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Uno spazio in tv mai visto prima: per il ‘Tg Renzi’ le percentuali più alte della storia

Il governo vuole prendersi tutto e non lasciare niente ai cittadini.

Se vince il Sì ci toglieranno per sempre il diritto di voto e ci imporranno un Senato di nominati. E il Sì può vincere solo con la disinformazione, perché nessun italiano approverebbe mai una porcata del genere, se tg e giornali informassero come si deve.

Ma i giornali e i tg, lo sappiamo, ci nascondono i fatti importanti e invertono la realtà, quando non fanno di peggio.

Il peggio che possa esistere in una democrazia è che i media diano spazio solo al partito al governo, mettendo a tacere le opposizioni.

Beh, signori, il peggio è arrivato: ormai la televisione italiana è diventata un “Tg Renzi”, lo rivelano i dati dell’Agcom. Si tratta di qualcosa mai visto prima, osserva Giandomenico Crapis sul Manifesto. Le percentuali sullo spazio riservato al premier nei telegiornali italiani sono del tutto inedite nella storia della televisione italiana:

“Dopo un silenzio durato parecchi mesi l’Agcom porta alla luce i numeri sul pluralismo politico delle televisioni. Al di là delle percentuali sullo spazio dedicato al Sì e al No, c’è un elemento che francamente continua a stupire, soprattutto se paragonato alle rilevazioni di qualche anno fa. Ed è lo spazio abnorme riservato dai telegiornali Rai al premier. L’ultimo documento Agcom ci dice che i tiggì pubblici gli offrono una media del 24% del tempo di parola e del 36% del tempo di notizia. In testa c’è il Tg2 con il 26% e il 41% dei tempi suddetti, segue il Tg1 di Mario Orfeo con cifre di poco inferiori (21,5% e 36,5%).

Ebbene: si tratta di percentuali del tutto inedite nella storia della televisione italiana. Un telegiornale che dedica un quarto o un terzo, se non più, delle proprie notizie al presidente del consiglio in persona (non al governo, attenti) è una cosa che non si era mai vista. A Mediaset ai tempi di Berlusconi ci avevano abituati a coperture molto elevate del premier, ma la Rai, invece, era rimasta molto al di sotto di questi valori sino ad almeno il 2013. Le cose cambiano con l’avvento di Renzi. La Rai che con Berlusconi, Monti e Letta aveva comunque dedicato al capo del governo un’attenzione non comune in altri paesi, comincia adesso con i suoi telegiornali a pedinare passo dopo passo il premier: quest’ultimo ne occupa stabilmente una fetta sempre più grossa sia con dichiarazioni riprese direttamente, sia con notizie che lo riguardano. Così i numeri, già importanti, salgono clamorosamente. Basti pensare che Berlusconi tra il 2009-2011 ottiene circa il 12% del tempo di parola, Monti durante il suo mandato quasi il 18% , Letta il 15. Appena arrivato, invece, Renzi, grazie anche all’effetto slides, supera a marzo del 2014 punte del 30%, poi si attesta su una media di oltre il 18%, prima di salire ancora nel corso dell’ultimo anno al 20-21% (34% del tempo di parola a dicembre 2015!)”.

È ovvio che in un regime mediatico-totalitario i cittadini non possono farsi un’idea corretta delle ragioni di entrambe le parti che si oppongono al referendum. E se il Sì vincerà, questo sarà il motivo.

Ah, e chi si indignava per Berlusconi, ora dovrebbe strapparsi le vesti.

Da Fazio Renzi ne ha sparato un’altra

Ci risiamo. Il bomba ne ha sparato un’altra.

Ospite a Che Tempo che Fa, il programma condotto da Fabio Fazio, Matteo Renzi, parlando delle ragioni del Sì, ha detto: “Se la gente vota NO non troverebbe un solo politico disposto a ridursi lo stipendio o il proprio incarico”.

Niente di più falso. E Fazio, pagato anche con i soldi del canone RAI che ci addebitano in bolletta, avrebbe dovuto correggere il premier.

Nel corso del programma, infatti, sono stati omessi due fatti che i cittadini devono conoscere.

1. I parlamentari del M5S restituiscono il proprio stipendio ai cittadini

Da anni deputati, senatori e consiglieri del M5S si tagliano gli stipendi e con i soldi risparmiati finanziano le piccole imprese: solo lo scorso sono stati restituiti 16 milioni di euro, con cui sono state avviate 1.800 aziende.

2. Il Pd ha detto no compatto alla proposta M5S di tagliare gli stipendi dei parlamentari

È successo il 24 ottobre scorso, ma per giornali e tv non fa notizia. Il M5S ha presentato una proposta per la diminuzione degli stipendi del 50 per cento e la riforma di rimborsi spese e diaria. Il parlamento ha rinviato la discussione, che tradotto significa: non si farà mai.

Su una cosa però Renzi ha ragione questa riforma “è un treno che ripassa fra vent’anni,” ha detto il premier.

È vero, abbiamo un’occasione unica per dire NO a questo governo e spedirli a casa. Di ventennio ne abbiamo già avuto un altro, e ci è bastato.