Gratteri: «Se il governo volesse, potrebbe abbattere le mafie anche del 70-80 per cento»

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«Sono molto arrabiato; questo fenomeno l’ho vissuto da quando ero bambino, e oggi a 60 anni vedo questa ‘Ndrangheta sempre più ricca. Abbiamo portato a termine operazioni molto importanti, ora la conosciamo fin dalle viscere, ma la mia rabbia deriva da un’amara constatazione: sono convinto che se il governo volesse, potrebbe abbattere le mafie anche del 70 – 80%. Ad oggi non ho visto un governo che ha posto la lotta alle mafie come punto centrale per la liberazione dell’Italia da questa cappa, questa maledizione».

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Lo ha detto il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, la settimana scorsa nel corso del programma radiofonico “Un Giorno Speciale” in onda su Radio Radio e condotto da Francesco Vergovich

«Se il potere politico, i politici volessero, nel rispetto della Costituzione, cambiando le regole del gioco, l’ordinamento giudiziario, i codici, potremmo abbattere l’Ndrangheta nell’arco di meno di 10 anni, in modo consistente anche dell’80%, non dico 100%, sa perché? perché in ognuno di noi c’è un piccolo mafiosetto, c’è l’1-2% riconducibile a una connotazione mafiosa (il modo di agire, reagire)» ha spiegato Gratteri.

Il magistrato antimafia, rispondendo alla domanda su come sono viste le ‘Ndrine, ha spiegato: «Oggi assistiamo a un’inversione di tendenza, prima erano i mafiosi che andavano a casa dei politici a chiedere raccomandazioni, favori, oggi sono i politici che vanno a cercare i capi mafia, portatori di voti. La percezione della gente è che il mafioso ha maggior potere rispetto al candidato politico. Il politico sta sul territorio mediamente 3-4 mesi prima delle elezioni, poi spesso sparisce, il mafioso sta sul territorio 365 giorni l’anno, e pur se viziate, dà risposte. L’opinione pubblica, soprattutto i poveri, vivono questa opportunità come ultima spiaggia».

«Ovviamente – ha continuato Gratteri – le persone intelligenti, colte, vivono la presenza della mafia nel Sud come una maledizione, che determina un 9% di Pil in meno rispetto al Centro e al Nord. Le mafie non hanno ideologie, non sono né di destra nè di sinistra, cercano di capitalizzare quel pacchetto di voti che certe volte arrivano anche al 30%, determinante a concorrere per chi sarà il sindaco, il vice sindaco e il segretario comunale, che porterà alla cogestione della cosa pubblica, e a quel punto il mafioso è già seduto all’interno della pubblica amministrazione».

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2 Commenti

  1. Sig.Procuratore la risposta l’ha data lei (se il governo volesse):forse con un governo dei vecchi 5s si potrebbe sperare che ciò accada ma con i vecchi partiti?mah!

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