Conti pubblici, Padoan: ‘Far salire l’Iva per tagliare le tasse sul lavoro? Ci sono buone ragioni’

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Per uscire dalla crisi e al tempo stesso fare i compiti a casa assegnati dall’Europa il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha un’idea: aumentare l’Iva e ridurre le tasse sul lavoro.

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Grazie a questo scambio, secondo Padoan, verranno favorite le imprese esportatrici.

Si legge sul Fatto Quotidiano:

“Intervistato da Il Messaggero, il titolare del Tesoro ammette infatti che lo scambio tra più Iva e meno tasse sul lavoro, caldeggiato dall’Ocse (di cui Padoan è stato capo economista), è ‘un’opzione sostenuta da buone ragioni’.”

Nonostante anche i renziani siano contrari agli aumenti, Padoan va avanti per la sua strada perché “si tratta di una ricetta classica”, spiega il ministro, che aggiunge: “Siccome io sono anche un tecnico ricordo che nelle scelte politiche non si possono ignorare gli aspetti tecnici, e viceversa”.

Il Fatto ci spiega in cosa consiste lo “scambio” caldeggiato da Padoan:

“La sostanza, comunque, è che secondo Padoan far salire le aliquote Iva rispettivamente dal 10 al 13% e dal 22 al 25%, come prevedono le clausole contenute nell’ultima legge di Bilancio, non è un’eresia a patto che si tratti di uno ‘scambio’. Cioè che con quel gettito si finanzi una riduzione delle tasse che gravano sulle buste paga, il cosiddetto cuneo fiscale.”

A convincere il ministro sono i dati dell’Ocse: l’organizzazione ha calcolato che “la Penisola è al terzo posto – in una classifica che comprende 35 Paesi – per il cuneo che pesa sulle famiglie monoreddito con due figli: per loro la differenza tra costo pagato dal datore di lavoro e busta paga netta è del 38,6%. Va ancora peggio ai single, soggetti a un cuneo del 47,8%, il quinto più alto tra quelli che si registrano nei 35 Stati aderenti all’organizzazione parigina. Siamo poi al quarto posto (con il 38,6% di cuneo) per tassazione sulle coppie che hanno un unico figlio”.

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