Coronavirus, donna ricoverata in terapia intensiva: ‘Sembra di stare in un girone dell’inferno. Non è una banale influenza’

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“Sono ricoverata da dieci giorni. Le mie condizioni sono peggiorate: sono svenuta in due occasioni, sono a letto sotto ossigeno e assumo la terapia mattina e sera, oltre a quella endovenosa fissa. La febbre da due giorni non c’è più, ma i polmoni hanno bisogno di aiuto…”.

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A dirlo è una operatrice socio-sanitaria di Codogno, positiva al coronavirus, ricoverata all’ospedale di Cremona in terapia intensiva nel reparto Malattie infettive.

La donna di 58 anni non può parlare, perciò ha raccontato la sua storia al corriere attraverso l’uso di un telefonino. L’operatrice afferma di essersi sentita male dopo una notte a lavoro: “Mi è venuta la febbre, mal di ossa, tosse leggera, curata come influenza, tachipirina e mucolitico”.

“Ogni giorno peggioravo – prosegue -. Ho chiamato il 112, ma non avevo avuto contatti con persone infette. Dopo 9 giorni di febbre alta i miei figli hanno richiamato un po’ arrabbiati. È arrivata l’ambulanza, erano tutti con la tuta. Ho avuto un primo ricovero a Cremona in un poliambulatorio adibito ad ospedale da campo con brandine della Protezione civile. Ho fatto li i primi esami. Quando ho avuto il risultato mi hanno spedita negli infettivi”.

“Sembrava di stare in un girone dell’inferno – continua la donna -. Quando te lo diagnosticano, te lo dicono ma non capisci cosa ti aspetta ed è meglio così. La cura ti ammazza. Piega il tuo corpo, il mal di stomaco con nausea e vomito è lancinante, la febbre ti fa bruciare”.

“Lunedì è stata la mia giornata peggiore – afferma -. Impotente davanti al ricovero di mio marito, in terapia subintensiva a Lodi. Non vedevo via d’uscita. Mi sentivo soffocare. Avrei voluto urlare, perché a Lodi è già ricoverato anche mio papà… Polmonite, non ha ancora l’esito del tampone”.

“In stanza con me c’è una signora molto più giovane, è ricoverata da 12 giorni. Si è aggravata, non riusciamo a parlare. Anche il mangiare… tu vorresti finirlo, invece dopo due cucchiai hai già nausea”.

“Per superare questo momento penso ai miei due figli, a mio marito. Ha 58 anni, con i suoi splendidi occhi azzurri ha rallegrato le nostre vite da quando ci siamo sposati. A maggio saranno 33 anni… A mia nipotina di 8 anni che mi ha mandato via telefono un disegno. Ha riprodotto la stanza e le terapie, tutto con l’immaginazione”.

“Ora capisce? – conclude rivolgendosi al giornalista – Questa non è una banale influenza”.

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