La strategia del governo su startup e innovazione spiegata da Luigi Di Maio

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Di-Maio
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Il direttore dell’AGI, Riccardo Luna, ha intervistato il leader pentastellato Luigi Di Maio per parlare “di startup” ma anche di “futuro di ragazzi”.

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“Oggi parliamo di futuro e la voce del vice presidente del Consiglio è squillante” perché per la prima volta si può parlare di un vero ‘Innovaction Act’ italiano”, la legge di bilancio è infatti “la prima legge che dà un impulso serio, concreto e forse decisivo ad un ecosistema ricco di talenti, ma povero di soldi e per questo soprattutto assolutamente marginale” ha scritto Luna.

Di Maio “finalmente può parlare di un pacchetto di misure di cui si discuteva da anni e che il suo staff al ministero dello Sviluppo Economico ha infilato in extremis nella legge di bilancio” qualcosa che “non si è mai vista prima da queste parti” ha ribadito il direttore dell’agenzia di stampa.

In riferimento alle startup, il vicepremier ha spiegato che “la strategia” è “mettere l’Italia alla pari con gli altri Paesi europei” e “non solo sviluppare le startup italiane” ma anche “fare campagna acquisti all’estero e portarne qualcuna in Italia”.

Per le startup, ha specificato, “tutto ruoterà attorno al Fondo Innovazione Italiano, che permetterà anche investimenti di privati”, per questo “abbiamo formalizzato le figure dei business angels” che esistono per la legge italiana”, inoltre “nella conversione del decreto semplificazione anche la blockchain esisterà per la legge italiana” e “infine abbiamo creato alcune fiscalità di vantaggio sia per i piani individuali di risparmio, che per quelle aziende che acquistano quote di startup”.

Infatti “per chi acquista il 100 per cento di una startup e la tiene per almeno tre anni parliamo del 50 per cento, mentre per gli investimenti semplici il 40” ha fatto sapere.

Per quanto riguarda il 5 per cento sui PIR, che andrà in capitali di rischio, Di Maio ha precisato che “consente di investire nel futuro e quindi favorirà lo sviluppo di un futuro migliore per l’Italia. E accanto a questo lo Stato si impegna a investire il 15 per cento degli utili che percepisce dalle società partecipate in venture capital”.

“Noi vogliamo esserci nel Fondo per l’Innovazione” ha sostenuto il Ministro per cui “90 milioni li voglio usare per entrare nel Fondo Innovazione, possedendone una quota come MISE per stare nel comitato che decide gli investimenti” poi “Invitalia cederà Invitalia Ventures a Cassa Depositi e Prestiti (400 milioni circa), che a sua volta aprirà “a un suo fondo di circa 600 milioni che già voleva fare sul venture capital”. Accanto a questo “altri 45 milioni che erano nel bilancio del MISE ci servono per un’altra cosa importante: la blockchain applicata al made in Italy” per “combattere la contraffazione”.

I 45 milioni del MISE “serviranno anche per fare esperimenti nel campo dell’intelligenza artificiale” ha aggiunto.

Le startup e il resto della manovra “sono perfettamente integrati” ha assicurato il leader pentastellato, “perché mentre noi investiamo nel futuro, in sviluppo e tecnologia, creiamo le condizioni per la pace sociale perché non c’è sviluppo senza pace sociale”.

Sulla possibilità per la pubblica amministrazione di lavorare con una startup, il Ministro che detto che vorrebbe “prima rafforzare la cultura dell’innovazione dello Stato e poi gradualmente aprire il mercato”.

Sul tema auto elettriche “avevo promesso che non ci sarebbero state tasse per le auto degli italiani e così è. Con l’eccezione dei macchinoni inquinanti che vengono tassati per finanziare l’acquisto con rottamazione fino a 6mila euro di una auto elettrica” e “come MISE stiamo finanziando un’area di Torino dove la Fiat produrrà la 500 elettrica, portando finalmente anche l’Italia in questa partita” ha detto ancora.

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