Taglio ai vitalizi, una riforma a metà: applicati solo in 10 regioni e assegno salvo per 1600

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Il 10 ottobre del 2014 l’Assemblea plenaria della Conferenza dei Presidenti dei Consigli regionali approvò delle misure per il taglio ai vitalizi dei consiglieri regionali (e dei loro parenti).

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Queste misure prevedono:

– la riduzione del 6% di riduzione dell’importo lordo fino a euro 1.500,00;
– del 9% di riduzione per l’importo lordo superiore a euro 1.501,00 e fino a euro 3.500,00;
– 12% di riduzione per l’importo eccedente euro 3.501,00 a 6.000,00;
– 15% oltre 6.000,00

Solo metà delle regioni italiane, però, si è adeguata alle nuove regole e 1.600 consiglieri si sono salvati dalla spending review, spiega Emanuele Lauria su La Repubblica. E in Sardegna, tanto per fare un esempio, ci sono ancora baby pensionati e condannati per lo scandalo rimborsi che ancora percepiscono il vitalizio:

“fra i titolari di assegni, non colpiti da alcuna riduzione, ci sono anche l’ex vicepresidente del consiglio Claudia Lombardo (Fi) e l’ex assessore Andrea Biancareddu (Udc), baby pensionati a 41 anni e 48 anni con appannaggi mensili da oltre 7 mila euro (lordi). Lombardo e Biancareddu hanno svolto quattro legislature, per le regole sarde quel beneficio spetta loro. Nell’elenco dei vitalizi sardi, a lungo tenuto segreto, figurano oggi i nomi di 11 ex consiglieri di recente condannati per le spese allegre fatte coi soldi dei gruppi. Secondo le accuse si distribuivano una “paghetta” da 2.500 euro. Prassi riconosciuta illecita in primo e in qualche caso in secondo grado. Fra i consiglieri condannati per peculato che risultano percettori di vitalizi l’ex capogruppo di Idv Adriano Salis (3.500 euro), l’ex senatore del Pdl Silvestro Ladu (7.077) e Beniamino Scarpa (Partito sardo d’azione, 5.002)”.

Ma non sono solo i politici isolani a godersi la pioggia di soldi che arriva da Roma a spese dei contribuenti. In Friuli c’è chi si è preso per 10 anni la pensione d’oro per 15 mesi di lavoro:

“La spesa per i vitalizi si è gonfiata negli anni grazie a regole generose e sotterfugi che hanno fatto, sul campo dei privilegi, l’Unità d’Italia. A Trieste l’ex consigliere friulano Roberto “Charlie” Visintin, scomparso di recente, è riuscito a godersi per oltre dieci anni una pensioncina malgrado avesse maturato appena 15 mesi di attività: colleghi benevoli, prima della fine della consiliatura, avevano approvato una legge che portava il periodo minimo necessario per il vitalizio da 30 mesi a, appunto, quindici.”

Per i 3.500 vitalizi regionali diretti o pagati agli eredi, conclude Lauria, “se ne vanno ogni anno 150 milioni di euro, la gran parte dei quali spesi in regioni del Sud: Sicilia, Sardegna, Puglia, Campania, Lazio stanno in un range fra i 10 e i 18 milioni annui ciascuna. Il costo medio di un vitalizio regionale è di 45.245 euro annui, tre volte quello di una pensione “non politica”. Numeri che, in attesa delle pronunce dei tribunali, continuano a porre con forza una questione di opportunità”.

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