Lecce, Poste italiane condannata dal giudice: correntista era stato derubato on line di tutti i risparmi

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La seconda sezione civile del Tribunale di Lecce ha condannato Poste Italiane a risarcire integralmente un consumatore vittima di phishing, che era assistito in giudizio dagli avvocati Antonio Chirico e Giovanna Piera Pedone.

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Le Poste Italiane sarebbero responsabili per il trafugamento di somme dalla carta Postepay dell’uomo, trattandosi di phishing infatti, il titolare del conto corrente riceve una e-mail con cui gli viene chiesta la password della sua carta bancomat ed egli la fornisce credendo che la richiesta provenga dalla sua banca, ma la password finisce nelle mani di ignoti malfattori che, operando on line, gli svuotano il conto corrente.

È un fenomeno ben noto, tanto che c’era già stato un primo grado dinanzi al Giudice di Pace che, conformandosi alla giurisprudenza dominante in materia, aveva dato torto al titolare della Postepay, ritenendo si trattasse di una frode informatica. Tuttavia, era stato stabilito che tutti gli istituti di credito dovessero inserire una clausola contrattuale nei contratti di stipula che vietava di fornire le credenziali.

L’uomo è originario di Torre Santa Susanna ma risiedeva a Lecce all’epoca dei fatti, e ha comunque proposto appello al Tribunale, che ha dichiarato Poste Italiane responsabile di inadempimento all’obbligo di garantire la sicurezza delle operazioni on-line.

Oltre al risarcimento di tutte le somme che erano state trafugate all’uomo mediante phishing, Poste Italiane è stata condannata a pagare anche gli interessi e le spese legali di entrambi i gradi del giudizio.

Per il giudice, la possibilità di sottrazione fraudolenta dei codici identificativi del correntista rientra nel rischio d’impresa dell’istituto di credito, che dovrebbe fronteggiarla mediante l’adozione di adeguate misure di sicurezza chiamate a verificare, prima di dare corso all’operazione, se essa sia effettivamente attribuibile al cliente. Il Tribunale quindi ha stabilito che di fronte ad una mail sospetta, la responsabilità non può essere attribuita comunque al correntista.

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1 commento

  1. Il problema vero è che Poste Italiane si è messa in testa anni fa di agire come una banca senza averne le competenze e senza averle poi neppure acquisite.
    Per fare prelievi da un CC dovrebbe essere indispensabile oltre alla password anche il chiavino numerico.
    E sono ancora diffusissimi i casi di clonazione di assegni, guarda caso tutti di Poste Italiane. Non riescono davvero a gestire situazioni di truffa e a dare sicurezza ai clienti.

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