Indagine Davigo, parla il legale: «È una stupidaggine»

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L’avvocato di Piercamillo Davigo, Francesco Borasi, is è espresso in merito all’indagine per rivelazione di segreto d’ufficio che riguarda il suo assistito: «Nutro una perplessità profonda sui fatti contestati», ha dichiarato. E, all’AdnKronos ha aggiunto, citando Fouché: «È molto peggio di un crimine, è una stupidaggine. Questo sì lo posso dire. Davigo è l’uomo più limpido d’Europa. Non c’è neanche una nube nel pensiero di Davigo».

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«L’ex pm di Mani Pulite ha sempre rivendicato la sua correttezza, nel suo ruolo di consigliere Csm, per aver parlato di quei verbali con il vicepresidente David Ermini, con il primo presidente della Cassazione Pietro Curzio, con il procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi, titolare dell’azione disciplinare, con il presidente della commissione antimafia, Nicola Morra e con diversi consiglieri», si legge sul “Corriere della Sera”.

Il Corriere ieri ha ricostruito la vicenda, spiegando che il «vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, David Ermini, almeno sette componenti del Csm (i consiglieri laici Fulvio Gigliotti e Stefano Cavanna, i togati Giuseppe Cascini, Giuseppe Marra, Ilaria Pepe, Nino Di Matteo, Sebastiano Ardita), e il presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Nicola Morra, sono stati interrogati a Roma come persone informate sui fatti — non adesso ma quasi un mese fa, in gran segreto in una caserma dei carabinieri — nell’inchiesta della Procura di Brescia che, per l’ipotesi di rivelazione di segreto d’ufficio sui verbali milanesi di Piero Amara nell’aprile 2020, ora si capisce stia dunque indagando non solo il pm milanese Paolo Storari, ma anche Piercamillo Davigo, consigliere Csm sino al pensionamento nell’ottobre 2020, ex pm di Mani pulite e giudice di Cassazione».

A Davigo – si legge sul Corriere – «nell’aprile 2020 il pm Storari consegnò (in formato word non firmato) i verbali segreti che da dicembre 2019 a gennaio 2020 il plurindagato Amara, ex avvocato esterno Eni, aveva reso (appunto a Storari e al procuratore aggiunto Laura Pedio) su un’asserita associazione segreta, denominata «Ungheria» e condizionante toghe e alti burocrati dello Stato: controverse dichiarazioni che per Storari andavano chiarite rapidamente, anziché a suo avviso relegate in un limbo di immobilismo investigativo dai vertici della Procura».

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