Stage Carpisa, Paragone: ‘Nell’epoca del Jobs Act accade anche questo’

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Riportiamo di seguito il commento di Gianluigi Paragone in merito allo stage proposto da Carpisa a chi comprasse una borsa prodotta dall’azienda stessa:

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“Giusto per farvi capire un po’ com’è il discorso del lavoro che cresce, del tutti felice perché il Jobs Act funziona, allora, la verità è che il Jobs Act ormai ha incardinato per non dire scardinato il lavoro, ma ha incardinato un nuovo modo di pensare, di concepire il lavoro da parte delle aziende. Una notizia che ah dell’incredibile è quella che riguarda, ad esempio, Carpisa.

È proprio perché è incredibile che diventa un pò la didascalia del Jobs Act. Allora, Carpisa cosa dice: concorso vinci uno stage, come partecipare. Allora, molto semplice, per partecipare, il premio è: il vincitore del concorso Carpisa si aggiudicherà un contratto di stage della durata di un mese e del valore complessivo di 500 euro presso l’ufficio marketing etc. della società con sede a Napoli.

Come partecipare, scrivono sul sito, perché è tutta roba presa dal sito, è ufficiale di Carpisa; gli interessati a partecipare al concorso Carpisa dovranno acquistare una borsa Carpisa donna collezione autunno-inverno 2017-2018 in un punto vendita aderente all’iniziativa e conservare lo scontrino d’acquisto del capo da cui sarà stampato un codice univoco di partecipazione.

Tu compri la borsa poi se hai culo vinci un contratto, capito?! Ormai è tutto il mondo di vuoi diventare milionario, è gratta e vinci! Gratta e vinci un posto di lavoro, gratta e vinci sempre qualche cosa. A perdere sono solo i diritti. Ora, ovviamente, è successo un pandemonio quindi l’azienda si è scusata; ma si è scusata solo perché è successo un pandemonio, non perché è un po’ di vergogna, perché non basta chiedere scusa, uno dovrebbe dire mi vergogno! Mi vergogno perché ho scherzato con il delicato tema del lavoro!

Ci sono questi ragazzi, perché poi era un’iniziativa rivolta ai giovani, che sono già degli invisibili, ovviamente già tutte le balle che si dicono, sono tutti giovani che non vogliono lavorare, io invece conosco giovani che stanno facendo i lavori più umili a condizioni appunto di invisibilità, a zero diritti; ci sono i lavativi, come ci sono sempre stati, viziati dalle famiglie e poi ci sono i ragazzi che si fanno un mazzo così e che hanno voglia di lavorare ma non c è qualche d’uno che gli riconosca anche i diritti, poi cè una grande azienda appunto, come Carpisa, che così, gioca, si permette di giocare con il lavoro.

Ora mi piacerebbe anche che una delle testimonial chiave, l’ho vista ora, recentemente, paginate sui giornali, dicesse qualche cosa. Rula Jebreal che è una giornalista, che quindi come tale già non dovrebbe fare la pubblicità, lo fa immagino senza percepire un compenso, sono affari suoi, non mi riguarda, però siccome è giornalista e questa notizia è uscita, secondo me dovrebbe dire qualche cosa e anche forse ritirare la sua disponibilità nei confronti di un’azienda che scherza con il tema del lavoro. Eccolo qua il tema del lavoro che fa impazzire Gentiloni, Renzi, il PD, tutti i fautori del Jobs Act, confindustria, etc.etc. Vabbè cosi va il lavoro… a dopo.”

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1 commento

  1. io glie le comprerei e le brucerei come stanno bruciando il lavoro trasformandolo in schiavitù forse è proprio questo che vogliono se non lo siamo già diventati inconsciamente

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