La Repubblica, il giornale laicista del PD, diventa papista e guelfo scatenando la guerra di religione

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Questa non ce la saremmo mai aspettata.

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Il giornale del PD laicista per definizione è diventato papista e guelfo.

Oggi Repubblica a piena pagina titola: ‘Cattolici a un bivio: il Papa o Salvini’.

I sermoni scalfariani sulla separazione Stato-Chiesa sono stati sotterrati e sepolti negli scantinati più profondi del Gruppo Espresso, ora diventato, a mezzadria con gli Agnelli, Gruppo GEDI.

Non che cessino di essere laicisti e anticattolici, ma ‘una messa val bene Parigi’.

Quella frase fu pronunciata in un contesto di guerre di religione da Enrico III di Navarra, nato nel 1553 e morto nel 1610. Per governare più saldamente la Francia nel 1593 Enrico si convertì al cattolicesimo e pronunciò la famosa frase ‘Parigi val bene una messa’, intendendo, con tali parole, che la possibilità di regnare sulla Francia valeva ampiamente il “sacrificio” della conversione.

Che la conversione fosse finta non ha importanza: in queste faccende di potere non contano le intenzioni ma gli obbiettivi da raggiungere.

E così oggi la storia si ripete, ma quando la storia si ripete si cade facilmente nella farsa e nelle comiche alla Totò.

Tuttavia i personaggini da farsa di Repubblica e del PD si sentono così importanti e persino lungimiranti da pensare di poter inscenare una tragedia vera e scatenare una guerra di religione ai nostri tempi dividendo i cattolici italiani tra papisti e antipapisti.

Gli uni sarebbero pro Papa Francesco, gli altri sarebbero pro Salvini.

La disperazione può produrre e ha prodotto mostri come ci ricordano le cronache.

Evidentemente la nullità di Zingaretti, la sua insignificanza, la sua inefficacia ai loro fini, sta creando un allarme incontrollato, fino a un punto di non ritorno irrazionale, dentro le redazioni dei media ‘de sinistra’.

In effetti i motivi per disperarsi non mancano: quello che si potrebbe definire l’Homo Ridens’ del PD non convince.

Quel sorriso indefinibile che non si capisce se è un sorriso o cosa sia, non convince la gente, anzi la gente se ne allontana.

I sondaggi certificano che nonostante tutto l’universo mediatico stia suonando un concerto a reti unificate per imbonire e plagiare la gente, questa non ci sta. La percentuale, 22/23%, di cui è accreditato il PD continua a essere quella massima che ha raggiunto con Bersani, manco si avvicina a quella che raggiunse Veltroni.

Si tratta sempre dello zoccolo duro prodotto da tutto l’apparato clientelare costruito dal PCI (combattuto fino allo stremo da Berlinguer) e dalla DC (contro cui combattè Moro) e che ha ereditato quanto di più deteriore è rimasto ed è sopravvissuto di quei partiti.

Di Zingaretti la gente comune non ne vuol sentir neanche parlare, figuriamoci se pensa anche solo lontanamente di dargli il consenso.

Da quella percentuale non si schiodano, neanche con le bombe atomiche mediatiche che stanno usando a profusione.

Non c’è nulla da fare, neanche aiutati dai circoli politici e degli affari tedeschi e francesi e dagli euroburocrati, ai quali non par vero di prendere il nostro scalpo, intendo quello del popolo italiano, grazie alla lotta intestina ai limiti della guerra civile che sta scatenando il mainstream mediatico che ha sempre utilizzato e continua a utilizzare il PD come strumento per assecondare gli interessi di quelli che di quei media sono i padroni.

Ora, visto che tutto questo can can non funziona, provano a usare un’altra arma atomica: quella della guerra di religione, nella speranza che tracimi in guerra civile.

Oltre Tevere ci sarà qualcuno che potrà ricondurli a ragione, o si lasceranno tentare anche loro?

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1 commento

  1. A giocare col fuoco c’è il rischio di bruciarsi. Premesso che ci sia ancora qualcuno che legge la repubblica, visto e considerato, potrebbe succedere che a vincere questa guerra sia proprio salvini.

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