Lettera di Davide Casaleggio al Corriere della Sera. Chi ha paura della tecnologia

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Oggi sul Corriere della Sera Davide Casaleggio, Presidente di Rousseau, ha scritto una lettera pubblicata in prima pagina dal titolo: “I 7 paradossi della democrazia. A sbagliare non è mai chi vota” che ha già prodotto turbamenti e angosce nei media allineati al passato (cioè quasi tutti).

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Casaleggio descrive sette “paradossi” in cui incappano i neoluddisti che fanno muro contro l’introduzione del voto diretto che, a pensarci bene, dovrebbe essere la base stessa della democrazia popolare.

I paradossi di cui parla Casaleggio riguardano il fatto che una combriccola di furbacchioni da duemila anni ha gabbato il popolo di cui ha carpito la rappresentatività per fare poi come meglio gli aggrada. Ma la tecnologia, vero motore propulsivo dell’umanità, ha compiuto finalmente il miracolo del resto individuato con decine di anni di anticipo da Gianroberto Casaleggio ed ha liquefatto le barriere protettive e i bastioni che resistevano da millenni.

Ed ora non ci sono più alibi e se la democrazia è libera rappresentazione del proprio pensiero allora perché prendersela con la “democrazia diretta”, senza intermediari?

Si ha paura del voto dei cittadini?

Ovviamente sì. E questo dà il segno della degenerazione a cui si era giunti con la falsa democrazia rappresentativa. Orde di élite terrorizzate dal voto perché finalmente il popolo, la gente ritenuta incapace di scelte razionali, può esprimersi liberamente e senza intermediazioni di sorta. Questa è la democrazia.

Ed allora sì che ci sono paradossi e contraddizioni. La tecnologia ha svelato l’inganno: i rappresentanti vogliono solo carpire la rappresentanza e poi fare come gli pare e questo non va bene.

Rousseau, grazia alla tecnologia e alla Rete, è finalmente un modo per esprimerlo questo voto diretto e non è neppure il primo. Infatti già Italia dei Valori, tramite il sistema LiquidFeedback aveva sperimentato in questo senso.

Il problema qui non è la visione elitaria del voto dei pochi ma la furbizia di chi carpisce alla fiducia di molti.

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