Il Pd al governo si comporterà come la Lega? De Micheli e Misiani l’hanno già fatto. Ma Zingaretti chiede lealtà e Boccia prova a rovesciare l’accusa sui 5Stelle

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Paola De Micheli ha già fatto una provocazione ai 5Stelle sulla questione della revoca della concessione ad Atlantia, società che controlla Autostrade, a sua volta controllata dalla famiglia Benetton.

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Lei in una intervista a “La Stampa” ha dichiarato che il programma di governo usa il termine revisione come che con questa parola si intendesse una cosa diversa da revoca.

Il M5S, per bocca del senatore Giarrusso, ha immediatamente replicato in maniera netta e chiara, lasciando senza scampo la ministra piddina: “La De Micheli deve ricordarsi che è al governo grazie a una coalizione di tre forze politiche e lei rappresenta un gruppo che è meno della metà del Movimento 5 Stelle. Se intende differenziare la propria posizione da quella del M5S può benissimo farlo accomodandosi fuori dal governo e andando all’opposizione immediatamente senza tergiversare,” ha detto Giarrusso.

Alla ministra è giunto però in soccorso il responsabile economico del PD Antonio Misiani sostenendo la stessa tesi della ministra.

Ovviamente sia per la ministra De Micheli che per Misiani vale ciò che ha dichiarato il senatore Giarrusso.

In ultimo è intervenuto Di Maio raccomandando ai suoi di non accettare provocazioni.

Il capo politico del M5S si aspetta lealtà e tanti 5Stelle hanno raccomandato a quelli del PD di non comportarsi come Salvini.

Domenica dal palco della Festa dell’Unità di Ravenna, Zingaretti, a sua volta, ha chiesto lealtà a Conte e ai 5Stelle.

Però questa richiesta a Conte e al M5S sa molto di ipocrisia: avrebbe dovuto pubblicamente redarguire la ministra del suo partito e il responsabile economico del suo partito per aver provocato i 5Stelle su una materia decisiva per loro, poi avrebbe avuto titolo a chiedere lealtà al suo partner di governo, pur non avendo nessuna ragione per chiederla: mettere le mani in avanti in fatto di lealtà non è un buon segno per un governo, ad oggi, non ancora nato.

A Zingaretti si è aggiunto il ministro Boccia, il quale ormai, se ogni giorno non fa sentire la sua voce, va in crisi di astinenza di presenza mediatica.

Il neo ministro è stato intervistato da Massimo Giannini su Radio Capital.

La domanda clou di Giannini, evidenziata nei titoli di Repubblica, appare in tutta evidenza fatta apposta per suscitare una risposta che provasse a rovesciare sui 5Stelle la mancanza di lealtà del PD, rimproverata dai 5S alla ministra De Micheli e al responsabile economico Misiani.

La domanda di Giannini al ministro Boccia era infatti la seguente: ‘Il ministro degli Esteri Di Maio ha riunito i ministri del M5S alla Farnesina: il Pd è preoccupato? Di Maio si comporterà come Salvini?

La domanda di Giannini fa pensare alla celebre favola di Fedro del lupo e dell’agnello (Lupus et Agnus) che si abbeverano allo stesso torrente. Il lupo accusa l’agnello di sporcare l’acqua che lui stava bevendo, sebbene la cosa fosse impossibile in quanto il lupo si trovava più in alto dell’agnello.

Fedro, per spiegare la morale della favola, chiosa: ‘Questa favola è scritta per quegli uomini che opprimono gli innocenti con falsi pretesti.’

Ma il ministro Boccia, forte del suo nuovo ruolo di uomo di potere, non si è lasciato sfuggire l’occasione e l’ha colta al volo, e ha impersonato, assecondando l’assist di Giannini, anche lui il ruolo del lupo di Fedro, dopo che per primo l’aveva già assunto il giornalista di Repubblica.
La sua risposta infatti è stata: “No, non credo gli convenga, a Salvini non è andata molto bene”.

Ricorderete che nei giorni precedenti diversi esponenti 5Stelle avevano mosso con piena ragione esattamene quella stessa accusa al PD considerate le dichiarazioni della ministra PD De Micheli e del PD Misiani riguardo alla revoca della concessione ad Atlantia.

Con un pretesto senza senso, facendosi lupi come quello di Fedro, Giannini e Boccia, accusano in forma preventiva quello che pensano debba farsi l’agnello di Fedro.

L’epilogo di quella favola fu che il lupo si mangiò l’agnello non prima di inventarsi altri pretesti.

Quei pretesti furono smontati dall’agnello. Il lupo, non avendone altri che reggessero di più, perse la pazienza azzannò l’agnello e lo uccise.

Se i geni politici del PD e dei giornali fiancheggiatori o guidatori pensano di realizzare la favola di Fedro impersonando loro il lupo e facendo impersonare l’agnello ai 5S, stiano attenti perché potrebbero però fare qualche errore di valutazione.

In questo caso sì che vale, per tornare al latino, il monito: Salvini docet.

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