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Monete thailandesi al posto dei due euro: attenzione al resto

Monete thailandesi al posto dei due euro: attenzione al resto.

Negli ultimi giorni nella Capitale stanno circolando delle monete quasi identiche a quella da due euro. Si tratta dei 10 centesimi di bath, moneta thailandese che è difficile da distinguere dalla nostra.

Ne parla il Corriere della Sera:

“Aguzzate la vista, come in quel gioco della Settimana enigmistica. Negli ultimi giorni a Roma circolano delle monete quasi uguali ai due euro. Ma che non sono (e soprattutto non valgono) due euro. I falsari non c’entrano. Si tratta dei 10 centesimi di Bath, moneta thailandese che si riesce a distinguere dalla nostra solo facendo molta attenzione. Per il momento siamo al passaparola tra i commercianti. I baristi, in particolare, chiedono a tutti i colleghi di controllare sempre gli spiccioli che incassano o che danno come resto”.

Quali sono le differenze tra le due monete? Il Corriere ci spiega anche questo:

“La moneta thailandese ha la stessa forma di quella europea, con il cerchio dorato al centro e l’anello argentato intorno. Uguali anche le dimensioni e persino il peso, 8 grammi e mezzo. Al punto che riesce a ingannare persino i distributori automatici, come le macchinette per il caffè negli uffici. L’unica differenza è il valore: la moneta thailandese vale circa 25 centesimi di euro. Spacciarla per due euro (al bar come nelle macchinette) per incassare il resto in euro può diventare un affare interessante in caso di applicazione seriale. Ed è proprio questo il timore che allarma i commercianti della Capitale”.

In precedenza erano stati segnalati casi analoghi in Campania e in Sardegna. Poi i cosiddetti “due euro thailandesi” sono spuntati in Spagna. Adesso si teme che abbiano fatto ritorno in Italia e che dietro la loro diffusione ci sia un gruppo organizzato.

Puglia, sospeso l’espianto degli ulivi: i manifestanti hanno bloccato le strade

A Melendugno, sul tracciato del gasdotto Tap, è stato temporaneamente sospeso l’espianto degli ulivi perché i camion che devono trasportare gli alberi espiantati non possono uscire dal cantiere per problemi di sicurezza. Le operazioni riprenderanno lunedì.

Nella notte, racconta Repubblica.it, le strade interpoderali sono state bloccate con pezzi di muretti a secco, cassonetti della spazzatura e materiale di risulta:

“I blocchi artigianali sono comparsi nella notte, sulle diverse vie che collegano l’area di cantiere in località San Basilio alla marina di San Foca e alla strada regionale 8, dalla quale nei giorni scorsi sono arrivati sia i blindati delle forze dell’ordine che i mezzi delle ditte incaricate dell’espianto degli ulivi e del trasporto nel sito di stoccaggio”.

Le forze dell’ordine che stanno garantendo la sicurezza delle operazioni non sarebbero in numero sufficiente per effettuare lo stesso tipo di presidio dei giorni scorsi, quando ci sono stati scontri tra polizia e manifestanti.

Sospeso l’espianto degli ulivi, la polizia (in tenuta antisommossa) sta allontanando i cittadini

La cronaca dei fatti di stamane dall’ANSA:

“La polizia sta allontanando con la forza i cittadini che protestano contro la realizzazione del gasdotto Tap presidiando il cancello d’ingresso del cantiere. Gli agenti stanno prelevando uno alla volta i manifestanti portandoli via e allontanandoli dall’ingresso del cantiere, tra le proteste degli altri manifestanti.

Una persona è stata colta da malore nel corso di incidenti verificatisi nell’area antistante il cantiere del gasdotto Tap a Melendugno. Secondo una prima ricostruzione, il sindaco di Melendugno, Marco Potì, stava rilasciando un’intervista ad una tv locale quando è stato invitato da funzionari di polizia ad allontanarsi per consentire il transito di camion. C’è stato uno scontro verbale tra sindaco e polizia, quindi gli agenti hanno circondato sindaco e alcuni manifestanti spingendoli fuori dall’area del cantiere.

La polizia stamattina è giunta in assetto antisommossa. Gli attivisti ‘No Tap’ avevano creato un muretto fatto di pietre in una strada di accesso al cantiere: l’ostacolo è stato rimosso dalla polizia. Alcuni attivisti – una trentina in tutto – si sono seduti davanti ai cancelli del cantiere.

Episodi anti-Tap si sono verificati nella notte a San Foca di Melendugno, dove persone non ancora identificate hanno fatto esplodere, senza provocare danni, una bomba carta davanti ai cancelli e hanno sparso sulla strada che percorrono i tir con a bordo gli ulivi espiantati – dal cantiere Tap al centro di stoccaggio (una masseria poco distante) – dei grossi chiodi, che sono stati rimossi. Inoltre, gli agenti della sicurezza di Tap, hanno verificato che in più punti, la rete di recinzione è risultata essere priva di bulloni, portati via nella notte. La recinzione è stata quindi ripristinata. Attualmente davanti ai cancelli del cantiere non ci sono manifestanti dopo che uno alla volta sono stati allontanati con la forza dai poliziotti e portati in un’area poco distante dal transito dei camion che trasportano gli ulivi”.

Espianto ulivi per il Tap, De Carlo: ‘Ne estirperanno 10 mila, è una tragedia, c’è l’interesse di qualcuno’

L’attività di espianto degli ulivi sul tracciato dove dovrebbe sorgere il micro-tunnel del gasdotto è stata momentaneamente sospesa perché i camion che devono trasportare gli alberi espiantati non possono uscire dal cantiere per problemi di sicurezza.

Appena possibile, però, le operazioni riprenderanno e verranno estirpati fino a 10 mila alberi di ulivo. Una “tragedia” secondo Luca De Carlo di Vernole (Lecce), intervistato dall’Huffington Post. De Carlo ha spiegato che gli ulivi saranno espiantati pur senza avere i permessi per completare i lavori per la costruzione del gasdotto:

“Siamo molto arrabbiati perché non c’è neanche l’autorizzazione finale di quest’opera. Stanno espiantando gli alberi e poi si fermeranno in attesa di avere tutte le autorizzazioni con il rischio di aver espiantato gli ulivi e non avere poi le autorizzazioni finali”.

Il primo cittadino di Vernole si dice contrario all’opera perché “è inutile alla luce di quelle che sono le registrazioni dei consumi di gas degli ultimi anni. L’utilizzo del gas è in forte diminuzione, ormai ci sono le energie alternative, e sono anche convinto che, se quest’opera bisogna necessariamente farla, bisogna trovare una soluzione alternativa”.

De Carlo ha poi affermato che l’opera deve essere fatta perché la Bce deve finanziare qualcosa:

“Il governo vuole fare quest’opera in tutti i modi, da quattro anni cerchiamo di parlare senza riuscirci. Neanche Matteo Renzi mi ha dato un motivo per il quale la Tap non poteva essere realizzata in un altro luogo. Sembra che quest’opera vada fatta perché la Bce deve finanziare qualcosa, c’è l’interesse di qualcuno. E poi la legge lo dice, non io: queste opere vanno fatte con l’accordo del governo e della regione. Invece il governo se n’è infischiato”.

Blocco manifestanti per espianto degli ulivi, la polizia lo forza e carica i manifestanti

Il Tap, gasdotto che dall’Azerbajan arriverà fino alle coste della Puglia, si farà.

Il Ministero dell’Ambiente ieri ha dato l’OK per la sua costruzione e il via libera all’espianto di 200 piante di ulivo presenti sul tracciato del microtunnel del gasdotto a Melendugno, in Salento.

Per protestare contro l’espianto degli ulivi, i manifestanti si sono seduti davanti ai cancelli del cantiere e la polizia, per accedere all’area, ha forzato il blocco e caricato i manifestanti.

La cronaca dei fatti di Diego De Lorenzis Cittadino, portavoce M5S in parlamento:

“In diretta dal presidio NoTAP vicino all’area del cantiere! Le forze dell’ordine hanno creato un cordone spingendo chiunque fosse d’intralcio al transito dei mezzi…sindaci, consiglieri regionali travolti in uno scontro senza senso alcuno! Un territorio “militarizzato” inutilmente a causa di una opera non strategica che non è certo venga autorizzata dato che il progetto esecutivo! Un Governo prepotente e arrogante che difende multinazionali e calpesta la nostra storia e il nostro territorio con la complicità di un presidente di Regione inetto e perennemente impegnato nella sua personale scalata al Partito!
Oggi i cittadini pagano le scelte degli anni passati e di quelle presenti compiute da politici senza dignità e senza credibilità!
Sono arrabbiato, deluso e mi sento impotente di fronte a tanta insensatezza!”

Espianto degli ulivi, la denuncia del senatore pentastellato Maurizio Buccarella:

“In queste ore questo e’ quanto sta succedendo fuori dal cantiere dove saranno espiantati degli ulivi per il passaggio del gasdotto che viene dall’Azerbajan.
Per capire quando una cosa e’ sbagliata basta osservare quando le nostre Forze dell’Ordine sono usate per contrastare la resistenza pacifica di cittadini che intendono difendere un interesse comune, un bene diffuso come l’ambiente, il territorio, la Natura.
Non sono black bloc o esaltati di taluni centri sociali…
Insomma, perché lo Stato agisce contro i propri cittadini per la realizzazione di un’opera?”

Guarda il video:

“Ci hanno massacrato!”, A leccecronaca.it CRISTIAN CASILI RACCONTA LE BOTTE CHE HA PRESO DALLA POLIZIA

Cristian Casili, Consigliere Regionale della Puglia per il M5S, ha raccontato al sito leccecronaca.it quanto accaduto ieri:

– Eravamo davanti in prima linea, cercavamo di tenere calmi gli animi. Chiedevamo al Questore e al responsabile sul posto di sospendere i lavori di espianto proprio in virtù della criticità della situazione E invece hanno usato la forza, lo Stato contro i rappresentanti dello Stato.

– Chi c’ era con lei?

– C’ erano altri due consiglieri regionali, Antonio Trevisi e Cosimo Borracino, poi i sindaci del territorio…

– Chi?

– Io adesso ricordo solo il sindaco di Melendugno, Marco Potì, che è stato sempre al mio fianco… I cittadini, la gente…Almeno tre o quattrocento persone. Hanno cominciato a spingere la gente, forte, ci hanno distrutto. Perché poi? Per difendere gli interessi dei privati, calpestando le istituzioni locali. Oggi è una pagina tristissima per le istituzioni, e per chi non ci rappresenta.

– Che fate ora?

– I sindaci stanno valutando di andare dal Prefetto a restituire la fascia tricolore, e stanno decidendo il da farsi nelle prossime ore. Noi comunque saremo con loro.

“Alcuni ricordi della giornata di oggi”, ha scritto poi Casili sul proprio profilo Facebook e posta una foto che mostra la sua mano fasciata.

La denuncia di Mario Giordano: ‘È un furto’. Ecco come stanno rubando agli italiani

“Dicono che urlo. Ok urlo. Ma se voi siete ad un supermercato e vedete qualcuno che sta rubando e sta uscendo fuori per fuggire… non urlate?”.

Inizia così la diretta Facebook di Mario Giordano, direttore del Tg4 e autore del libro ‘Vampiri’, in cui racconta i privilegi dei politici: pensioni d’oro, baby pensioni, vitalizi e assegni di fine incarico che finiscono nelle tasche di chi per anni ha percepito super stipendi, sempre a spese dei contribuenti.

Un’ingiustizia nei confronti degli italiani che non arrivano a fine mese o che prendono pensioni che non superano i 300 euro al mese.

Il giornalista nella sua diretta Facebook, la sua seconda, prosegue dicendo che “quello che stiamo vedendo, è un furto vero e proprio. Un furto di equità, un furto di giustizia, di futuro, un furto di speranza, un furto ai danni di tutti”.

E ancora: “Ci sono alcune persone che si sono rubate, stanno rubando, con i 90mila euro al mese di pensioni, con i doppi, con i tripli, con i quadrupli vitalizi ci stanno rubando il futuro. E uno non deve urlare?

A me viene da urlare.

Mi viene da urlare perché penso a Giuseppe, che lavora da 42 anni e non può andare in pensione.
Urlo pensando a Vilma, che ha una pensione di disabilità da 200 euro al mese.
Urlo pensando a Vittorina, 67 anni, continua a lavorare.
Urlo pensando a Elvina, che dovrà lavorare fino a 80 anni.
Urlo pensando a Sandra, che ha un tumore e dovrà lavorare fino a 70 anni.
Urlo pensando a Maurizio, che ha il Parkinson e aspetta la pensione di invalidità ma non la riceve.

Urlo pensando ad ognuno di voi.

Urlo perché l’altro giorno si sono accorti che c’è il problema dei vitalizi, ne hanno parlato, avete visto? Ne hanno parlato e cosa hanno fatto? La solita furbata: un provvedimento che, se va bene, taglia l’1 per cento dei vitalizi. L’uno per cento.

Signori io urlo finché voi mi date forza, continuerò a urlare perché non ho nessuna intenzione di tacere”.

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La Rai mette un tetto agli stipendi, Vespa trova un cavillo giuridico per aggirarlo

Era troppo bello per essere vero.

A febbraio il cda della Rai ha messo un tetto agli stipendi di artisti e conduttori, i quali da aprile dovranno accontentarsi di non più di 240mila euro all’anno.

Apriti cielo! Subito sono scattati gli allarmi: Bruno Vespa ha manifestato il suo disappunto dall’inizio, sostenendo che abbassare gli stipendi causerebbe la fuga degli artisti verso le televisioni private.

E allora Vespa, che ha un contratto con Viale Mazzini che da 1,8 milioni di euro l’anno, si è dato da fare, e i suoi legali hanno scoperto l’esistenza norma mai abrogata che autorizza la Rai a pagare i suoi artisti somme superiori al limite di 240mila euro. E’ un articolo dimenticato nelle pieghe della Finanziaria 2008, spiega Il Fatto Quotidiano.

Ed ecco che spunta la norma salva-artisti su cui si lavora a Palazzo Chigi, secondo Repubblica. Ma il governo è spiazzato:

“Da una parte ci sono i tecnici che difendono la delibera Rai sostenendo che anche se c’è una norma non abrogata, come quella, viene comunque superata dalla più recente legge sull’editoria, approvata sei mesi fa, che ribadisce l’estensione del tetto a tutte le amministrazioni pubbliche”.

Dall’altra, secondo Repubblica, “gli uffici sarebbero stati incaricati non di blindare la delibera con le sue riduzioni ma al contrario di costruire un appiglio giuridico più solido a un’azione salva Rai”.

Tetto agli stipendi Rai, la postilla mai abrogata

Il Fatto ci spiega di cosa si tratta:

“E’ la legge 244 del dicembre 2007 che all’articolo 3 comma 44 interviene sul “trattamento economico” delle persone che lavorano per lo Stato e in particolare “per società a totale o prevalente partecipazione pubblica”. E di fatto estende il massimale retributivo equiparato allo stipendio del magistrato di più alto grado della Corte di Cassazione. Ma con una postilla, mai abrogata, per cui la limitazione non si applicava a chi offre una “prestazione artistica o professionale che consenta di competere con il mercato in condizioni di effettiva concorrenza”. Leggi: i superconduttori della Rai. E che dice il direttore generale Antonio Campo dall’Orto? Tira dritto, fino a ordine contrario e senza chiudere all’inversione a U: il servizio pubblico tv riconoscerà agli artisti e ai giornalisti di grido compensi superiori ai 240mila euro “solo in presenza di un esplicito segnale esterno”. Che potrebbe arrivare a giorni. Due ministeri ci stanno già lavorando”.

Nuova truffa del bancomat a Napoli: boom di denunce alla polizia

Una nuova truffa del bancomat è stata scoperta a Napoli: sono ben cinque gli episodi segnalati nella città partenopea e dintorni.

Alle vittime, spiega Melina Chiapparino sul Messaggero, viene estorta la carta usata per prelevare all’uscita delle banche, dopo aver prelevato:

La vittima predestinata è il soggetto che si reca all’interno di un istituto di credito per prelevare col bancomat, dunque non gli sportelli all’aperto ma quelli allestiti dentro le banche. Per accedere all’interno dell’istituto, la vittima striscia la propria tessera nell’apparecchio esterno e adiacente alle porte automatiche che si aprono permettendogli di entrare. Dopo aver prelevato regolarmente dallo sportello, la vittima per uscire non si trova a portata di mano i classici bottoni che se pigiati riaprono le porte dall’interno ma trova un’altro apparecchio dove introdurre la tessera.

È proprio in quel momento, continua Chiapparino, che la truffa si consuma:

“L’apparecchio che in realtà è stato allestito dai truffatori, non restituisce la tessera originale ma una carta scaduta che la vittima non riconosce immediatamente. Per evitare che la vittima possa accorgersi di non aver ricevuto indietro la propria carta, infatti, solitamente i complici dei truffatori si presentano davanti all’istituto di credito facendo finta di dover entrare e prelevare di modo da mettere fretta al soggetto truffato”.

La polizia sta indagando su come vengono rubati i codici segreti per usare la tessera.

Se vi capita, avvertite subito il 113.

Pomeriggio 5, Diana, pensionata di 63 anni: ‘Non riesco a vivere, mi danno 289 euro al mese’

È drammatica la storia raccontata a Pomeriggio 5, la trasmissione condotta da Barbara D’Urso.

Mentre in Italia ci sono superpensionati che incassano vitalizi ricchissimi, ci sono donne invalide che non possono vivere una vita dignitosa perché lo stato gli concede una misera pensione che non arriva neanche a 300 euro.

Donne come Diana, pensionata di 63 anni intervistata dalla D’Urso: la donna, invalida, è costretta a vivere in condizioni disumane perché percepisce una pensione di 289 euro al mese.

“Sono invalida all’80 per cento e percepisco 289 euro, come ho detto, al mese. Più 150 euro che l’assistente sociale mi fa dare dal Comune di Firenze. Basta.

Io non riesco a vivere.

Prima c’era una parrocchia che mi dava un aiuto, che me lo ha dato di quattro anni. Poi si sono accorti, dopo quattro anni, che non ero di quella parrocchia di Firenze. Allora una bella mattina di gennaio mi hanno detto questo: ‘Senta lei non è della nostra parrocchia, quindi noi non la aiutiamo più’.

A quel punto lì io ho detto: ‘Questa è morte, perché se non mi aiutano più, con tutte le cose, con tutti i bollettini che ho, con questi soldi o mangio o ci si vive io e i miei due bimbi”, ha detto Diana, che spende 50 euro di affitto per la casa popolare in cui vive, più 75 di spese condominiali ogni due mesi. Poi ci sono le bollette di luce acqua e gas. Le restano circa 300 euro per mangiare, 10 euro al giorno. Quando non le arriva il pacco alimentare Diana mangia due mele al giorno, e a volte sviene, ha raccontato la signora.

Diana poi è scoppiata in lacrime quando ha detto di non poter andare in cimitero a trovare i suoi cari.

Guarda il video:

Biella, suicidio di coppia per due ambulanti sessantenni: ‘Perdonateci, siamo sul lastrico’

Altre due vittime dello stato.

Due ambulanti sessantenni si sono tolti la vita impiccandosi perché non riuscivano più ad arrivare a fine mese.

È successo a Biella, nel quartiere di Chiavazza. I vicini hanno raccontato che due anni fa i due avevano subito un furto in casa, e questo aveva “lasciato un segno profondo soprattutto nella donna”. Per paura che fosse vittima di ulteriori furti, riporta l’ANSA, la coppia aveva messo in vendita la villetta in cui abitava, senza però riuscire a venderla.

Oggi dei due ambulanti, che sognavano di trasferirsi in Toscana per godersi la pensione, rimane solo il ricordo.

La cronaca dei fatti da Repubblica.it:

“Si sono tolti la vita perché non riuscivano più a vivere con il loro guadagno. E lo hanno fatto insieme. Doppio suicidio a Chiavazza, nel biellese: marito e moglie sessantenni sono stati trovati morti impiccati nel garage della loro casa in via Coda. Erano entrambi venditori ambulanti al mercato ma da qualche tempo con ogni probabilità non riuscivano più, con il loro lavoro, a sopravvivere.

A dare l’allarme è stato il proprietario dell’autorimessa dove i coniugi parcheggiavano il camion. Il fatto che da alcuni giorni nessuno lo avesse spostati ha destato dei sospetti.

I cadaveri sono stati scoperti oggi dalla polizia, entrata nella villetta. La coppia ha lasciato alcuni messaggi (“Perdonateci, siamo sul lastrico”) per spiegare il doppio suicidio, che sarebbe dovuto a motivi economici”.

Evasione record in un negozio cinese: scoperti 15mila scontrini fasulli

Da anni si parla della questione dell’evasione da parte degli imprenditori cinesi che operano in Italia.

Qualche anno fa la procura di Firenze indagò su una maxi evasione di 287 imprenditori cinesi che dall’Italia avevano spedito diversi miliardi di euro a Pechino, beffando il fisco.

Oggi la Guardia di Finanza ha scoperto un caso di evasione record in un negozio cinese di Edolo, in provincia di Brescia. Leggiamo sul Corriere della Sera:

“Gli uomini della Guardia di Finanza di Edolo, provincia di Brescia, hanno quasi indebolito la vista per controllare 80.000 scontrini emessi in due anni da un’attività della Valle che aveva destato sospetti. Il controllo è stato faticoso, ma ne è valsa la pena. Le Fiamme Gialle di Edolo (che hanno competenza su 26 comuni, da Niardo al Tonale, salendo fino a Aprica) hanno scoperto una frode che vale mezzo milione di euro”.

Evasione record in un negozio cinese: scontrini fasulli e irregolari sulle cifre più alte

Wilma Petenzi sul Corriere racconta che il titolare dell’attività (oggettistica varia e casalinghi), “tra il 2015 e il 2017, su un totale di 80.000 scontrini, ne aveva emessi il 20 per cento irregolari”.

Si tratta di un «giochetto», prosegue la giornalista, “che al commerciante garantiva di intascare «in nero» mediamente 20.000 euro al mese”.

Poi nel gennaio scorso è partita l’indagine della Finanza grazie ad una persona controllata nelle vicinanze del negozio, la quale ha mostrato ai militari uno scontrino fiscale con l’indicazione «abbuono»: “l’importo registrato era notevolmente inferiore a quanto effettivamente pagato dal cliente. La Finanza ha approfondito e moltiplicato i controlli riscontrando in molti casi le medesime violazioni sui documenti riscontrati ai clienti. Gli accertamenti fiscali hanno consentito di verificare l’emissione di poco più di 15mila scontrini tutti con la dicitura «abbuono» o «transazione annullata». Le irregolarità riguardavano, ovviamente, le cifre più alte: spese da 50 euro, erano registrate in 50 centesimi”.