L’Italia in Libia: dal 2011 un continuo susseguirsi di analisi e strategie fallimentari

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“L’Italia in Libia è stata ancora una volta colta di sorpresa. Dopo i fatti del 2011 che hanno portato all’uccisione del colonnello Gheddafi, nostro più grande alleato nel Mediterraneo, per mano di Usa, Francia e Gran Bretagna. Anche questa volta L’Italia sembra destinata a rimanere all’angolo ad assistere a quella che potrebbe rivelarsi come un’altra grande lesione dei propri interessi.

Prevedibile era il degeneramento della situazione libica. Diversi segnali sarebbero potuti essere colti: L’Italia avrebbe dovuto preoccuparsi quando Haftar prese il controllo dell’importante giacimento libico El Feel, gestito dall’Eni assieme alla Compagnia petrolifera nazionale libica.

Altro segnale poteva essere colto guardando alla causa dei flussi migratori provenienti dalla Libia, ovvero l’instabilità della regione.
L’Italia in Libia ha sbagliato tutto e non è riuscita a tutelare i propri interessi consistenti nel 70% degli interessi petroliferi della Nazione e la sicurezza dei propri confini dall’immigrazione incontrollata.

Due sono gli errori strategici italiani: il primo è stato snobbare i rapporti con Haftar pensando che il governo di Sarraj fosse appoggiato dalla comunità internazionale. Il secondo puntare su Sarraj: uomo debole, privo di una sua forza militare autonoma e dipendente dalla milizie.

Secondo il giornalista Alberto Negri un intervento militare in Libia è da escludere in quanto al primo morto l’opinione pubblica scatenerebbe il finimondo, al contrario della Francia che per proteggere i suoi interessi manda i suoi soldati ovunque senza scatenare ondate di proteste, compresi Gilet Gialli”.

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1 commento

  1. Non credo che un intervento militare scatenerebbe chissà cosa. Siamo presenti in mezzo mondo con i nostri contingenti militari e abbiamo avuto, solo in afghanistan, una cinquantina di morti. E tutto questo per tutelare non tanto i nostri interessi ma quelli usa. Ora la situazione in Libia è esplosiva ed un invio di navi e mezzi anche solo a scopo di deterrenza, sarebbe auspicabile. Come pure l’invio di forze speciali a difesa di porti aeroporti e strutture strategiche. E’ già tardi. Questo è nostro interesse nazionale. I militari italiani sono professionisti e non più di leva da decenni. Che vadano in primis dove servono e, se ne avanza, in altre parti del globo.

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