Ecco il metodo Draghi: sta portando ai posti di comando una serie di personaggi di fiducia della finanza globale

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Dal punto di vista della forma, nonché della infausta prassi costituzionale affermatasi con Giorgio Napolitano, il noto interprete deformante della nostra Carta Costituzionale, nulla vi sarebbe da dire sulla nomina di Mario Draghi alla Presidenza del Consiglio da parte del Presidente Mattarella.

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Invece sotto l’aspetto della sostanza e dello spirito, se non della lettera, della Costituzione Italiana certamente stride la nomina di Super Mario.

E appunto, nella sostanza e nello spirito, il potere di prendere decisioni politiche dalla Costituzione è demandato ai rappresentanti dei partiti nelle due Camere che sono stati eletti dai cittadini italiani abilitati a eleggerli in libere elezioni.

Ma questo potere nei fatti è stato ‘commissariato’ coram populo quando, nella scelta dei ministri del suo governo, Draghi ha deciso da solo i ministri dei dicasteri più importanti, in primis quello decisivo della politica economica.

Sempre dal punto di vista sostanziale dove sta lo spirito democratico della nostra Costituzione allorché il Movimento 5 Stelle, votato da un terzo degli elettori italiani, non ha potuto influire per nulla nel decidere chi va a gestire CDP, Ferrovie e chissà quante altre importanti aziende nei prossimi mesi? Laddove si gestisce il potere reale è vietato che la forza più grande nel parlamento possa neanche partecipare al percorso decisionale.

Ecco il metodo Draghi, reso operativo nella scelta dei ministri e ora nella gestione del potere reale. Praticamente sta portando ai posti di comando più importanti del nostro Paese tutta una serie di personaggi di fiducia e in vista nella finanza globale.

Tramite questi personaggi di sua personale assoluta fiducia, Mario Draghi gestirà i centinaia di miliardi del PNRR che la UE non ci darà gratis.
Non si può tacere che il nuovo presidente di CDP era il braccio operativo di Draghi all’epoca delle privatizzazioni.

Si, purtroppo questa vicenda ci fa tornare alla mente lo scandalo delle privatizzazioni.

Tutte le posizioni apicali delle principali aziende dell’Italia andranno in mano a gente legata a doppio mandato con la finanza globalista e non possiamo fare a meno di chiederci fino a che punto saranno in grado di tutelare al meglio gli interessi del nostro Paese.
La conseguenza è molto importante e bisogna descriverla con precisione: una persona che non ha nessuna legittimazione democratico-popolare esercita il potere senza rendere conto ai cittadini italiani che hanno eletto i parlamentari di questa legislatura.
La successiva conseguenza non è meno importante: se Super, anzi Iper Mario non risponde, però i partiti rispondono ai loro elettori delle scelte che lui fa.

Ma lui da questo problema non viene manco sfiorato.

Occorre allo stesso tempo evidenziare la causa di questa situazione che è nei fatti un vulnus allo spirito del percorso di formazione di governo voluto dai Padri costituenti. Dopo la caduta del primo governo Conte per la folle e masochistica mania di onnipotenza di Salvini (che ha pagato e pagherà duramente ancora di più), la decisione più corretta sarebbe stata quella di andare a elezioni anticipate.

Ma si è scelto di forzare le cose al punto di fare un accordo tra forze che si erano combattute all’arma bianca pur di evitarle.
Grande è la responsabilità del M5S non meno del PD e anche, ma in misura molto minore, del Presidente Mattarella.

Quella scelta sciagurata ha consegnato il Governo Conte 2 legato mani e piedi a Renzi. Questo fatto politico era assolutamente chiaro.

E che le cose stessero così si è visto quando è arrivato il momento della verità in cui Renzi ha posto l’aut-aut: il suo peso personale e il suo ruolo nel governo dovevano essere di spicco e riconosciuti decisivi oppure avrebbe decretato la crisi.

Conte si è rivelato non essere all’altezza di affrontare con successo la sfida di Renzi. Ha giocato con mezzucci, per alcuni dei quali c’era da vergognarsi, oltre che non essere efficaci.

Sapeva che Renzi, pur rappresentando un gruppo raccogliticcio di ex PD, aveva tuttavia la Golden Share, sebben fosse azionista di minoranza nella maggioranza del Governo Conte 2. Conte doveva per forza di cose venire a patti con Renzi, sapendo che la stragrande maggioranza dei parlamentari di qualsiasi schieramento si sarebbe opposto allo scioglimento anticipato delle camere e avrebbe trangugiato la bevanda più amara pur di evitarlo.
L’alternativa al patto con Renzi sarebbe stato un governo che avrebbe ‘commissariato’ i partiti.

E così infatti è avvenuto.

Ma la colpa di questo disastro politico è del M5S che ha voluto il governo con il PD sapendo che però si consegnava nelle mani di Renzi, salvo poi, con Conte, rifiutare di riconoscerlo nel momento, inevitabile, in cui Renzi, all’occasione più favorevole per lui, sarebbe passato all’incasso.

Siamo purtroppo di fronte alla dimostrazione pratica di quanto in basso è caduta la qualità del personale politico.
Inefficiente e insipiente.

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1 commento

  1. Mi vergogno profondamente di essere italiano.Data la mia età non posso cambiare stato,ma lo farei volentieri.Gli altri stati per non dire tutto il mondo non sono da meno e vergognosamente fanno tutto tranne il bene dei popoli.

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