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Consip Renzi, Di Maio: ‘Sta emergendo il coinvolgimento del Pd renziano’ #RenziCantaTu

Caso Consip: Matteo Renzi parli e dica tutto quello che sa.

È quanto affermato da Luigi Di Maio in un post pubblicato sul Blog di Beppe Grillo.

Il deputato 5 Stelle sostiene che tutto il Pd renziano sia coinvolto nell’inchiesta sulla centrale acquisti della Pubblica Amministrazione e che, per di più, stia emergendo il ruolo dell’ex-premier nella vicenda.

Leggiamo sul Blog di Grillo:

“L’inchiesta per corruzione negli appalti Consip si è nutrita di altri elementi, dopo l’interrogatorio di Emiliano davanti ai PM e cioè che l’amico di famiglia Renzi, Carlo Russo, indagato per traffico di influenze, non era un semplice millantatore come vogliono far credere, ma un uomo ben conosciuto nel cerchio del giglio magico e, addirittura, raccomandato e sponsorizzato a Emiliano direttamente dal Ministro Lotti, indagato per rivelazione del segreto e favoreggiamento personale. Non solo. Starebbe emergendo anche che Russo avrebbe ricevuto un mandato ufficiale proprio da Matteo Renzi per farsi una chiacchierata informale con il Governatore Emiliano finalizzata a trovare una quadra.

Ricordiamo, inoltre, che Carlo Russo è stato mandato negli uffici dell’a.d. di Consip Marroni, direttamente da Tiziano Renzi, il babbo di Matteo, il quale avrebbe anche detto a Marroni di assecondare le sue richieste aventi ad oggetto la partecipazione ad appalti pubblici Consip.

Insomma, una situazione processuale che va prendendo forma e che sta facendo emergere ogni giorno che passa il coinvolgimento penale e politico di tutto il mondo del PD renziano. Una vera e propria ragnatela. Adesso però la smettano con questo silenzio assordante, omertoso. Rappresentano le istituzioni e, dunque, hanno il dovere, l’obbligo di parlare e dare le dovute spiegazioni ai cittadini, che vogliono evidentemente tenere all’oscuro.

Parlino e dicano tutto quello che sanno. Iniziando da Matteo Renzi, tirato prima direttamente in ballo dall’altro suo compagno Vannoni, che davanti ai PM ha ufficialmente dichiarato come fu lo stesso Matteo a dirgli di stare attento a Consip, prima dello spiffero dell’indagine, e che adesso viene tirato in ballo anche dallo staff del Governatore Emiliano, il quale sostiene che Russo avrebbe detto di aver ricevuto un mandato direttamente da Renzi per fare una chiacchierata con Emiliano e trovare una quadra. Una quadra di che? Di cosa si tratta? Renzi, si accomodi!”

M5S sondaggi: i 5 Stelle 7 punti davanti al Pd

Non si ferma l’ascesa del M5S nei sondaggi.

Il movimento di Beppe Grillo si conferma primo partito sia nelle rilevazioni Piepoli che in quelle di Ipr Marketing: nel primo caso è pari con il Pd, e nel secondo stacca il Pd di ben 7 punti.

Dopo vengono Forza Italia e la Lega, sopra il 10 per cento. Sotto la soglia del 10 per cento ci sono i bersaniani, che oscillano a seconda dei sondaggi tra il 3 e il 6 per cento, Fratelli d’Italia, la nuova Alternativa Popolare di Angelino Alfano e Sinistra Italiana.

Il Fatto Quotidiano riporta nei dettagli i risultati del sondaggio di Ipr Marketing:

“Secondo l’istituto diretto da Antonio Noto per Cartabianca, il Movimento Cinque Stelle è al 31 per cento, una cifra che conferma i dati di altri istituti elaborati negli ultimi 15 giorni. Magro, invece, è il risultato del Pd che non va oltre il 24 per cento, un risultato che se fosse vero sarebbe peggiore di quello del partito a guida Bersani nel 2013, le elezioni “non vinte”. Forza Italia e Lega Nord sono appaiate al 12 e insieme a Fratelli d’Italia (al 5) il centrodestra unito raggiungerebbe il 29. In questo quadro, dunque, si confermerebbe lo scenario perfettamente tripolare con M5s al 31, centrosinistra (Pd più Mdp) al 30, centrodestra al 29. Fuori dalle alleanze, come ha ripetuto più volte in questi giorni Angelino Alfano, Alternativa Popolare che comunque conferma di essersi ripresa e tocca quota 4 per cento. Non supererebbe invece la soglia di sbarramento Sinistra Italiana, ferma al 2,5. Non pervenute le forze “nuove” come il Campo Progressista di Giuliano Pisapia”.

Molto diverse le rilevazioni di Piepoli:

“Per l’istituto Piepoli che ha pubblicato oggi un sondaggio sulla Stampa, i Cinquestelle sarebbero invece un po’ più bassi, cioè al 29, ma comunque in crescita di mezzo punto rispetto alla settimana precedente. In questo caso è il Pd che appare paralizzato, sempre al 29. La Lega Nord raccoglierebbe il 12,5, Forza Italia l’11,5 e i Fratelli d’Italia il 4,5, per un totale di coalizione di poco meno del 29. Tra i partiti che supererebbero la soglia di sbarramento dell’Italicum, al 3 per cento, i Democratici e Progressisti (che Piepoli dà a un livello non proprio brillante, al 3,5) e l’Alternativa Popolare degli alfaniani, comunque non oltre il 3. Gli altri di centrosinistra, da Sinistra Italiana (al 2,5) a Pisapia (non pervenuto), sarebbero fuori dal Parlamento”.

Qualunque sia il sondaggio, la tendenza è chiara: il M5S si prepara a diventare forza di governo.

Prodi su M5S: ‘I grillini? Mi fanno impressione. Vogliono distruggere tutto come la Le Pen’

A chi gli ha chiesto il suo parere sul M5S, Romano Prodi ha risposto una battuta che farà discutere gli attivisti 5 Stelle:

“I grillini? Mi fanno impressione. I grillini sono in una nuova struttura della storia della democrazia in cui tu per avere voti devi rottamare tutto, essere contro e non avere nessuna ideologia alle spalle”.

Prodi, poi, ha paragonato i 5 Stelle alla leader nazionalista francese Marine Le Pen:

“L’unico obbiettivo della Le Pen è rompere tutto e ha un sacco di voti. E i 5 stelle appartengono solidamente a questa evoluzione della democrazia. È un problema grosso non solo italiano”.

Il consigliere pentastellato bolognese Massimo Bugani ha replicato al professore su Facebook riportando una frase pronunciata da Prodi nel 2011:

“Che bello, avremo tutti la stessa moneta e potremo spostarci da un Paese all’altro solo con la carta d’identità. Con l’euro lavoreremo un giorno in meno guadagnando come se lavorassimo un giorno in più. La Cina non la fermi con i dazi e i regolamenti ma con la qualità dei nostri prodotti.”

E ha poi commentato la citazione: “Professore questi erano i suoi punti per l’Europa e ci hanno portato allo stato attuale. Si faccia un esamino di coscienza e non dica scemenze. Le destre più forti in tutta Europa sono solo il prodotto del vostro fallimento e delle vostre politiche cieche e arroganti”.

Salvataggio Minzolini, Travaglio sbugiarda Salvini: ‘Minzolini NON è stato condannato da un giudice che faceva politica’

Matteo Salvini vuole fare lo sceriffo, ma quando si tratta di far rispettare la legalità in parlamento la sua vocazione viene meno.

Qualche sera fa ci ha pensato il giornalista Marco Travaglio a ricordare al leader della Lega la porcata del salvataggio di Minzolini dalla decadenza, un atto definito “eversivo” dal direttore del Fatto Quotidiano, e a cui hanno contribuito anche i senatori leghisti.

Collegato con lo studio della trasmissione Di Martedì, condotta da Giovanni Floris su La7, Travaglio ha detto:

“Il garantismo ormai è diventato come il populismo, un mantra. Garantismo vuol dire che uno quando viene processato deve avere tutti i diritti di difendersi. Ma cosa diavolo c’entra il garantismo con una condanna definitiva della cassazione, e con una legge che stabilisce che chi è condannato oltre i due anni va a casa e smette di incassare lo stipendio di parlamentare e a maturare i contributi del vitalizio.

Nel caso di Minzolini, non deve andare a casa perché deve scontare la pena perlomeno ai servizi sociali. Se il parlamento si comporta come le chiese e i conventi di una volta, e cioè come un rifugio per condannati, secondo me condanna se stesso allo sputtanamento generale”.

Salvini ha ribattuto dicendo:

“Voi vi sentireste tranquilli se foste giudicati da qualcuno che ha fatto politica fino all’altro ieri, smette di fare il parlamentare, smette di fare il ministro, si rimette la toga e viene a giudicare voi che fate politica sul versante opposto. Per quel che mi riguarda, uno che decide da magistrato di far politica, libero di farlo, però non torni più per tutta la vita a fare il magistrato”.

Pronta la replica di Travaglio:

“Non è vero quello che ha raccontato Salvini, e cioè che Minzolini è stato condannato da un giudice che faceva politica. Minzolini è stato condannato da una corte d’appello di tre magistrati, e la sentenza l’ha decisa e l’ha scritta un relatore che non era Sinisi, che era stato in parlamento, ma era un presidente che non ha mai fatto politica. Quella sentenza è andata in Cassazione ed è stata confermata da cinque giudici che mai hanno fatto politica. Se io ho dei dubbi sull’imparzialità di un giudice, la legge stabilisce che ho il diritto di ricusarlo, o di chiedergli di astenersi. L’avvocato Coppi e Minzolini non hanno mai chiesto a quel giudice di astenersi e non lo hanno mai ricusato. E comunque non è il parlamento che giudica le sentenze, altrimenti diventa un quarto grado di giudizio solo per chi fa il parlamentare”.

Guarda il video:

Salvataggio Minzolini, perché è contro la legge?

Valerio Onida, giurista e giudice costituzionale, ha spiegato sul Sole24Ore perché il voto che ha salvato dalla decadenza il senatore Minzolini va contro la legge:

“Il decreto legislativo n. 235 del 2012 – emanato sulla base della delega conferita dalla “Legge Severino”, n. 190 del 2012 – stabilisce, all’articolo 1, che «non possono essere candidati e non possono comunque ricoprire la carica di deputato e di senatore», fra l’altro, «coloro che hanno riportato condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione» per delitti commessi da pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione. L’art. 3 dello stesso decreto legislativo stabilisce che qualora la causa di “incandidabilità” sopravvenga «nel corso del mandato elettivo», la Camera di appartenenza «delibera ai sensi dell’articolo 66 della Costituzione: quello in base al quale «ciascuna Camera giudica», fra l’altro, «delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità”. Si noti che la legge di delega, nello stabilire i criteri direttivi cui il decreto doveva attenersi, precisava in modo inequivoco che si dovevano disciplinare le ipotesi di «decadenza di diritto» dalle cariche nel caso di condanna definitiva sopravvenuta nel corso del mandato.

La legge è dunque chiarissima: la condanna definitiva comporta la decadenza di diritto dalla carica, destinata ad essere solo accertata e dichiarata dalla Camera di appartenenza del parlamentare”.

Leggi l’articolo integrale…

Tesi dottorato Madia, scoppia la bufera: ‘Oltre 4 mila parole copiate senza citare la fonte’

In un altro paese sarebbero un ministro si sarebbe già dimesso per uno scandalo simile.

Però non dimentichiamoci che siamo in Italia, quindi staremo a vedere.

Secondo un’inchiesta del Fatto Quotidiano nella tesi di dottorato della ministra Marianna Madia ci sarebbero 35 pagine sono piene di frasi copiati da altri testi accademici, circa 4 mila parole, ma senza citare le fonti.

La tesi è intitolata “Essays on the Effects of Flexibility on Labour Market Outcome”.

Leggiamo su Libero:

“A fine 2008 la ministra ha conseguito il dottorato alla Scuola Imt di Alti Studi di Lucca con una tesi intitolata: ‘Essays on the Effects of Flexibility on Labour Market Outcome’. Su 94 pagine, escluse biografia oltre che figure e tabelle, ben 35 sono piene zeppe di frasi e passaggi interamente copiati da altri testi accademici, circa 4 mila parole prese da altri senza che venissero mai citate le fonti.

Il testo è disponibile online sul sito ufficiale dell’Imt, è sufficiente usare uno dei software a disposizione anche dei docenti dello stesso istituto per scoprire che, ad esempio, in tre sottocapitoli ci sono rispettivamente il 40%, il 56% e il 79% di contenuti copiati da altri autori. Altre pagine, aggiunge l’inchiesta del Fatto, sarebbero una sorta di collage di più articoli frutto del lavoro di diversi autori. In queste pagine non c’è traccia di virgolette, altre contengono passaggi presi dagli originali e adattati in poche parole sostituite con dei sinonimi. Quest’ultima, secondo il prof. Gherard Dannemann, membro del Vroniplag che ha analizzato le tesi di politici e docenti tedeschi, è una tecnica nota che spesso indica l’intenzione di copiare senza citare ed è chiamata ‘shake and paste’.”

Firme Raggi: il Pd attacca i 5 Stelle, ma da loro i voti si decidono a tavolino

Il Pd è senza vergogna.

A volte, invece di buttare fango sul M5S, i piddini dovrebbero avere la decenza di tacere.

L’ultimo attacco del partito di Matteo Renzi ai 5 Stelle è arrivato in seguito all’ennesimo servizio fuffa delle Iene sulla Raggi: secondo la trasmissione di Italia 1 ci sarebbe state irregolarità nella raccolta firme della sindaca di Roma.

Il M5S ha smentito: “Mettetevi l’animo in pace: la Raggi è legittimamente sindaco di Roma votata da più di due terzi degli elettori romani,” si legge sul Blog di Grillo. Ma i piddini non hanno perso l’occasione per speculare sulla vicenda.

L’Huffington Post ci racconta che sono stati soprattutto i fedelissimi renziani a muoversi:

Andrea Romano parla di ‘interrogativi enormi sulla validità delle firme raccolte’ e vede prefigurarsi ‘una vera e propria truffa ai danni dei romani. Di Maio e Grillo hanno nulla da dire? Servono risposte chiare e non balbettii, come quello fornito dalla sindaca’ Alessia Morani afferma che ‘se confermato’ il metodo firme false ‘la sindaca Raggi sarebbe stata eletta con un falso e sarebbe dunque abusiva. La cosa che indigna oltremodo – prosegue Morani – è l’atteggiamento reticente e spocchioso della prima cittadina che evade le domande del giornalista’. Ernesto Carbone definisce ‘imbarazzanti’ le risposte date da Virginia Raggi alle Iene e chiosa: ‘Il partito azienda a 5 Stelle non finisce mai di stupirti: in negativo’. Altri usano Twitter per chiedere spiegazioni ai vertici dei 5 Stelle.

La Raggi ha dichiarato che il Movimento effettuerà “ulteriori controlli e verifiche ma da quello che mi viene rappresentato dai miei stessi delegati non c’è alcuna irregolarità”. Insomma, la vicenda sembra essersi già chiusa, ma è bastato un servizio delle Iene per sguinzagliare i troll del Pd, i quali, dovrebbero prima accorgersi di cosa accade in casa propria.

Pd, a Copertino i voti si decidono a tavolino I 40 presenti decidono per tutti. In 8 denunciano, la commissione annulla

E infatti nel Pd, che vuole dare lezioni di democrazia e correttezza, si verificano episodi come quello di Copertino, comune in provincia di Lecce dove, sulla carta, hanno espresso la loro preferenza tutti i tesserati, ma in realtà nella sede erano in 40. Ne parla Il Fatto Quotidiano:

“Ci sono un circolo e un voto farsa che imbarazzano il Partito Democratico. Copertino, provincia di Lecce: domenica i 256 iscritti sono stati chiamati al voto sulle tre mozioni congressuali. Matteo Renzi ha raccolto 100 preferenze, Michele Emiliano si è fermato a 85, Andrea Orlando a 65. Quasi tutti i tesserati presenti. Un trionfo della democrazia? Non esattamente. “Il voto non si è mai svolto, hanno assegnato le schede a tavolino”, hanno denunciato gli otto iscritti che hanno presentato ricorso alla commissione di garanzia. Si è trattato di una votazione fantasma, insomma. Che il risultato sia irregolare, lo ha stabilito nel tardo pomeriggio di lunedì la commissione provinciale di garanzia che ha “preso atto che non si sono rispettate le norme congressuali e a tutela degli iscritti del Pd e di un corretto svolgimento della fase congressuale ha deliberato di invalidare il congresso, stabilendo di riconvocarlo per il prossimo sabato”.”

A lanciare l’accusa, riporta Repubblica.it, “è stata Anna Inguscio, capogruppo del Pd nel Comune salentino e consigliera provinciale, che nella sera di domenica ha denunciato tutto sul suo profilo Facebook: “Oggi si è tenuto il congresso Pd di circolo a Copertino – ha scritto la capogruppo dem – Risultato? 250 votanti su 256 tesserati. Molti direbbero “caspita che partecipazione, nemmeno a Bologna c’è stata una simile partecipazione”. Non vi allarmate a Copertino si sono inventati il voto virtuale. Io non so per chi ho votato perché il seggio non si è mai insediato. Incredibile, ma vero, risulto tra i votanti senza avere esercitato il mio diritto di voto. E questo lo chiamano Partito democratico”.”

Missioni militari, i nostri soldati pure in Islanda e Lettonia. Il costo? 1,28 miliardi

Le spese per le missioni militari devono aumentare.

Lo chiede NON l’Europa, ma la Nato, che nel dicembre scorso ha inviato al governo italiano una missiva in cui si legge che “altri attori internazionali, fra cui la Russia e la Cina, hanno investito massicciamente nella difesa durante l’ultimo decennio, mentre i Paesi occidentali sprofondavano in un grave marasma economico”.

E allora bisogna reagire e “raddoppiare gli sforzi per destinare almeno il 2% del Pil (dei Paesi membri, ndr) alla Difesa”.

A pagare sono, ovviamente, i cittadini: nel 2017, ha rilevato Milex(l’Osservatorio sulle spese militari di Francesco Vignarca ed Enrico Piovesana) “emerge un aumento dello stanziamento generale di circa il 7%”. Questi fondi, spiega Carmine Gazzanni su La Notizia Giornale, saranno “destinati a finanziare l’impiego di 7.600 uomini, 1.300 mezzi terrestri, 54 mezzi aerei e 13 navali in decine di missioni attive in 22 Paesi, nel Mar Mediterraneo e nell’Oceano Indiano”.

Le missioni militari in Islanda e Lettonia

Secondo la Nato i russi sono una minaccia, perciò si aprono due nuovi “fronti”. Leggiamo su La notizia Giornale:

“Ed ecco la ragione per cui, proprio in funzione anti-Putin, centinaia di nostri soldati saranno, per la prima volta, in teatri militari impensabili. A cominciare dalla fredda e gelida Islanda. Secondo la relazionne consegnata in Parlamento dalla ministra della Difesa, Roberta Pinotti, 145 nostri soldati sbarcheranno sull’isola e saranno impiegati sei caccia, per una spesa complessiva di tre milioni di euro. Nulla in confronto a quanto spenderemo in Bulgaria, dove andranno 110 nostri militari e 4 caccia per una spesa di 11,5 milioni, col compito di “preservare l’integrità dello spazio aereo dell’Alleanza”. Un obiettivo importante, non c’è dubbio. Tanto che la nostra presenza è richiesta, per le stesse esigenze, anche in Lettonia: 160 soldati e 50 mezzi terrestri per dimostrare, come si legge chiaramente nella relazione, “la capacità e la determinazione della Nato nel rispondere solidalmente alle minacce esterne lungo il confine orientale dell’Alleanza”. Il tutto per una spesa di 20 milioni di euro. Non male”.

Le missioni per scongiurare il pericolo russo, però toglieranno fondi e risorse per le missioni di soccorso ai migranti:

“Ciò che stupisce è che se spuntano missioni anti-Putin, si registra una pesante flessione per tutte le missioni che ci tengono impegnati nel Mediterraneo, di soccorso ai migranti. Dalla “Mare Sicuro” alla “Sea Guardian” fino alla “EunavorMed”, passiamo nel complesso dai 185 milioni del 2016 ai 140 di quest’anno. Con relativo calo di equipaggiamento. Fa niente. Quando bisogna difendere i confini Nato, tutto è concesso”, conclude Gazzanni.

Stop tariffe di 28 giorni: l’Agcom stanga le compagnie telefoniche

L’Agcom ha abolito le tariffe di 28 giorni su rete fissa, telefono, Adsl o fibra ottica, imponendo che i canoni debbano essere solo mensili.

L’Autorità ha pubblicato una delibera venerdì scorso con cui ha chiesto a Vodafone e Wind di cambiare le offerte, anche per gli utenti già attivi; e a Fastweb e Tim di bloccare il passaggio alle offerte a 28 giorni (che sarebbe dovuto avvenire il prossimo 1 aprile, come vi avevamo spiegato in un altro articolo).

“L’unità temporale per la cadenza di rinnovo e fatturazione dei contratti di rete fissa deve essere il mese, affinché l’utente possa avere la corretta percezione del prezzo offerto da ciascun operatore e la corretta informazione sul costo indicato in bolletta per l’uso dei servizi,” si legge nel comunicato stampa di Agcom.

Stop tariffe di 28 giorni, cosa cambia per gli utenti Vodafone e Tim

Vodafone e Wind, che hanno adottato la tariffazione a 28 giorni lo scorso anno, dovranno rimborsare gli utenti, come spiega Maddalena Camera su Il Giornale:

“Per questi due ultimi gestori la modifica della modalità di tariffazione significherebbe dover rimborsare agli utenti circa l’8% di quanto già fatturato. Insomma non poco visto che portare il periodo di tariffazione da un mese (30 giorni) a 28 significa fatturare un mese in più. Insomma i gestori avevano individuato in questo sistema, peraltro già consolidato nella telefonia mobile e non contestato dalla delibera di ieri dell’Agcom, per far salire il fatturato”.

Ora gli operatori hanno 90 giorni a disposizione per adeguarsi alle nuove regole, in attesa dell’esito del ricorso di Asstel, l’associazione di categoria degli operatori telefonici, che ha giudicato la delibera priva di basi giuridiche.

Di Maio: ‘Renzi sta svalvolando’. Ecco le porcate che fanno: ‘Ci vediamo alle urne’

Luigi Di Maio ha attaccato l’ex-premier Matteo Renzi con un post pubblicato sulla propria pagina Facebook.

Il deputato 5 Stelle ha denunciato con una lista tutte le porcate del Pd. Di seguito il suo post:

“Renzi sta svalvolando. Non ha neppure rispetto per le vittime di Londra che strumentalizza per nascondere il fatto che il Pd non ha parificato la pensione dei parlamentari a quella dei comuni cittadini e che hanno votato per dare 212 milioni di euro di vitalizi. Accusa di violenza noi che denunciamo le porcate che fanno, mentre loro hanno violato lo Stato di diritto per:

– salvare il Ministro Lotti indagato per rivelazione di segreto e favoreggiamento nell’inchiesta per corruzione in Consip
– salvare dalla decadenza automatica ed immediata dalla carica di Senatore Minzolini condannato in via definitiva per peculato ed interdetto dai pubblici uffici
– salvare Alfano dalle indagini parlamentari sul caso del sequestro – rapimento della Shalabayeva e di sua figlia
– salvare dal processo penale per calunnia il Senatore Albertini per fatti commessi prima della carica pubblica e dunque con effetto retroattivo
– salvare Azzollini accusato di bancarotta fraudolenta e associazione a delinquere dalla richiesta d’arresto della Procura della Repubblica
– promuovere e nominare a Finmeccanica il banchiere Profumo, imputato per usura e indagato per falso in bilancio
– salvare dalle intercettazioni informatiche – ambientali dei magistrati inquirenti tutti coloro che si rendono responsabili di reati di corruzione, truffa e peculato ai danni dello Stato
– salvare tutti i vitalizi e i privilegi dei parlamentari che potranno andare in pensione dopo soli 4 anni 6 mesi e 1 giorni a anche a 60 anni a partire dal prossimo 16 settembre

Il MoVimento 5 Stelle li manderà a casa con la forza della democrazia. Ci vediamo alle urne.
Ps: Bob che fine ha fatto?”

Sotto: il post di Di Maio

Censura saluto Raggi, Fico (M5S): ‘Se confermata Orfeo farà le valigie dal Tg1’ #LicenziareOrfeo

La questione della censura sul saluto della Raggi si fa seria.

In occasione del 60° anniversario dei Trattati di Roma, la sindaca ha dato il benvenuto ai 27 capi di stato europei giunti nella capitale con un discorso in cui invitava la Ue ad “ascoltare i cittadini”.

I maxi schermi che hanno trasmesso in diretta l’evento organizzato dalla presidenza del Consiglio e la Rai, però, non lo hanno mandato in onda, avviando la diretta solo quando il premier Paolo Gentiloni ha iniziato a parlare.

È esplosa la polemica: Beppe Grillo ha accusato la televisione pubblica di censura, che, se sarà confermata, sarà “ora per Orfeo di fare le valigie dal Tg1”, scrive su Twitter Roberto Fico, deputato 5 Stelle e presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai.

Sotto: il tweet di Fico

Censura saluto Raggi, il commento del portavoce della sindaca

“Non sappiamo per quale motivo il discorso del sindaco non sia stato trasmesso. Alle tv stiamo mandando il video fatto con lo smart phone – continua Fulgione – non voglio sollevare polemica, ma non sappiamo perché non lo abbiano mandato in onda. Abbiamo chiesto spiegazioni ma ancora non sono arrivate”, ha raccontato Teo Fulgione, portavoce di Virginia Raggi, all’Huffington Post.

Secondo la testa online americana “il discorso sarebbe stato trasmesso in tv, secondo un accordo tra amministrazione pentastellata e presidenza del Consiglio. Ma alla fine il discorso è stato pronunciato, ma non è stato trasmesso per la stampa e per chi segue l’evento da casa in tv.
Eppure era un discorso semplice, in stile Papa Francesco tra l’altro citato dalla sindaca che nel saluto ai leader Ue fa riferimento alle parole del Pontefice nella sua visita al Parlamento Europeo nel 2014: “Cosa ti è successo Europa?”.
Ai giornalisti è stata consegnata una copia del discorso del sindaco all’arrivo in Campidoglio. Nessun attacco frontale, nessun riferimento a eventuali referendum anti-euro. Bensì un discorso sulla necessaria unità europea”.

Se vuoi chiedere le dimissioni di Orfeo lascia un commento o scrivi un tweet usando l’hashtag #LicenziareOrfeo