Migranti, il governo giallorosso lavora per superare il trattato di Dublino: accettare sbarchi solo se c’è distribuzione preventiva

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Sul tema migranti, il governo giallorosso vuole discostarsi dall’approccio avuto dal precedente ministro dell’Interno Matteo Salvini.

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L’obiettivo che vorrebbe raggiungere l’alleanza di governo Pd-M5s è quello di “ottenere una distribuzione ‘preventiva’ dei migranti che arriveranno in Italia. Accettare gli sbarchi delle navi delle Ong e dei mezzi militari impegnati nei soccorsi nel Mediterraneo, con la garanzia che almeno una parte degli stranieri potranno trovare subito ospitalità negli altri Stati dell’Unione Europea”.

Questo nuovo approccio ambisce a superare il trattato di Dublino, e la lettera del ministero degli Esteri francese Jean Yves Le Drian a Luigi Di Maio ‘per avere relazioni più costruttive’ è stata accolta come un’apertura a quel negoziato che punta anche a una politica comune sui rimpatri.

L’Italia non ha nessunissima intenzione di essere l’unico centro di smistamento dei profughi in Europa e per questo il negoziato con la Ue prevede al primo punto regole chiare sulla distribuzione di chi sbarca sulle nostre coste.

Le discussioni riguardano la necessità di procedere con la determinazione di quote fisse o sulla disponibilità degli altri Stati ad accogliere i migranti quando sono ancora a bordo delle navi, non si esclude quindi il ritorno a un progetto comune sul modello ‘Triton’ che prevedeva una gestione condivisa del controllo delle frontiere marittime.

La revisione del decreto sicurezza si inserisce in quest’ottica, che non avrà quasi certamente tempi brevissimi, ma dovrà in ogni caso recepire le indicazioni del presidente della Repubblica rispetto alla necessità di rivedere le multe per chi viola i divieti di ingresso tenendo conto ‘dell’obbligo di prestare soccorso a chi si trova in difficoltà’ previsto dalle convenzioni internazionali.

I grandi centri di accoglienza non sono «sostenibili» e così si pensa a una gestione di piccole strutture per i profughi sul modello di Milano. È quel «senso di squadra» che la ministra dell’Interno Lamorgese, quando ricopriva la carica di prefetto di Milano, aveva sottolineato al momento di siglare l’accordo con il sindaco Beppe Sala.

Linea che non potrà tralasciare, ed è questo uno dei temi in discussione con la Ue, la previsione di effettuare l’identificazione dei profughi già nei Paesi di origine e comunque di ottenere fondi e collaborazione per i rimpatri. Oltre alle trattative bilaterali dell’Italia per la riammissione negli Stati di partenza, l’obiettivo è la delega alla Commissione europea per un accordo più ampio che coinvolga le strutture internazionali come L’Oim e l’Unhcr, proprio per ribadire la necessità di una strategia condivisa che non faccia tornare il nostro Paese ad essere ‘l’unica porta d’Europa’. E dunque metta a disposizione i fondi, ma soprattutto i mezzi necessari.

La necessità di reperire risorse trova conferma anche nella lettera inviata il 5 settembre dal dipartimento di pubblica sicurezza al sindacato Silp Cgil che sollecitava il pagamento degli straordinari fatti nel 2018 e nel 2019. «Le prestazioni potranno essere messe in liquidazione in presenza delle accertata disponibilità finanziaria. Le ore di straordinario rese nel 2018 qualora non liquidate e non recuperate entro il 31 dicembre 2019, saranno comunque retribuite entro il 2020. Sono in corso le iniziative finalizzate al reperimento delle risorse aggiuntive».

Chiaro messaggio che fa dire al segretario Daniele Tissone: «Per 14 mesi abbiamo avuto un ministro dell’Interno che ha parlato di sicurezza ogni giorno sui social, ma non ha messo risorse sufficienti per le esigenze dei “suoi” poliziotti. Il nuovo governo non potrà fare miracoli, ma pretendiamo e auspichiamo un cambio di rotta».

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1 commento

  1. Hanno nominato la Lamorgese agli Interni perché essendo una Prefetta è abituata dar seguito alle circolari del governo, ad obbedir tacendo.
    Sì è già di fatto aperta la frontiera slovena facendo venir meno la collaborazione della polizia italiana.
    La frontiera di terra è meno rumorosa di quella di mare e dei relativi sbarchi.
    Del resto occorre fare le cose molto alla chetichella visto che il 90% degli italiani risulta, da sondaggio, contraria all’immigrazione non regolata e alla riapertura dei porti.

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