Roncone, Corriere della Sera, prende di mira Virginia Raggi. I giornaloni all’attacco del Movimento dopo Napoli

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Al Corrierone il Movimento non è simpatico, si sa.

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Ma che c’avessero una vera e propria fissa non era ancora completamente chiaro.

Oggi il mistero è svelato.

In un pianeta in fiamme in cui sta per scoppiare la Terza Guerra mondiale per la situazione in Turchia e Siria e con il rischio di impeachment per il Presidente Usa Donald Trump, Fabrizio Roncone pubblica in prima pagina nazionale del Corriere (in quella locale c’è una attività ininterrotta da dieci anni e cioè dalla nascita dei Cinque Stelle) un’ articolessa dal titolo “Una giornata a Roma tra gabbiani e sacchetti”.

Ne diamo ironico resoconto.

Il Nostro si sveglia presto all’alba un po’ come il comandante Kilgore di Apocalypse Now che faceva il surf sniffando il napalm e così documenta dalle 8 alle 21 la sua permanenza nella città Eterna.

Roncone è stato folgorato, in senso negativo, dalla elezione di Virginia Raggi a sindaco di Roma il 22 giugno 2016 e da allora non si è più ripreso.

Inizia il “reportage” dalla fermata metro Anagnina, periferia del profondo est, scrivendo testualmente “Ma tanto una fermata vale l’altra: sensazione di pericolo imminente”. Dunque il giornalista soffre di attacchi di panico ma cosa ci può fare la Raggi? Prenda uno Xanax che Cairo -nonostante sia molto attento all’economia aziendale-glielo passerà di sicuro come rimborso.

Alle 10, con una prosa degna del Manzoni, ci fa sapere che si trova “fuori dalla pancia fetida di Roma”, mentre dei gabbiani in picchiata come Stukas incominciano a inseguirlo memori di un famoso film di Hitchcock. Il Nostro, da vero eroe rotto ad ogni situazione, per non sapere leggere né scrivere prende un fugone inseguito, peraltro, dai gabbiani che nel suo immaginario complottista gli sono stati inviati direttamente dalla Raggi avvezza, secondo lui, ad ogni genere di nefandezza e poi parte di ritratto: “La sindaca grillina. Divenuta tragica metafora vivente, con la sua plastica incapacità di gestire la città…”.

Niente da fare. Virginia è l’incubo di Roncone manco fosse un Joker danzante.

Alle 12 il giornalista del Corriere della Sera realizza che a via Cipro ci sono dei rifiuti e giunge alla conclusione che “Roma è una città infetta”.

Presosi un salutare antibiotico offerto sempre a piè di lista da Cairo, si lancia in dotte disquisizioni teologiche sull’Ama, l’azienda comunale dei rifiuti, ma attaccato da un ennesimo (e intraprendente) gabbiano Cinque Stelle (a cui, tra l’altro, va tutta la nostra simpatia) se ne deve nuovamente fuggire. Ma il malcapitato finisce in quel di Trigoria, periferia sud, dove cade in una buca “e “non solo” (e qui il mistero s’infittisce), ma la vista salvifica di Dzeko, Perotti e Juan Jesus che gli si materializzano a pochi metri per un allenamento della “maggica”, lo salva, rasserena e vivifica.

È pronto a riprendere il suo taccuino nuovo perché quello vecchio glielo ha solato sempre lo stesso gabbiano che lo segue in volo dalle 10. Deve proprio essere ben pagato dalla Raggi, pensa Roncone.

Alle 17 il Nostro raggiunge finalmente il centro storico, “un po’ suk, un po’ circo”. Lo fa con animo appesantito dalla minaccia del solito gabbiano pentastellato che non ne vuole sapere di mollare la presa e lo scruta minaccioso dall’alto. In questa opera di persecuzione il gabbiano volante trova però un inaspettato aiuto in un paio di antichi militi che il giornalista progressista descrive come “abominevole presenza di ceffi travestiti da centurioni”, dando prova di generalizzata empatia umana.

Alle 19 il reporter del Corriere affronta il problema dei “bus in fiamme” con una intervista in esclusiva in romanesco stretto e senza traduzione o sottotitoli, con un conducente rigorosamente anonimo di linea che dice “L’azienda è allo sbando”. Bravo. Caffè solferino pagato.

Inoltre il Nostro, nota argutamente alla Maigret o alla tenente Colombo, che “ormai molti autisti non indossano più la divisa. Chi guida in maglione, chi con la felpa della Lazio”.

Insomma, anche qui la colpa è della sindaca che essendo notoriamente laziale magari ha richiesto la felpa biancoazzurra anche perché, come fa notare sempre Roncone, prima era alleata di Salvini che di felpe se ne intende.

Ma alle 21 compaiono sulla scena i “senza fissa dimora” che non si capisce bene siano una risorsa o un problema. Infatti spesso il Corriere li esalta per il loro spirito di libertà per poi preoccuparsene subito dopo, sul far dell’inverno.

Il finale supera il Manzoni e vira verso un Woody Allen de’ noantri: “La sindaca Virginia Raggi, come sempre, a quest’ora sarà già nel suo letto. Da qualche giorno, raccontano, ha ripreso a dormire serenamente tra due guanciali caldi. Il suo. E quello che le ha regalato il Pd”.

A parte che è un po’ difficile che la Raggi vada a dormire alle 21, se non altro per motivi familiari essendo mamma di un bambino che il giorno dopo deve andare a scuola, emerge anche una certa inaspettata vena materassaia nella sua prosa sincopata che non pensavamo potesse possedere.

In conclusione Roncone, nuovo misso dominico dei giornaloni, non brilla in questa opera che voleva essere distruttiva ma finisce per essere, involontariamente, solo comica e così l’abbiamo descritta.

Non una sola parola, ad esempio, riferita ai successi contro le mafie con sequestri e abbattimenti, l’innovazione tecnologica, l’ambiente, le piste ciclabili, la smart city. Nessuna parola, inoltre, sul nuovo capo staff Max Bugani che da quindici giorni sta dedicandosi anima e corpo ai problemi della Capitale che, ovviamente ci sono, ma come in tutte le grandi città del mondo e soprattutto non nei termini tragici con cui il giornalista li ha descritti.

Gli auguriamo quindi che domani mattina il gabbiano lo aspetti sul davanzale per dargli una bella beccata sul naso per la cattiveria dimostrata.

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