Data fine legislatura governo Gentiloni, Ugo Magri: ‘Al Senato già si prevede l’incidente finale’

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Qual è la data di fine legislatura del governo Gentiloni?

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Ufficialmente marzo 2018, ma l’esperienza da premier dell’ex ministro potrebbe finire in anticipo

A fine giugno, poco dopo le elezioni amministrative, potrebbe esserci infatti il canto del cigno del governo Gentiloni.

L’esecutivo potrebbe cadere sulla legge elettorale e la legislatura concludersi prima del previsto.

Lo sostiene il giornalista Ugo Magri della Stampa, il quale ha sondato gli umori al Senato, dove il crollo del governo sembra imminente.

Scrive Magri:

“Si è diffusa in Senato, tra le vecchie volpi che lo frequentano, una sensazione di crollo imminente: come se tra gli stucchi dorati di Palazzo Madama si stia preparando l’atto conclusivo della XVII legislatura. Nessuno è in grado di prevedere esattamente come e su cosa, ma da sinistra a desta – passando per i Cinquestelle – si immagina uno scivolone del governo, una votazione inattesa, una riforma clamorosamente bocciata, un incidente insomma. Dopodiché Renzi coglierebbe la palla al balzo per dire «basta, così non si va più avanti». Seguirebbero le dimissioni del premier, le inutili consultazioni e l’inevitabile scioglimento delle Camere”.

Se il governo dovesse cadere a giugno, si andrebbe al voto ad ottobre, dopo le elezioni in Germania, e dopo che i parlamentari avranno maturato la pensione:

“Tra gli addetti ai lavori si fanno già dei calcoli, calendario alla mano. Poiché la legge prevede che si voti tra i 45 e i 70 giorni dopo la convocazione dei comizi elettorali, per andare alle urne domenica 1 ottobre (la data più gettonata, una settimana dopo le elezioni tedesche, quindici giorni dopo che sarà maturata la pensione degli onorevoli) ci vorrebbe un decreto di scioglimento tra il 20 luglio e la prima metà di agosto. Dunque l’«incidente» dovrebbe capitare nelle ultime convulse settimane di attività che precedono la pausa estiva, quando solitamente scatta la corsa contro il tempo. E di possibili terreni di scontro se ne annunciano una quantità. Ma perché proprio in Senato?”

Il motivo per cui si prefigura questo scenario è che al Senato i numeri della maggioranza sono risicati:

“La spiegazione offerta è perfino banale: a Palazzo Madama, diversamente dalla Camera, la maggioranza è particolarmente instabile e, su certe materie, inesistente. Ad esempio, sulla legge elettorale siamo lontanissimi da una formula condivisa. Per cui sono in molti, specie dentro il Pd, a ritenere che la «tempesta perfetta» potrebbe scatenarsi proprio il giorno in cui dovesse fallire l’ultimo tentativo di trovare un accordo. Come tempi ci saremmo: al momento se ne sta discutendo in Commissione affari costituzionali alla Camera, a fine mese un testo andrà in Aula, ai primi di giugno la legge elettorale si trasferirà in Senato. Dove a quel punto tutto potrà accadere”.

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