Coronavirus, nuovo studio: tracciamento digitale è essenziale per fermare l’epidemia

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Da un nuovo studio di un team di ricercatori guidato dall’italiano Luca Ferretti dell’University of Oxford, non ancora sottoposto a peer review e disponibile su MedRxiv, è emerso che il tracciamento digitale – attraverso una App sul telefonino – dei potenziali contagiati, contatti di pazienti infettati, è essenziale per fermare l’epidemia di coronavirus.

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Questa nuova ricerca «suggerisce che ogni ritardo nella sua attuazione potrebbe costarci caro», ha commentato sui social di Fabio Sabatini, associato di Politica economica presso il Dipartimento di Economia della Sapienza Università di Roma, dove è direttore dello European PhD Programme in Socio-Economic and Statistical Studies.

«L’App – ha spiegato Ferretti all’AdnKronos Salute – sarebbe su base volontaria e consentirebbe di monitorare i sintomi, intervenire tempestivamente per isolare e curare i sospetti, ma anche tracciare tutti i contatti e curarli a domicilio».

Lo studio di Ferretti e del suo team – finanziato dalla Li Ka Shing Foundation – ha analizzato un campione di coppie di pazienti cinesi per i quali è stata accertata la trasmissione del virus da un soggetto infetto a un altro sano, per stimare le caratteristiche e la dinamica del #Covid19.

«Vediamo i risultati delle stime: il periodo di incubazione – ha detto Sabatini – dura in media 5,5 giorni (mediana 5,2). Per trasmettersi dal soggetto infetto a quello sano, il virus impiega in media 5 giorni (anche la mediana è 5). La probabilità che l’infezione si trasmetta prima dello sviluppo dei sintomi è del 37%. Questo valore può essere interpretato come la percentuale delle trasmissioni pre-sintomatiche sul totale delle trasmissioni (pre e post-sintomatiche)».

E ancora: «l’infettività della malattia varia in relazione al tempo trascorso dal momento dell’infezione. Secondo le stime degli autori, il contributo dei pre-sintomatici al tasso di riproduzione è 0,9. Molto alto. Tenete a mente – ricorda Sabatini – che se il tasso di riproduzione R è maggiore di 1 l’epidemia è destinata a espandersi. Con R minore di 1 è destinata a estinguersi. Il problema è che R non è costante: può diminuire in seguito alle misure di contrasto e aumentare quando queste si rilassano».

Ma come si fa a portare R sotto la soglia critica che avvia il virus verso l’estinzione? «Per il momento – ha spiegato il ricercatore – oltre al lockdown abbiamo due tipi di intervento, entrambi ‘non farmacologici’: isolamento dei pazienti con sintomi; tracciamento e isolamento degli individui con cui tali pazienti sono entrati in contatto”. Ma “se tali strategie sono perseguite con metodi ‘tradizionali’, i ritardi nell’isolamento e nel tracciamento sono inevitabili».

«La ricostruzione della catena di contagio è laboriosa, dipende dai ricordi dei pazienti e implica un lavoro investigativo che richiede più giorni di quelli che impiega il virus a trasmettersi. Per questo – ha sottolineato Sabatini – non funziona. I risultati dello studio mostrano che la finestra di tempo utile per il tracciamento e l’isolamento è troppo breve. Ora: secondo gli autori il ritardo può essere facilmente ridotto a zero con l’uso di informazione in tempo reale, mediante l’installazione di una App sullo smartphone delle persone a rischio».

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