Paragone fa ricorso contro la sua espulsione dal M5S: ‘Se dovesse essere rifiutato mi appellerò al giudice ordinario. Conte? Non è espressione del Movimento’

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“Ho conferito il mandato al mio avvocato, Eugenio Piccolo. E Lorenzo Borrè (legale ‘storico’ degli espulsi pentastellati, ndr.) ci darà una mano molto volentieri. Ho fatto il ricorso davanti al collegio dei garanti. Poi, se dovesse venire rifiutato, a quel punto impugnerò l’espulsione davanti al giudice ordinario chiedendo una procedura d’urgenza”.

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Lo ha detto Gianluigi Paragone, l’ex pentastellato espulso dal Movimento 5 Stelle lo scorso primo gennaio.

Paragone sostiene di “aver fatto quello che dovevo fare e – continua – visto che sollevo anche l’incompatibilità della formazione del collegio dei probiviri, voglio il rispetto delle regole fondamentali dei contenziosi. Siccome mi si contesta di avere negato la fiducia al governo, non possono essere membri del governo a giudicarmi. Ho firmato per il rispetto del programma M5S. Il codice etico mette il programma davanti a ogni altra cosa”.

“Se l’ho sentito in questi giorni? No – prosegue l’ex pentastellato riferendosi al capo politico del Movimento 5 Stelle -, è parte in causa, non è in grado di reggere il confronto con me. Il casino lo ha combinato Di Maio, è lui che ha dato l’ordine di espellermi”.

Gianluigi Paragone afferma anche di non aver avuto nessun contatto con Beppe Grillo e Davide Casaleggio: “Ma Davide non c’entra nulla in tutta questa storia”. “Perché non chiediamo agli iscritti cosa pensano della mia espulsione?”, aggiunge il parlamentare ora al gruppo misto. Paragone ritiene che il suo allontanamento dal M5S sia stato un atto arbitrario: “Oggi vale il codice pomiglianese”.

Paragone si appella al codice etico del Movimento: “Dà ragione a me, è lì che vinco. Il codice obbliga gli eletti a rispettare il programma e ad astenersi da qualsivoglia atto che ne impedisca la realizzazione”. Per quanto riguarda la fiducia – negata da Paragone al governo – in base al codice etico, i parlamentari del Movimento sono tenuti “a votare la fiducia, ogni qualvolta ciò si renda necessario, ai governi presieduti da un presidente del Consiglio dei ministri espressione del Movimento 5 Stelle”.

Secondo Paragone “Conte non è espressione del M5S, è stato indicato dal Movimento ma non è espressione del Movimento. Del resto uno che vuole il Tav in Val di Susa non può essere espressione del M5S”.

L’ex pentastellato conclude rivolgendosi al collegio dei garanti pentastellati “chiedo il reintegro. Se dovessero negarmelo, vedrò cosa fare”.

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