Braccianti ridotti in schiavitù nel Salernitano: arrestato il capogruppo del Pd di Eboli

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Anche un politico salernitano è coinvolto nell’indagine sul caporalato che stanno conducendo la Procura Antimafia di Salerno e i carabinieri del comando provinciale.

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Gli indagati sono 40, di cui 35 destinatari di misure cautelari. In particolare di queste 35 persone, 27 sono agli arresti domiciliari e otto hanno obblighi di dimora e obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Il politico coinvolto, secondo quanto riportato da “Salerno Today”, è Pasquale Infante, capogruppo del Partito Democratico al Comune di Eboli.

Gli inquirenti hanno ipotizzato che Infante insieme al marocchino Hassan Amezghal fosse a capo dell’organizzazione “specializzata” nel traffico di braccianti agricoli dall’Africa alla Piana del Sele.

Al politico, la cui professione è quella del commercialista, sono stati contestati i reati di associazione a delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitù e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, ma a questi si aggiunge anche l’elusione delle norme in materia di braccianti agricoli e caporalato. Sono nati dei sospetti anche sulla sorella Maria Infante, che lavora nello stesso studio di consulenza.

Nel dettaglio, sempre secondo gli inquirenti, il salernitano si occupava delle carte riguardanti lo sfruttamento dei migranti.

Il pm ha avanzato la richiesta di restrizione in carcere, ma il gip non l’ha accolta, modificandola in arresti domiciliari in quanto ha ritenuto non ci fosse il pericolo di inquinamento probatorio.

Ieri Cgil Campania, Flai Cgil Campania e Flai Cgil Salerno hanno diffuso una nota in cui si legge: “Con l’operazione di oggi viene messo a segno l’ennesimo duro colpo al caporalato in provincia di Salerno dimostrando, allo stesso tempo, come il fenomeno sia ancora largamente e drammaticamente diffuso nonostante l’approvazione della legge 199 del 2016 che, ad oggi, per mancata volontà di questo Governo non viene pienamente applicata. Come Cgil Campania e Flai Cgil Campania e Salerno, abbiamo chiesto fin dal primo momento successivo all’approvazione di questa legge, frutto di anni di lotte e di sindacato di strada, che si adottassero tutte le misure necessarie a rendere questa legge uno strumento efficace per debellare il fenomeno e favorire un’occupazione sana e legale dei braccianti agricoli comunitari ed extracomunitari che da decenni vivono e lavorano, spesso in condizioni disumane, tra l’Agro nocerino-sarnese e la Piana del Sele”.

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