Pedopornografia, arrestato in Vaticano il monsignor Carlo Alberto Capella

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Monsignor Carlo Alberto Capella, ex consigliere diplomatico a Washington, è stato arrestato dalla Gendarmeria Vaticana con l’accusa di pedopornografia.

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La notizia è stata da un comunicato della sala stampa vaticana:

“Questa mattina, su proposta del Promotore di Giustizia, il Giudice Istruttore del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano ha emesso un mandato di cattura a carico di Mons. Carlo Alberto Capella. Il provvedimento è stato eseguito dalla Gendarmeria Vaticana.

L’imputato è detenuto in una cella della caserma del Corpo della Gendarmeria, a disposizione dell’autorità giudiziaria. L’arresto giunge al termine di un’indagine del Promotore di Giustizia.

Il Giudice Istruttore ha ordinato il provvedimento sulla base dell’articolo 10, commi 3 e 5, della legge VIII del 2013”, si legge nella nota.

Il comma 3, spiega Avvenire, «prevede che “chiunque, al di fuori delle ipotesi di cui ai commi precedenti, con qualsiasi mezzo, anche per via telematica, distribuisce, divulga, trasmette, importa, esporta, offre, vende o detiene per tali fini materiale pedopornografico, ovvero distribuisce o divulga notizie o informazioni finalizzate all’adescamento o allo sfruttamento sessuale di minori, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro duemilacinquecento a euro cinquantamila”. Mentre il comma 5 precisa che “nei casi previsti dai commi 3 e 4, la pena è aumentata ove il materiale sia di ingente quantità”.»

«La vicenda di monsignor Capella – leggiamo sul quotidiano della CEI – è emersa il 15 settembre scorso quando la Santa Sede ha diffuso la notizia che il promotore di giustizia vaticano aveva aperto un fascicolo nei confronti del diplomatico in servizio presso la Nunziatura di Washington dopo che il 21 giugno precedente il Dipartimento degli Stati Uniti aveva notificato il possibile reato. All’epoca un portavoce del Dipartimento di Stato aveva dichiarato che Washington aveva chiesto che all’ecclesiastico italiano venisse ritirata l’immunità diplomatica per poterlo processare, ma la Santa Sede aveva rifiutato avocando a sé la causa, come consentono i trattati internazionali.»

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