Di Maio: «Diamo la cittadinanza per meriti speciali al piccolo Ramy»

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“Questo è un Paese che deve saper guardare oltre. È un Paese che non può fermarsi all’indignazione. Siamo molto di più della semplice indignazione. Credo sia un dovere togliere immediatamente la cittadinanza a quel criminale che ieri, a San Donato Milanese, stava per compiere una strage di 51 bambini”.

Lo propone il vicepremier Luigi Di Maio.

“Per fortuna” spiega il leader 5Stelle “l’intervento dei Carabinieri ha fatto in modo che nessuno restasse ferito gravemente. Oltre ai nostri due eroi in uniforme ce n’è però anche un altro di eroe: ha 13 anni, si chiama Ramy, ha origini egiziane, ed è uno dei bambini che ieri ha nascosto il cellulare al sequestratore avvisando per primo le forze dell’ordine. Ha messo a rischio la propria vita per salvare quella dei suoi compagni”.

“È anche grazie a lui” sottolinea “che si è evitato il peggio. Il papà oggi ha lanciato un appello, ha chiesto che gli venga riconosciuta la cittadinanza e credo che il governo debba raccogliere questa richiesta”.

“C’è la cittadinanza per meriti speciali che si può conferire quando ricorre un eccezionale interesse dello Stato. Sentirò personalmente il presidente del Consiglio in questo senso. Si tratta di un caso speciale e credo che il ragazzo, per il gesto compiuto, debba ricevere la cittadinanza dello Stato italiano,” conclude Di Maio.

Ricky, uno studente di dodici anni, ha raccontato al Corriere della Sera. “Un mio compagno, Rami, aveva nascosto il cellulare ha fatto le prime chiamate al 112. A un certo punto gli è caduto per terra, senza farmi vedere sono andato a raccoglierlo e l’ho passato ad Adam, dietro di me”.

Rami ha chiamato i carabinieri per primo, Ricky ha raccolto il telefono caduto a terra mentre, un altro ragazzo, Adam ha chiamato i propri genitori e la polizia: “Ho telefonato alla polizia e ai miei genitori. Tre volte. Perché le prime due volte ho dovuto mettere giù perché mi sembrava che l’autista mi avesse scoperto. Ho spiegato a mia madre cosa stava succedendo e che quello voleva ucciderci tutti cospargendoci di carburante. Le ho detto: ‘Non sappiamo dove ci portano, ci ha messo la benzina addosso, ha anche una pistola’. Ma all’inizio non ci credeva, perché in effetti io faccio spesso degli scherzi e poi attorno a me tutti gridavano e parlavano ad alta voce e non si capiva bene,” ha raccontato Adam.

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