Utero in affitto, con Landini la CGIL è passata dal tragico al grottesco

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Subito dopo la guerra, quando stava per cominciare il Miracolo Economico italiano, la CGIL era guidata da Giuseppe Di Vittorio.

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Giuseppe Di Vittorio era davvero un leader con la L maiuscola.

Ed era un uomo che sapeva guardare lontano. La sua ideologia comunista non gli impedì di essere un uomo pratico, come lo sono gli agricoltori, quale lui era.

Delle sue povere origini era orgoglioso e ne andava fiero.

Così come di non aver potuto frequentare neanche le elementari, handicap che recuperò con una enorme fatica grazie a una forza di volontà sovrumana.

Giuseppe Di Vittorio rimase sempre fedele, anche a costo di duri scontri con Togliatti, l’allora capo del PCI, alla missione che si era affidato e che aveva affidato al sindacato che guidava: la tutela di chi viveva del suo lavoro, fosse come operaio in fabbrica in una catena di montaggio o in campagna curvo a zappare come bracciante.

Il sindacato che guidava Di Vittorio era la CGIL, concepita come braccio armato, nelle fabbriche e nei campi, del PCI.

Ma il sindacalista Di Vittorio, vero comunista di principi sani e di rara umanità, era inflessibile nel difendere l’autonomia del suo sindacato.

Quel sindacato è riuscito a far diventare legge dello Stato Lo Statuto dei Diritti dei Lavoratori.

Ma a partire dallo sciagurato Governo Monti e poi da quello fotocopia di Renzi, non ha battuto ciglio al taglio delle pensioni che ha creato dal nulla la categoria degli esodati e tanto meno alla sostanziale abolizione dell’art. 18 dello Statuto, considerato intoccabile.

Tanto che, a fronte del tentativo di Berlusconi di minarne l’impianto, la CGIL e gli altri sindacati portarono in piazza 3 milioni di persone.

E così il tentativo fallì e non se ne fece più nulla.

Laddove fallì il centro destra di Berlusconi, riuscì il PD di Renzi e riuscì ad abolire l’art. 18 nei suoi capisaldi.

La CGIL fece appena un brontolio, uno starnuto: fecero uno sciopero per dovere.

Renzi abbozzò: sapeva infatti che non sarebbe successo nulla.

Landini dov’era in quei giorni, oppure la Camusso, l’allora segretario?

Giuseppe Di Vittorio da quel momento non ha più pace!

Il sindacato per cui ha dato la vita ha venduto la sua anima per nulla.

Ma, da allora, i suoi leaderini hanno trovato l’escamotage geniale per inventare la nuova ragion d’essere del loro sindacato, dato che quella autentica è stata smarrita.

Eccola: trasformare il sindacato a difesa dei diritti sociali in quello a difesa dei cosiddetti ‘diritti civili’, e lasciare così che i ‘padroni’ si facessero in pace i loro affari finanziari, economici e politici senza più l’incomodo di un sindacato vero che difendesse i loro dipendenti.

Alla Confindustria non parve vero che costasse così poco: la fuffa di una manciata di ‘diritti civili’ in cambio della sostanza del potere finanziario, economico e politico.

Ma in questi giorni la CGIL è passata dal tragico al grottesco.

Nella sua sede è stato organizzato il convegno convegno ‘Fecondazione medicalmente assistita e gestazione per altri: la possibilità di un figlio nel 2019’.

Stiamo attenti a questo giro di parole.

Renzi anziché avere il coraggio di definire le cose nel loro vero nome utilizzò l’inglese, e così anziché dare alla legge il nome vero che sarebbe stato ‘Abolizione art.18 dello Statuto dei Lavoratori’ la fece chiamare ‘Jobs Act’.

In questo caso la proposta di legge si dovrebbe chiamare ‘Affitto per nove mesi dell’utero di donna in stato di bisogno economico’.

Il sindacato, la CGIL, che ha sempre combattuto ogni forma di sfruttamento, ospita nella sua sede i promotori di una legge che autorizza il peggiore degli sfruttamenti diventandone copromotore: l’affitto del corpo della donna, come fosse una macchina per far figli.

Siamo al tragicomico.

La CGIL difende i diritti delle donne ricche che non vogliono faticare nella gestazione e nel parto e che affittano le donne povere per un tozzo di pane per sostituirle in questa fatica.

Un obbrobrio etico. Ma anche giuridico!

Il salario di una donna non è un diritto disponibile, mentre lo sarebbe però il suo corpo!

La prima missione della CGIL, quella di tutelare chi vive del suo lavoro con pochi spiccioli, fa oramai parte della sua storia, ma oggi non appartiene più ad essa!

L’ipocrisia di Landini fa amaramente sorridere: la riunione per promuovere i passi parlamentari per promuovere l’utero in affitto si fa nella sede della CGIL, ma lui poi si contorce con una dichiarazione senza capo né coda.

Che brutta fine ha fatto la CGIL!

Da sindacato della tutela dei diritti sociali di chi lavora nei campi e nelle fabbriche alla tutela dei diritti civili delle donne ricche che non vogliono perdere tempo con la gestazione e con il parto.

Ma come fa Landini ad avere ancora la faccia tosta di parlare della e alla povera gente!

Non si rende conto che il suo e gli altri sindacati, avendo perso la propria anima, hanno perso ogni credibilità.

Infatti conta meno di zero perché non rappresenta più nessuno, probabilmente neanche gli stessi iscritti alla CGIL.

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1 commento

  1. Ma che c’è da meravigliarsi? C’è forse ancora qualcuno che non si rende conto che il sindacato è asservito al potere politico ed economico, alla classe dominante, al padronato?
    E se pensate che questa vicenda grottesca costituisca il fondo del barile, chissà che domani non dobbiate ricredervi quando magari la CGIL supporterà qualche iniziativa di quelle brave persone che vogliono introdurre il suicidio assistito e l’eutanasia… tutto per liberare ospedali e ospizi da costosi anziani malati e naturalmente poveri che gravano sul bilancio della sanità.

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