Non solo vitalizi: ai parlamentari paghiamo anche la pensione. Il ddl del M5S pronto a eliminare i tanti abusi

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Sono quasi mille i parlamentari appartenenti a tutti i principali partiti e movimenti politici che, tra il 2005 e il 2017, hanno richiesto, durante il periodo di aspettativa non retribuita dal proprio lavoro per espletare il mandato elettivo, l’accredito della contribuzione figurativa.

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Ciò significa che mentre maturavano il vitalizio tra le poltrone del Parlamento nazionale ed europeo o tra quelli dei Consigli e delle Assemblee regionali, hanno continuato a costruirsi pure la pensione. A spese, in gran parte, dei contribuenti, dato che versano di tasca propria, per la durata del mandato elettivo, la stessa quota di contributi a carico del lavoratore.

L’ex presidente dell’Inps, Tito Boeri, nel corso di un audizione nel 2018, ha ricordato che “i contributi figurativi riconosciuti a questi parlamentari ammontano in totale, a più di 30 milioni. Un sistema che configura una vera e propria asimmetria tra il trattamento riservato agli eletti e quello dei comuni cittadini”.

Oltre ai vitalizi, quindi, agli eletti dai Consigli regionali in su, paghiamo anche buona parte della pensione.

Il Movimento 5 Stelle mira a eliminare i tanti abusi resi possibili – scrive La Notizia – “con un semplice trucchetto permesso dalla legge: farsi riconoscere uno scatto di qualifica (e di stipendio) o nominare dirigenti poco prima dell’insediamento nell’organo elettivo. Per ottenere, sfruttando una norma del 1981, il calcolo della contribuzione figurativa ‘sulla media delle retribuzioni settimanali percepite in costanza di lavoro nell’anno solare’. E quindi una pensione più alta”.

Questo trucco potrebbe però avere le ore contate grazie al ddl del senatore M5S, Sergio Puglia.

Se dovesse essere approvato il ddl consentirebbe che “le retribuzioni da riconoscere ai fini del calcolo della pensione sono commisurate alla media delle retribuzioni percepite negli ultimi cinque anni precedenti al momento del collocamento in aspettativa”.

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5 Commenti

  1. Vabbe’ si è capito da tempo che più che essere una campagna per la giustizia contributiva è un pretesto per la campagna anti parlamentare portata avanti in vario modo e culminata in un tentativo di modifica della Costituzione camuffato sotto il nome di taglio dei parlamentari. Si partì tanto tempo fa lanciando le monetine a Craxi.

  2. Accusare i parlamentari di ricevere qualcosa che è riconosciuto loro dai regolamenti delle Camere è pura demagogia antipolitica. Serve a descriverli come semplici profittatori.

  3. A
    Pensare.che molte persone non possono andare per pochi giorni e questi non fanno niente dalla mattina alla sera e poi fanno questi imbrogli non fanno altro che fregare il prossimo .

  4. Il regolamento non è legge. Se dovessi fare un regolamento che mi riguarda lo farei a mio vantaggio. Non si può essere insieme padrone e sotto. Quindi è giusto eliminare queste anomalie.

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