La Popolare di Vicenza e i conti dei Servizi segreti

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Non solo la lista dei 100 debitori.

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Gli affari della Banca Popolare di Vicenza pian piano stanno venendo a galla tutti. Ora emergono infatti i rapporti tra l’istituto veneto e i Servizi segreti.

Grazie ad un’attenta revisione dei conti, sono state messe in evidenza delle operazioni bancarie in ingresso e uscita per un controvalore di oltre 642 milioni, che fanno a capo alla Presidenza del Consiglio e all’Agenzia informazioni e sicurezza interna (Aisi) e la gemella Aise.

Ne parla Nicola Borzi sul Sole 24 Ore, che ha potuto visionare decine di pagine di documenti “in chiaro”.

Partendo dal giugno del 2009, all’epoca del quarto governo Berlusconi, per finire nel gennaio 2013, durante il governo Monti, sono state registrate ben 1600 operazioni bancarie, molte delle quali effettuate grazie a semplici strumenti di home banking.

I documenti sono dettagliati di date, numeri di conto, causali, ma ciò che conta sono i nomi riportati in essi.

Tra i beneficiari troviamo dirigenti medico-ospedalieri, personale del Dipartimento dei Vigili del fuoco e della Protezione civile, autorità portuali, autori e registi di famosi programmi tv e trasmissioni radio; e non mancano i nomi di contabili del ministero dell’Interno e di alti funzionari della Magistratura, dei Servizi delle forze dell’ordine e dell’intelligence italiana.

Tutte le operazioni passavano per Banca Nuova, parte del gruppo Popolare di Vicenza, che raccolto circa 3,5 miliardi; oltre 1 miliardo di questi arrivano dai servizi di tesoreria.

Se questo non è abbastanza per evincere il suo peso politico, lo è il motivo per cui il governo ha tenuto la Popolare in mani italiane. È stata venduta a Banca Intesa al prezzo simbolico di un euro, assieme a Veneto Banca, perché le informazioni sui movimenti finanziari sensibili non finissero in mani sbagliate.

In realtà, il vero database in grado di ricostruire la mappa delle informazioni è custodito dalla società padovana di informatica per il settore creditizio Sec, partecipata per più del 70% del capitale dal gruppo Popolare.

La Commissione d’inchiesta parlamentare sulle banche ha, infatti, dichiarato che i sistemi informatici della BpVi erano controllati internamente: durante le ispezioni, le procedure informatiche potevano vedersi sospese in qualsiasi momento.

Inoltre, secondo altre fonti, i sistemi informatici che dovrebbero provvedere alla sicurezza del database di Sec, sarebbero al limite della mediocrità sotto tutti i punti di vista.

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