Pusher in manette tentano di buttare un poliziotto dal quarto piano

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La cronaca dei fatti da Repubblica.it:

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“Hanno cercato di buttare giù dal quarto piano di un palazzo di via Leinì un poliziotto del commissariato di Barriera di Milano. È successo lunedì mattina quando gli agenti del commissariato, coordinati dal vicequestore aggiunto Alice Rolando, hanno notato un senegalese, uno degli spacciatori che bazzica tra piazza Montanaro e corso Giulio Cesare.

I poliziotti hanno cercato di controllarlo ma lui è scappato buttando le chiavi di casa sotto una macchina. I piliziotti hanno recuperato le chiavi e sono andati a casa del pusher dove hanno trovato altri tre uomini tutti centroafricani. In casa c’era della droga, cocaina e crack, e per questo i tre sono stati arrestati ma nonostante fossero in manette hanno cercato di disfarsi della droga buttandola nel bagno sul ballatoio del loro appartamento. Un poliziotto ha cercato di impedirglielo e loro hanno tentato di buttarlo giù dal balcone. L’agente è rimasto ferito e ora i tre devono rispondere anche di tentato omicidio. Anche il senegalese fuggito è stato arrestato. In casa i poliziotti hanno trovato 1200 euro in contanti.”

La richiesta del Sindacato autonomo di polizia

Riporta La Stampa:

Era impegnato nella perquisizione di un appartamento di via Leini’, a Torino, quando quattro pusher senegalesi hanno tentato di farlo cadere dal quarto piano del palazzo. Un agente delle volanti ha evitato il peggio grazie all’intervento dei colleghi ed ora il segretario generale del Sindacato autonomo di polizia (Sap) Gianni Tonelli chiede di fermare «chi tenta di ammazzarci».

I quattro pusher, già tutti noti alle forze dell’ordine, erano irregolari in Italia. Sono stati arrestati per droga, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale e denunciato per tentato omicidio in concorso. «Non è accettabile in alcun modo concedere accoglienza e tutele a chi cerca di uccidere un poliziotto e che si continui a permettere la permanenza in Italia di chi non ha titolo», sostiene Tonelli. «Non è un caso isolato. È un vero e proprio bollettino di guerra. Chi arriva ha purtroppo la consapevolezza che il soggetto debole della nostra società sono le forze dell’ordine per il lavoro di avversità compiuto quotidianamente nei loro riguardi dal partito dell’antipolizia che è presente sui circuiti mediatici, in Parlamento e nella cultura autoreferenziale italiana». Questa, conclude Tonelli, è «una situazione di gravissimo pericolo».

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