Dagospia: ‘Stampa bastarda: silenzio dei giornaloni sui 9 milioni di buonuscita di Moretti’

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Mauro Moretti si beccherà da Leonardo-Finmeccanica una buonuscita di 9 milioni di euro, ma ai giornalisti anticasta questo sembra non interessare.

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Dagospia denuncia questo imbarazzante silenzio della stampa con una “dagonota”, che riportiamo di seguito:

STAMPA BASTARDA – DAGLI AL VITALIZIO DEI PARLAMENTARI-CASTA! – SILENZIO DEI GIORNALONI SUI 9 MILIONI DI BUONUSCITA ALL’EX AD DI FINMECCANICA, MAURO MORETTI – MAI NESSUN BOIARDO DI STATO AVEVA INCASSATO TANTI SOLDI PUBBLICI PER TRE ANNI DI LAVORO (OPACO) NELL’HOLDING DI STATO – SULLA POLTRONA DELL’EX AD DELLE FERROVIE ANDRA’ A SEDERSI NON UN TECNICO CAPACE, MA UN VERO ESPERTO DEL RAMO LIQUIDAZIONI: ALESSANDRO PROFUMO CHE CON I SUOI 40 MILIONI INCACCASATI ALL’USCITA DI UNICREDIT E’ TRA I CAPOFILA DEL GRATTA&VINCI MANAGERIALE

Sul Il Fatto, Giorgio Meletti, si domanda (retoricamente) su chi ha dato oltre 9 milioni di buonuscita all’ex amministratore di Leonardo-Finmeccanica, Mauro Moretti, dopo appena tre anni di opaco lavoro i quell’azienda pubblica. E chiama in causa l’imbelle ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan che, bypassato dall’ex cazzaro premier Renzi e dal suo seguito di “nani e grembiulini”, avallò a suo tempo quella scelta lottizzatrice.

All’interrogativo di Meletti si potrebbe rispondere (populisticamente) che a pagare il conto della liquidazione milionaria saranno i cittadini contribuenti. Senza essere smentiti. Mai nessun boiardo di stato è stato beneficiato (o risarcito per la mancata riconferma) con un appannaggio pari a quello incassato dall’ex numero uno (e risanatore) delle Ferrovie. E senza alcuna giustificazione plausibile per i risultati (scarsini) conseguiti da Moretti alla guida di Leonardo-Finmeccanica.

A parte il cambio del logo aziendale da Finmeccanica a Leonardo che ha fatto felici soltanto gli inserzionisti pubblicitari (stampa e tv). Che, incassata la marketta, ora non s’indignano più di tanto.

Per il gioco delle coincidenze, Moretti lascia il posto a un altro recordman delle buonuscita, Alessandro Profumo: Il banchiere ripescato dal governo Gentiloni dopo il flop al Monte Paschi di Siena. Dopo dodici anni di lavoro, l’ex ad di Unicredit si è intascato oltre 40 milioni di euro. Cifre che girano soltanto nel calcio dei Ronaldo e dei Messi. Ma nella classifica dei paperoni-pensionati – settore privato -, spiccano pure i nomi di Abramo Bazoli (Banca Intesa) con 25 milioni, di Cesare Geronzi (Generali) con 16,7 milioni e di Cesare Romiti (Fiat) con 105,3 milioni.

La coppia dell’anti-Casta, Rizzo e Stella – forse troppo impegnati a contare i topi che bazzicano la Capitale (ma secondo lo stesso Corriere a Parigi ne circolerebbero altrettanti a milioni, senza che sia una sindaca pentastellata Raggi a guidare l’Hotel de la Ville) – continua a crocefiggere la Casta del Parlamento, schierata a difesa dei loro vitalizi (qualche migliaia di euro a testa). Ma non trovano altrettanto scandaloso che nell’Italia del Gratta&Vinci aziendale stavolta il vincitore sia l’ex capostazione Moretti, condannato a sette anni per la strage di Viareggio.

Ps.

Dopo il “clientelismo” all’Etruria Boschi, con tanto di aiutino interessato (e negato) a favore del suo babbo banchiere, un’altra parola della politica d’antan, la famigerata lottizzazione, appare ormai bandita dal giornalismo in confusione e con le copie vendute in edicola ridotte al lumicino. Alla pari della loro (falsa) obiettività”.

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