Covid, Rezza (Iss): «Oltre i tre quarti dei nuovi casi sono dovuti a trasmissione intradomiciliare»

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«Aumenta il numero di casi di covid-19 nel nostro Paese per l’ottava settimana consecutiva anche se l’RT si mantiene intorno a uno. Si verificano diversi focolai in tutto il Paese e gran parte di questi, oltre i tre quarti, sono dovuti a trasmissione intradomiciliare».

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Così il direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell’ Istituto Superiore di Sanità Gianni Rezza, commentando il report settimanale sulla situazione coronavirus in Italia della Cabina di Regia.

«Per fortuna questa settimana non cresce l’età mediana alla diagnosi che si ferma intorno ai 41 anni e questo spiega perché il numero di ospedalizzazione sebbene tenda ad aumentare lo fa molto molto lentamente. La situazione dei Paesi vicino all’Italia è invece abbastanza preoccupante per questo ed altri motivi è necessario continuare a mantenere dei comportamenti prudenti, soprattutto evitare tutti i modi assembramenti che possano mettere a rischio la salute degli individui e delle comunità, e mantenere i normali comportamenti di distanziamento fisico. Naturalmente è sempre opportuno utilizzare le mascherine in luogo pubblico, e un lavaggio frequente accurato delle mani», ha concluso Rezza.

Covid, infettivologo Perrella: «Diffusione del virus nelle famiglie a causa della gente sfuggita ai controlli»

«Non siamo alla vigilia di un nuovo periodo di lockdown, per ora non ne esistono i presupposti. Ma, lo ripetiamo di continuo anche a costo di diventare monotoni, bisogna stare sempre molto attenti e seguire delle regole di prevenzione sempre più necessarie».

Lo ha detto Alessandro Perrella, infettivologo della task force anti Covid-19 istituita dalla Regione Campania, in un’intervista a ‘Il Mattino’

In questo periodo «sono aumentati in grande quantità gli asintomatici, che sono diventati la maggioranza. È la prima differenza con il periodo del lockdown, quando invece i sintomatici erano tantissimi, soprattutto di età avanzata. Ora, ci sono più asintomatici con una diminuzione dell’età media dei contagiati», ha spiegato Perrella.

«Esaurito il fenomeno del rientro dalle località turistiche, è rimasta una fetta, che pensiamo sia consistente, di persone che non hanno dichiarato la loro provenienza al ritorno dalle vacanze. Gente sfuggita ai controlli, che non si è dichiarata per timore di lunghe quarantene, ed era asintomatica. Da qui la diffusione, nelle famiglie, del virus. Senza avere traccia di un primo contagio, diventa difficile risalire alla catena originaria e ricostruire con attenzione tutti gli infettati che sono asintomatici», ha aggiunto l’infettivologo.

«Credo che l’epidemia si affronti soprattutto con un nuovo atteggiamento mentale» – ha affermato ancora Perrella -« che è stato, ad esempio, quello assimilato nella prevenzione dall’Hiv. Per prevenirlo, si è ripetuto fino all’eccesso che era necessario mutare le abitudini sessuali e utilizzare sempre il preservativo come mezzo di prevenzione dalla malattia. Alla lunga, è diventata un’abitudine di prevenzione dall’Hiv e da qualsiasi altra infezione sessuale».

«Dovremmo entrare nell’ordine di idee che la mascherina dobbiamo considerarla, ancora per molti mesi, uno strumento di indispensabile prevenzione anti-Covid. Usarla, anche all’esterno, ma soprattutto nei luoghi chiusi, diventa una vera difesa per sé e gli altri», ha detto Perrella, secondo il quale in questa fase, è importante indossare la mascherina «in aggiunta a tutti gli accorgimenti già indicati a inizio epidemia».

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