Falcone e l’omicidio Mattarella: «Si potrebbe riscrivere la storia del Paese»

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Fra due settimane saranno passati quarant’anni dall’omicidio di Piersanti Mattarella, il presidente della Regione siciliana assassinato il 6 gennaio 1980 nel centro di Palermo.

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La commissione parlamentare Antimafia ha deciso di ricordare l’anniversario pubblicando il verbale integrale dell’audizione dell’allora giudice istruttore davanti alla commissione dell’epoca, datato 3 novembre 1988.

«È un’indagine estremamente complessa perché si tratta di capire se, e in quale misura, la “pista nera” sia alternativa a quella mafiosa, oppure si compenetri con quella mafiosa», diceva Giovanni Falcone, nel 1988, a proposito dell’omicidio.

Falcone stava svolgendo indagini su un paio di terroristi neofascisti indiziati dell’uccisione Piersanti Mattarella e sull’ipotesi della connessione tra estremismo nero e Cosa nostra aggiunse che quell’eventuale convergenza d’interessi «potrebbe significare altre saldature, e soprattutto la necessità di rifare la storia di certe vicende del nostro paese, anche da tempi assai lontani».

Sulle possibili connessioni tra Cosa nostra e neofascisti, Falcone nel 1988 ricordava che «i collegamenti risalgono a certi passaggi del golpe Borghese, in cui sicuramente era coinvolta la mafia siciliana. E ci sono inoltre collegamenti con la presenza di Sindona», il bancarottiere legato alla mafia che nei mesi precedenti all’assassinio del presidente della Regione si trovava clandestinamente in Sicilia.

«Questi elementi comportano la necessità di un’indagine molto approfondita che peraltro stiano svolgendo, e che prevediamo non si possa esaurire in tempi brevi», concluse Falcone.

Il giudice, fece il possibile per portare a giudizio gli estremisti neri nel 1991, poi si trasferì a Roma per lavorare al ministero della Giustizia e nel 1992, fu ucciso nella strage di Capaci insieme alla moglie Francesca e tre agenti di scorta.

Nel frattempo Falcone era in corsa per guidare la neonata Procura nazionale antimafia, da dove avrebbe voluto riprendere in mano le indagini, comprese quelle sugli omicidi politico-mafiosi, quindi il delitto Mattarella. Tuttavia, nonostante la condanna dei componenti della Cupola come mandanti, a quarant’anni di distanza non si conoscono ancora gli esecutori materiali di questo delitto.

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2 Commenti

  1. L’ipotesi che qualcuno non volesse Falcone alla Procura nazionale antimafia no eh? Magari per mettere qualcun altro più accondiscendente con i pentiti? È così distruggere i partiti. Meglio sventolare le solite trame golpiste.

  2. Se dopo 40 anni non si sa la verità sul delitto Mattarella,oggi vogliono e possono mettere in piazza qualsiasi “verità ” la psicologia di chi elabora questi crimini conta sulle generazioni che cambiano e la lentezza della magistratura.

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