‘Mattarella studia il piano B: legge elettorale anti M5S’

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Scrive Laura Cesaretti su Il Giornale:

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“Se a novembre [la vittoria del M5S alle elezioni regionali in Sicilia] dovesse concretizzarsi, confida un dirigente Pd, «partirebbe anche dal Colle un pressing fortissimo per cambiare la legge elettorale». Come? Togliendo il residuo premio di maggioranza, che in base alle regole attuali va alla lista che raggiunge il 40%, onde evitare che il M5s possa vincere da solo se per assurdo lo raggiungesse. Per tornare sostanzialmente a quel modello tedesco (proporzionale puro, sia pur con piccolo sbarramento) che il Colle aveva con discrezione benedetto quando Renzi lo propose.

Se allora, però, il «patto» sul tedesco con Berlusconi e Grillo aveva (per Renzi) il vantaggio di anticipare la fine della legislatura, ora il ritorno al tedesco comporterebbe anche il suo allungamento fino all’ ultima data utile per votare, a maggio, per dare tempo al Parlamento di votare la riforma. Del resto sono già in molti ad auspicare che premier e presidente della Repubblica si prendano tutto il tempo possibile prima di sciogliere le Camere e mandare il Paese al voto: lo chiede Mdp, che tramite Vasco Errani ha esplicitamente sollecitato Gentiloni ad arrivare fino alla data limite per lo scioglimento, il 15 marzo 2018.

Lo sperano anche pezzi grossi del Pd come Dario Franceschini e Andrea Orlando, che vogliono strappare il premio alla coalizione, auspicato in nome di un fantomatico Ulivo anche da Pisapia, Prodi, Letta. Una compagnia di giro di cui Renzi diffida assai (e con qualche fondamento), e cui continuerà a dare una sola risposta: «Fare il premio alla coalizione vuol dire regalare la vittoria a Berlusconi, che è l’ unico ad avere interesse».

A rigor di logica è difficile dargli torto, e lo ammette anche un franceschiniano: «È vero, ma molto meglio che vinca Berlusconi piuttosto che Grillo». Sul tedesco, invece, Renzi non ha resistenze ideologiche: «Sono stato io a proporlo, mesi fa, e lo hanno fatto saltare in Parlamento». Ma il leader Pd sa bene che se lo riproponesse, si aprirebbe la sarabanda dei «cosiddetti ulivisti», Prodi in testa, in nome della difesa del maggioritario.”

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