

I gruppi di interesse designati da Trump come “Il Nemico” sono ben radicati e abituati a stare al potere. Le loro potenti reti di relazioni sono ancora al loro posto. Anche se ci sono maggioranze repubblicane sia alla Camera che al Senato, la maggior parte dei rappresentati del Congresso è tenuta a rispondere ai gruppi di interesse al potere che finanziano le loro campagne, e non al popolo americano e al Presidente. Il complesso militare/della sicurezza, le multinazionali che delocalizzano, Wall Street e le banche, non cederanno a Trump. Né lo faranno i media prezzolati, che sono di proprietà dei gruppi di interesse il cui potere viene sfidato da Trump.

Trump ha chiarito che sta dalla parte di ogni americano, nero, marrone e bianco. Pochi dubbi sul fatto che la sua dichiarazione di inclusività e apertura verrà ignorata dagli odiatori della sinistra, che continueranno a chiamarlo razzista, come già stanno facendo, mentre scrivo, i manifestanti pagati 50 dollari all’ora.

In effetti, la leadership nera, per esempio, è educata al ruolo della vittima, ruolo al quale le sarebbe difficile sfuggire. Come si fa a mettere insieme persone alle quali per tutta la vita è stato insegnato che i bianchi sono razzisti e che loro sono vittime dei razzisti?

Lo si può fare? Ho partecipato ad un breve programma su Press TV, nel quale avremmo dovuto commentare il discorso inaugurale di Trump. L’altro commentatore era un nero americano, da Washington, DC. Il carattere inclusivo del discorso di Trump non gli ha fatto nessuna impressione, e l’ospite della trasmissione era interessato solo a mostrare le proteste dei manifestanti al fine di screditare l’America. Così tante persone hanno un interesse economico a parlare in nome delle vittime e a dire che l’apertura di Trump toglie loro lavoro.

Quindi insieme ai globalisti, alla CIA, alle multinazionali che delocalizzano, alle industrie degli armamenti, all’establishment NATO in Europa, e ai politici stranieri abituati a essere pagati profumatamente per sostenere la politica estera interventista di Washington, si schiereranno contro Trump anche i leader dei gruppi vittimizzati, i neri, gli ispanici, le femministe, i clandestini, gli omosessuali e i transgender. Questa lunga lista ovviamente include anche i bianchi liberal, convinti che l’America da una costa all’altra sia abitata da bianchi razzisti , misogini, omofobi, e svitati amanti delle armi. Per quanto li riguarda, questo 84% della geografia degli Stati Uniti dovrebbe essere messo in quarantena o seppellito.

In altre parole, rimane abbastanza buona volontà nella popolazione per consentire a un Presidente di riunire il 16% che odia l’America con l’84% che la ama?

Considerate le forze che Trump si trova contro:

I leader neri e ispanici hanno bisogno del vittimismo, perché è quello che conferisce loro reddito e potere. Guarderanno con sospetto all’apertura di Trump. La sua inclusività è un bene per i neri e gli ispanici, ma non per i loro leader.

I dirigenti e gli azionisti delle multinazionali sono arricchiti dalla delocalizzazione del lavoro che Trump dice che riporterà a casa. Se tornano i posti di lavoro, se ne andranno i loro profitti, i bonus e le plusvalenze. Ma tornerà la sicurezza economica della popolazione americana.

Il complesso militare/della sicurezza ha un bilancio annuale di 1.000 miliardi che dipende dalla “minaccia russa”, minaccia che Trump dice di voler sostituire con una normalizzazione dei rapporti. L’assassinio di Trump non può essere escluso.

Molti europei devono il proprio prestigio, il proprio potere, e i propri redditi alla NATO, che Trump ha messo in discussione.

I profitti del settore finanziario derivano quasi interamente dalla schiavitù del debito cui sono sottoposti gli americani e dal saccheggio delle loro pensioni private e pubbliche. Il settore finanziario con il suo agente, la Federal Reserve, può distruggere Trump con una crisi finanziaria. La Federal Reserve di New York ha una sala operativa completa. Può mandare nel caos qualsiasi mercato. O sostenere qualsiasi mercato, perché non vi è alcun limite alla sua capacità di creare dollari.

L’intero edificio politico degli Stati Uniti si è completamente isolato dal volere, dai desideri e dalle esigenze del popolo. Ora Trump dice che i politici risponderanno al popolo. Questo, naturalmente, significherebbe un forte colpo alla continuità dei loro incarichi, al loro reddito e alla loro ricchezza.

C’è un gran numero di gruppi, finanziati da non-sappiamo-chi. Ad esempio, oggi RootsAction ha risposto al forte impegno di Trump di stare al fianco di tutto il popolo contro l’Establishment al Potere, con la richiesta al Congresso “di incaricare la Commissione Giustizia della Camera per un’iniziativa di impeachment” e di inviare denaro per l’impeachment di Trump.

Un altro gruppo di odio, human right first, attacca la difesa di Trump dei nostri confini in quanto chiude “un rifugio di speranza per coloro che fuggono dalle persecuzioni“. Pensateci per un minuto. Secondo le organizzazioni liberal-progressiste di sinistra e i gruppi di interesse razziali, gli Stati Uniti sono una società razzista e il presidente Trump è un razzista. Eppure, le persone soggette al razzismo americano fuggono dalle persecuzioni verso l’America, dove subiranno persecuzioni razziali? Non ha senso. I clandestini vengono qui per lavoro. Chiedete alle imprese di costruzione. Chiedete ai mattatoi. Chiedete ai servizi di pulizia nelle aree turistiche.

La lista di quelli a cui Trump ha dichiarato guerra è abbastanza lunga, anche se se ne potrebbero aggiungere degli altri.

Dovremmo chiederci perché un miliardario di 70 anni con imprese fiorenti, una bella moglie, e dei figli intelligenti, sia disposto a sottoporre i suoi ultimi anni alla straordinaria pressione di fare il Presidente con il difficile programma di riportare il governo nelle mani del popolo americano. Non c’è dubbio che Trump ha fatto di sé stesso un bersaglio. La CIA non ha intenzione di mollare il colpo e andare via. Perché una persona dovrebbe farsi carico dell’imponente ricostruzione dell’America che Trump ha dichiarato di voler fare, quando poteva invece trascorrere i suoi ultimi anni godendosela immensamente?

Qualunque sia la ragione, dovremmo essergli grati per questo, e se è sincero lo dobbiamo sostenere. Se viene assassinato, dobbiamo prendere le armi, radere al suolo Langley [sede centrale della CIA, ndt] e ucciderli tutti.

Se avrà successo, merita il titolo: Trump il Grande!

La Russia, la Cina, l’Iran, il Venezuela, l’Ecuador, la Bolivia, e qualsiasi altro paese sulla lista nera della CIA dovrebbe capire che l’ascesa di Trump non basta a proteggerlo. La CIA è una organizzazione a livello mondiale. I suoi redditizi affari forniscono delle entrate indipendenti dal bilancio degli Stati Uniti. L’organizzazione è in grado di intraprendere azioni indipendentemente dal Presidente o anche dal proprio Direttore.

La CIA ha avuto circa 70 anni per consolidarsi. Ed esiste ancora”.

Trump: ‘L’UE serve solo alla Germania, la Gran Bretagna ha fatto bene a uscire’

Donald Trump ha fatto a pezzi Angela Merkel.

Il presidente eletto degli Stati Uniti in un’intervista al tabloid tedesco Bild ha dichiarato quanto sosteniamo da tempo:

“L’UE è un grosso strumento nelle mani della Germania. È la ragione per la quale credo che il Regno Unito abbia fatto bene a uscirne”.

Non solo. Trump ha anche definito un “errore catastrofico” la politica migratoria di Angela Merkel.

Dichiarazioni, queste, che hanno mandato Berlino su tutte le furie. Tanto che il ministro dell’economia tedesco Sigmur Gabriel ha “confessato”:

“C’è un legame tra le politiche sbagliate interventiste americane, specialmente nella guerra in Iraq, e la crisi dei rifugiati. Per questo il mio consiglio è quello di non dire cosa sia giusto o sbagliato, ma che abbiamo cercato di stabilire pace in quella regione e assicurare che le persone potessero trovare una casa nel loro paese ancora”.

Ora il cerchio si chiude: le guerre degli ultimi anni hanno causato un’invasione di rifugiati in Europa e la Merkel, accogliendo i profughi, ha messo in crisi diversi dell’Unione Europea, che, ormai non è più un mistero, è un’istituzione creata per fare gli interessi della Germania.

Trump: ‘Pronto a eliminare le sanzioni alla Russia ‘

Una notizia straordinaria.

Donald Trump, presidente eletto degli Stati Uniti, è pronto ad alleviare le sanzioni alla Russia e dare il via ad un nuovo periodo di distensione tra le due superpotenze.

Lo ha detto lo stesso Trump in un’intervista al Wall Street Journal, spiegando che comunque le sanzioni rimarranno in viglore “almeno per un periodo di tempo”. Il presidente USA ha anche detto di essere disponibile a incontrare Vladimir Putin dopo il giuramento, che si terrà il prossimo 20 gennaio.

L’alleviamento delle sanzioni porterebbe di conseguenza alla cancellazione delle controsanzioni di Mosca, che sono state una mazzata per l’economia italiana: “secondo Confindustria, fra agosto 2014 e luglio 2015 (il primo anno di vigenza dell’embargo) l’export italiano di agroalimentare si è contratto del 36% rispetto allo stesso periodo di un anno prima,” si legge in un’inchiesta di Repubblica.

Le sanzioni hanno comportato i seguenti danni certi o stimati per l’Italia:

– Calo export 2015 di 3,7 miliardi
– Perdita di PIL attuale dello 0,1%, in prospettiva del 0,44%
– Perdita diretta di posti di lavoro attuale di 80mila unità, in prospettiva di 215mila unità
– Calo del turismo russo in Italia del 35%
– Occupazione del mercato russo da parte di paesi concorrenti dell’Italia
– Danni consequenziali e indiretti come danni d’immagine del Made in Italy, calo dei prezzi internazionali dovuto alle eccedenze sui mercati.

L’accordo sulla Siria

E l’intesa tra Trump e Putin potrebbe portare ad un epilogo per la guerra in Siria.

Secondo il Washington Post la Russia ha invitato l’amministrazione Trump a unirsi ai negoziati di pace sulla Siria che Mosca vuole avviare con Turchia e Iran. TgCom riporta che “l’invito sarebbe arrivato nel corso di una telefonata del 28 dicembre tra Michael Flynn, nominato da Trump consigliere per la sicurezza nazionale, e l’ambasciatore russo a Washington Sergei Kislak”.

Enrico Mentana: ‘Putin trionfatore assoluto del 2016’

Il direttore del Tg La7 Enrico Mentana non ha dubbi: l’uomo dell’anno 2016 per il giornalista è Vladimir Putin, capace di approfittare degli errori commessi dagli Stati Uniti in Medio Oriente. Non solo, Putin può annoverare tra i suoi “amici” internazionali il nuovo presidente americano Trump, e i candidati alla presidenza francese Le Pen e Fillon.

Per Mentana la politica di Obama e Hillary Clinton, rappresentanti dell’establishment euroamericano che esce sconfitto dal 2016, è stata fallimentare: “Obama ha minacciato di bombardare Assad e non lo ha mai fatto. Aveva un alleato storico, Israele, e lo ha fatto finire molto più vicino al leader russo, più credibile nel garantire l’equilibrio a distanza col nuovo Iran, rimesso all’onor del mondo proprio dagli Usa. Aveva e ha un alleato militare, la Turchia, membro della Nato e con un capo, Erdoğan, contrapposto a Mosca: è riuscito a spingere anche lui tra le braccia di Putin”, scrive Mentana sulla sua pagina Facebook.

La pace imposta in Siria, conclude il giornalista, “è l’emblema di tutto questo: prima l’intervento militare e poi il cessate il fuoco, garantito da Russia Turchia e Iran. Usa e Europa non pervenuti. Cambierà la situazione nel 2017? Per ora non se ne vedono i presupposti”.

Siria, i cittadini festeggiano: Aleppo è stata liberata

Di certo questa notizia non la leggerete sulle prime pagine dei giornaloni italiani e internazionali.

L’esercito del presidente siriano Bashar al-Assad ha liberato dai ribelli la città di Aleppo, invasa da una marea di cittadini in festa.

L’unico quotidiano italiano che riporta la notizia è La Stampa, che titola: “L’esercito siriano festeggia la vittoria ad Aleppo. Ban Ki-moon: ‘Preoccupazione per le atrocità’.”

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A giudicare dai video pubblicati sui social nelle ultime ore, però, a festeggiare per le strade di Aleppo c’erano soprattutto cittadini, e non solo i soldati dell’esercito che ha piegato la resistenza dei terroristi dopo quattro anni di battaglie.

Gli altri giornali come Il Corriere della Sera fanno di peggio. Riportano solo la notizia delle dichiarazioni di Ban Ki Moon, il segretario generale dell’Onu, che si dice “allarmato” dalle notizie di atrocità “contro un gran numero” di civili, tra cui donne e bambini, nelle ultime ore nella città siriana di Aleppo, puntando il dito alle milizie siriane e russe.

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Insomma, la verità non ce la vogliono raccontare. Ma la riassumiamo in una riga: Putin è riuscito dove gli americani hanno fallito, la lotta contro il terrorismo.

Fusaro: ‘Stanno lavorando per imporre un governo tecnico della Troika’

Votando No al referendum i cittadini hanno vinto una battaglia, ma la guerra continua.

L’élite finanziaria non si rassegna, avverte Diego Fusaro, e farà di tutto per imporre all’Italia un governo tecnico, ovvero un colpo di stato finanziario per imporre governo tecnocratico che assecondi e favorisca il nuovo ordine mondiale classista che mira a distruggere tutti gli strati sovrani.

Scrive Fusaro sul suo profilo Facebook:

“State pronti: il gruppo finanziario JP Morgan, l’UE e gli USA non hanno ottenuto il risultato sperato, giacché in Italia ha vinto il No al referendum costituzionale. Ora stanno lavorando per ottenere per altra via il loro obiettivo, cioè distruggere la sovranità nazionale, la Costituzione e i diritti sociali: stanno lavorando per imporre un “governo tecnico” ( = colpo di Stato finanziario ) all’Italia, con tanto di troika in casa. Questo è il domani che ci aspetta”.

L’Italia entra nel girone dell’indebitamento

Intanto Padoan, aggiunge il filosofo, chiederà al Fondo Salva stati un prestito un prestito di 15 miliardi di euro per salvare Mps e l’intera pattuglia delle banche in crisi: “l’Italia come la Grecia entra nel girone dell’indebitamento, con annesso ingresso della troika nel Paese e distruzione in un colpo solo della Costituzione e della sovranità nazionale”.

Diego Fusaro: Esito del referendum costituzionale: vinta la battaglia, continua la guerra

Nel video che vedete sopra, Fusaro spiega i motivi per cui la vittoria del No al referendum è solo una battaglia vinta di una guerra il cui esito è ancora da scoprire.