False assunzioni registrate all’Inps e lavoratori fantasma: svelato il meccanismo della truffa

0
2
Pubblicità

Una truffa da oltre un milione di euro, è stata scoperta dai carabinieri del comando provinciale di Trapani: venivano registrate centinaia di assunzioni all’Inps, ma le imprese esistevano solo sulla carta.

Pubblicità

I carabinieri, hanno messo i sigilli ai beni di cinque persone, indagate per concorso in truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, eseguendo un sequestro preventivo su richiesta della Procura di Marsala.

Si tratta di quattro imprenditori Sergio Agnello, Nicolò Passalacqua, Salvatore Asaro e di Medhi Ammari, accusato di aver fatto da “reclutatore dei falsi lavoratori di nazionalità extracomunitaria”, e del commercialista Francesco Di Pietra. Per quest’ultimo, consulente del lavoro di Mazara del Vallo, i pm avevano chiesto l’interdizione dall’esercizio della professione, rigettata dal giudice per le indagini preliminari di Marsala che invece ha disposto il sequestro dei beni per lui e per gli imprenditori. Con loro sono indagati 241 “falsi lavoratori”.

Nel giugno 2018 Agnello chiese di essere ascoltato dai pm, dopo aver ricevuto la notifica di un verbale di accertamento, e in parte spiegò il sistema che utilizzavano: “Passalacqua mi propose di fare delle assunzioni e di prendere dei finanziamenti. Passalacqua è titolare di una ditta che fa le stesse cose che venivano fatte con la mia ditta, cioè assunzioni fittizie per ottenere contributi Inps e permessi di soggiorno. Questa ditta del Passalacqua viene gestita pure dal Di Pietra, come è accaduto con la mia”.

La truffa, che ha portato ad un ricavo di 67 mila euro, non versato all’Inps, ruotava attorno a tre imprese edili ed una agricola. Grazie agli elenchi dei lavoratori assunti nel corso degli ultimi anni, acquisiti dai carabinieri nel corso delle indagini, è emerso che molti lavoratori assunti, nello stesso periodo in cui erano stati contrattualizzati, si trovavano altrove. Come un ragazzo tunisino, da tempo residente a Sant’Etienne in Francia o un connazionale nel frattempo tornato in Tunisi. Altri invece, hanno ammesso di essersi accordati “per aver caricati 75 giorni di contributi con una ditta non meglio precisata per poter così ottenere la disoccupazione e gli assegni familiari”, consegnando in totale 1300 euro. “A Campobello di Mazara c’è un soggetto tunisino che si chiama Ammari Medhi e che recluta i tunisini che devono regolarizzare la propria posizione in Italia – ha detto Agnello ai magistrati -, raccoglie i loro documenti e li porta a Di Pietra, il quale li elabora e fa l’assunzione”.

L’indagine si è avvalsa anche di intercettazioni telefoniche ed ambientali.

Pubblicità

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui