Alternanza scuola-lavoro, Valeria Fedeli contestata a Benevento

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Non solo Matteo Renzi, anche la Valeria Fedeli vittima dei contestatori.

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Nel corso della sua visita all’auditorium di Sant’Agostino a Benevento la ministra dell’Istruzione è stata contestata da un gruppo di studenti.

Lo riporta Repubblica.it:

“Una ministra seduta sulle scale, con il servizio d’ordine a tratti imbarazzato, e i contestatori fuori a parlare. La ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli era ospite nell’auditorium di Sant’Agostino, nel cuore del centro storico di Benevento, per un convegno organizzato dalla Flc Cgil, la Federazione dei lavoratori della conoscenza.

All’esterno una cinquantina di studenti contesta duramente la stessa ministra, in particolare sul decreto “Buona Scuola”. Ma Valeria Fedeli non si perde d’animo: lascia l’auditorium, esce all’esterno, si siede sulle scale e intavola un dialogo con gli studenti che la contestano La ministra sull’alternanza “scuola – lavoro” dice ai presenti: “Invitatemi nelle vostre scuole, verrò e mi renderò conto della situazione”.

Due studentesse, accompagnate dalla polizia, si sono rivolte alla Fedeli dicendo di non voler “lavorare gratis” perché non vogliono “sottrarre ore allo studio per lavorare”.

Scontata la replica della ministra: “Non dovete lavorare l’alternanza scuola-lavoro non è apprendistato. E’ una cosa diversa e la scuola che frequentate dovrebbe controllare che non ci siano situazioni di sfruttamento. “Chiederò conto ma è bene che si facciano
degli incontri nelle scuole con i docenti e con voi studenti per chiarire che l’alternanza è un’opportunità importante”.

Quanto denunciato dagli studenti è un problema reale e grave. Il giornalista Gianluigi Paragone in un editoriale sul Fatto Quotidiano lo scorso 13 ottobre definiva l’alternanza scuola-lavoro un “laboratorio di un modello dove lo sfruttamento avviene per minime dosi fino all’assuefazione, un po’ come la rana nella pentola bollente” e che “non somiglia per niente alla formazione professionale che ha ben altra struttura e direzione”.

Qui siamo, sostiene l’ex conduttore della Gabbia, “nel campo della piena cultura neoliberista dove la multinazionale si presta come ‘vivaio’ di una stagione perennemente precaria. Il lavoro non c’è, esiste il lavoretto.”

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