Bibbiano, Fusaro: ‘È emblema del turbocapitale: figli ridotti a merci affidate al consumatore più idoneo’

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Fusaro
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Il filosofo Diego Fusaro ha scritto un’articolo sulla vicenda Bibbiano per ‘Il Primato nazionale’.

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“Se si sta parlando della abominevole vicenda di Bibbiano, ciò non dipende dalla solerte opera di informazione del circuito mediatico, giornalistico, televisivo e radiofonico. No. Dipende, al contrario, dall’incontenibile moto di sdegno che si è levato, con intensità crescente, dalla società civile, dalle madri e dai padri. Ossia da quella maggioranza di persone normali (lavoratori e ceti medi) che sono gli sconfitti principali del mondialismo e, insieme, i dimenticati dalla politica”.

“Quest’ultima – prosegue Fusaro -, specie nel quadrante delle sinistre fucsia traditrici di Gramsci, ha scelto di occuparsi sempre e solo di minoranze illuminate. Riservando indifferenza, quando non disprezzo, alla gente comune, al popolo dei lavoratori e delle famiglie, accusate anzi variamente di populismo e xenofobia. Sono queste le categorie che non hanno accettato l’accaduto di Bibbiano e, insieme, l’assordante silenzio mediatico sul tema”.

“In effetti – continua il filosofo -, alla luce di quanto è finora emerso dalla oscena vicenda, possiamo asserire, primieramente, che il clero giornalistico e il circo mediatico hanno scelto la via dell’assordante silenzio. Hanno scelto di parlare d’altro, dall’affaire russo al Tav. Hanno fatto di tutto pur di tenere ai margini la vicenda di Bibbiano. Hanno, appunto, operato con sommo zelo affinché non ci si occupasse del tema”.

“La raccapricciante vicenda di Bibbiano è la prova della tendenza del turbocapitale no border a distruggere la famiglia naturale, a sfaldare ogni legame umano non basato sul do ut des, ad annichilire la comunità familiare come fundamentum di ogni eticità”. Secondo Fusaro “il turbocapitalismo non vuole vedere madri e padri, cittadine e cittadini. Vuole vedere solo atomi post-identitari globalizzati, precari lavorativamente e migranti antropologicamente: apolidi dell’esistenza, consumatori incapaci di intrattenere relazioni che non siano quelle mediate dalla forma merce. La vicenda di Bibbiano, almeno sotto questo punto di vista, parla chiarissimo. È adamantina. Ci segnala che deve prevalere – mediante l’affaire degli affidi – il diritto del consumatore privato, che tanti diritti ha quanti può acquistarne. Non famiglie naturali basate sull’incontro e sull’amore. No. Figli ridotti a merci affidate al consumatore più idoneo. L’apoteosi della mercificazione. E della conseguente distruzione di quel vincolo che alla mercificazione resiste: la famiglia”.

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2 Commenti

  1. Per dividersi la torta da 1 miliardo e mezzo di euro, quella distribuita ogni anno dagli enti locali a Onlus e Case-famiglia, val la pena mettere su una narrazione psicologica o raccontare la favola di “Hansel è Gretel”.

  2. Non c’è solo il capitalismo nella vicenda Bibbiano. Come ha raccontato Il Fatto il 25/7 una delle indagate, Federica Anghinolfi, dichiaratamente “lesbica” aveva affidato a una sua amica con pari tendenze sessuali un minore sottratto alla famiglia naturale, riuscendo a ottenere per la sua amica una retta mensile doppia rispetto a quella dovuta, dal Comune di Bibbiano. Come impedire di pensare che si tratti dell’applicazione concreta e sperimentale di teorie che possiamo definire “Lgbt”, pur riconoscendo che non vuol dire nulla.
    Un sistema difeso, avallato e sottoscritto dal Pd per tramite del sindaco di Bibbiano.

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