Un Grillo saggio e transumano supporta Di Maio: fermiamo il forestaro alpino

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Beppe Grillo scende in campo come è giusto che sia nel suo ruolo di garante quando vede, da uomo vissuto di spettacolo, che nel Movimento ci possa essere un “eccesso di zelo” che porti a comportamenti contraddittori che finiscono poi per favorire gli altri, i non coerenti, quelli che sulla coerenza altrui anzi lucrano e ne fanno vantaggio tattico e strategico.

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Quelli che protestano ma poi mandano avanti gli altri a schiantarsi e poi se la ridono beatamente.

Ed è per questo che è sceso in campo nel momento del bisogno con un post scritto con toni arguti e ficcanti, supportati da immagini suggestive, come la “colonna vertebrale di cristallo” del Movimento che gli altri sperino si spezzi per coerenza e la “biodegrabilità” europea che non deve essere incoscienza kamikaze.

Lo fa in un post dal titolo inquietante e misterioso, La coerenza dello scarafaggio, che è un vero e proprio impulso Saturno 5 di supporto all’azione di Luigi Di Maio:

I termini sono poetici e melodici: “Noi ci muoviamo sinuosi nel mondo e i nostri nemici pregano che la coerenza, solo la nostra, sia una sorta di colonna vertebrale di cristallo”.

“Hanno confuso coerenza con rigidità”, dice Grillo, e questo significa che quando c’è di mezzo la sopravvivenza non ci si può fermare, non ci si può fare irretire da psicogiochi seducenti e solipsistici.

I psicogiochi masochisti si lascino agli psiconani arcoriani, quando c’è da sopravvivere bisogna essere non solo realistici ma anche di più. Occorre essere darwiniani anzi neodarwiniani e pensare agli obiettivi concreti, ad una “tecnologia politica” che permetta di unire la furbizia del portiere di un casermone sulla Tuscolana con la bellezza futurista della tecnologia al servizio dell’uomo.

Transumanesimo, Cybergaia, connessioni intelligenti che hanno la forza pura e adamantina dell’elettronica sociale, connessioni che uniscono nella democrazia, che già una volta fecero il miracolo, Casaleggio docet, e che ora sono chiamate a risorgere come in un epico film fantasy per ridare fede e forza.

Il tradimento, l’opportunismo alpino distruttivo sono nella natura; ma questo non significa che chi li subisca non debba reagire per una supposta coerenza che vale solo per lui.

Un fiorentino disse secoli fa che “il fine giustifica i mezzi”. Brutta frase, di quelle che scandalizza il parroco e turba la giovinetta, ma che alla fine ha una sua dose di verità.

“A brigante, brigante e mezzo” urlava invece qualcuno decenni fa.

E se c’è da fare alleanze tattiche contro i “nuovi barbari” si facciano. Se si vuole salva la forma, che spesso è sostanza, le si faccia queste alleanze con chi rappresenta il potere e non con chi è “in caduta libera” come indica Grillo.

Luigi Di Maio ha fatto molto, moltissimo e ancora può fare.

Mentre qualcuno passava di spiaggia in spiaggia lui ha lavorato al ministero, ha ascoltato le persone, ha risolto vertenze, ha garantito dignità al lavoro, ha immaginato una Italia 4.0 vera, fatta di opportunità per i giovani e tutela per gli anziani.

Ha dato una speranza alle giovani coppie ed ad antichi sposi, ha fatto quello che dovrebbe fare uno Stato degno di questo nome, ha pensato alla sicurezza sociale.

Ma nell’Italia dei furbi lavorare è una colpa grave e se non sei un assenteista vieni guardato con sospetto e compassione: “ma guarda, un ministro che lavora!”.

Vuoi mettere spanzarsi in spiaggia con un inno di Mameli degradato a musichetta ed abbuffandosi di cibi spazzatura?
A questo ci hanno ridotto decenni di cattiva sociologia, di consumismo, di superficialità, di abbandono della cultura.

Ma attenzione. Qualche giorno fa è stato visto uno scarafaggio dotato di esplosivo che saltellava allegro sulle rive di un fiume in secca…
Ernst Jünger pubblicò nel 1939 un libro profetico, Auf den Marmorklippen, Sulle scogliere di marmo, in cui si delineava la figura del “forestaro”, un barbaro distruttore dei costumi civili che avanzava minaccioso dalle tenebre verso la società.

Un libro profetico che anticipava la Seconda guerra mondiale.

Forse è venuto il momento di intervenire sul nuovo forestaro alpino…

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4 Commenti

  1. Ci voleva questo richiamo alla filosofia politica che supporta l’onestà dei pentastellati. Una ferma e decisa lezione al brigante alpino va data senza indugio, tanto più che il brigante si è nutrito dell’atto di tradimento rispetto ad un contratto siglato per il bene del popolo.

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