Mai trattare con un partito-mostro, bande in guerra l’una contro l’altra: Renzi, Zingaretti, Gentiloni, Calenda

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Ieri abbiamo assistito all’ennesimo atto di guerra dentro il PD: i renziani contro Zingaretti e Gentiloni.

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Si presentano come un unico partito, ma sono almeno tre bande in perenne guerra l’una contro l’altra.

La banda più agguerrita e forte è quella guidata da Renzi, che ha le truppe parlamentari più consistenti, quella debole è guidata in tandem da Zingaretti e Gentiloni, generali senza truppe, e Calenda, il nuovo arrivato che parla a nome di Confindustria, e che se si fosse solo interloquito con il M5S, ha minacciato di lasciare il PD – in conto del quale è stato eletto eurodeputato solo qualche settimana fa.

Può il Presidente Mattarella prescindere da questo dato di fatto nella valutazione del percorso da imprimere all’evoluzione della crisi?

Può nascere una qualche maggioranza di governo che non sia completamente inaffidabile quando uno dei partiti che dovrebbe farne parte è in guerra permanente al suo interno?

Può venir fuori qualcosa di buono da un partito dove l’attuale segretario non siede in nessuna delle due Camere, ed è un presidente di Regione che non fa il suo lavoro, essendo che ne fa un altro a tempo pienissimo.

Può essere ritenuto affidabile un partito in cui il segretario rappresenta uno sparuto gruppo di parlamentari, essendo che la stragrande maggioranza di essi sta con il capobanda più forte, anche se non ha incarichi ufficiali?

Un mostro indecifrabile di partito quale è l’attuale PD, in questo caos di belligeranza permanente, in cui il vertice del partito non ha effettiva rappresentanza politica dei deputati e senatori perché rispondono al loro vero capo, Renzi, come può suscitare un minimo di fiducia anche solo per iniziare un discorso serio di tipo politico?

Mancano i presupposti minimi perché la trattativa avvenga con chi non ha effettivo potere. O meglio lo ha formale, ma non sostanziale.

Sarebbe una follia autolesionista infilarsi in questo covo di serpenti a sonagli, gli uni in lotta mortale contro gli altri: alla fine la pagherà chi non c’entra nulla con le loro beghe, e cioè il M5S.

Il problema di governare l’Italia diventerebbe ancora più irrisolvibile e il Movimento verrebbe marchiato con molte macchie solo per aver acconsentito di mettersi a parlare con loro, cui lo stesso Movimento ha imputato fino a poche settimane fa pesantissime responsabilità di ordine politico, sociale, morale, e legalità offesa a molti livelli, prova ne sia ciò che è successo per Mafia Capitale, banche truffate, scandalo nella sanità in Umbria, i vari governatori regionali indagati, ecc.

Come si fa a intavolare un colloquio con il PD, se fino a poche settimane fa lo si accusava, giustamente, di molte nefandezze?

Molto meglio un percorso trasparente in cui siano ancora una volta gli italiani a giudicare il comportamento dei 5S, del PD, di FI, e sopratutto non della Lega che ha collaborato lealmente con i 5S alle Camere, ma di Salvini che ha provocato un danno enorme al nostro popolo facendo il killer del Governo del Cambiamento, in maniera insipiente e senza alcuna ragione.

La gente sarà buon giudice.

Sarebbe in ogni caso opportuno, per il futuro stesso della Lega, che qualcuno tra i più seri avvertiti della Lega suggerisse a Salvini un lungo periodo sabbatico di lontananza da incarichi ufficiali di governo, occupandosi solo del suo ruolo di capo politico della Lega.

Al culmine del suo potere lo fece anche Bossi, perché non potrebbe essere anche Salvini a farlo?

I suoi errori sono talmente evidenti, pacchiani, gravi, da meritare una severissima censura.

Nel frattempo farà tesoro dei suoi errori e potrà riprendersi.

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