Falsi green pass, Polizia Postale: «Attenti, c’è il rischio di non ricevere nulla o qualcosa di non utilizzabile e di vedersi denunciati»

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«Le indagini vanno avanti per individuare i gestori dei canali. Questo è solo il primo step dell’attività, che ovviamente continuerà perché il fenomeno è tutt’altro che debellato. Speriamo di stroncare subito questo mercato e puntiamo a far crollare la domanda a fronte di un’offerta che esiste ed è ancora sostenuta seppur abbondantemente defalcata dall’operazione che abbiamo condotto».

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Lo ha detto all’Adnkronos Ivano Gabrielli, direttore del Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche, sull’operazione ‘Fake Pass’ contro il commercio online di falsi passaporti sanitari condotta dalla Polizia Postale che ha portato al sequestro di 32 canali Telegram.

«L’indagine è partita dal monitoraggio, che era doveroso nel momento in cui ci sono stati i primi decreti sul green pass – ha fatto sapere Ivano Gabrielli – C’era già del ‘rumore’ in rete che stavamo notando e nel momento in cui il green pass è divenuto obbligatorio per alcuni servizi, immediatamente alcuni canali che conoscevamo, perché sono dedicati a commerci illeciti, sono stati tutti riconvertiti alla vendita di green pass fasulli. Altri sono spuntati dopo, fino a una fotografia che abbiamo fatto qualche giorno fa di 32 canali, per i quali è stato richiesto il sequestro preventivo da parte della procura di Roma e che è stato concesso dal gip».

«L’attività ha portato a denunciare quattro persone che sono state perquisite» – ha continuato il direttore del Cnaipic – «Due erano minori, 17enni molto ‘skillati’ dal punto di vista informatico con una buona confidenza anche con gli strumenti di pagamento in moneta virtuale».

«Al termine dell’analisi del materiale sequestrato produrremo un’ulteriore informativa di reato sulle persone che hanno acquistato il green pass, ovvero circa una trentina di persone che hanno già pagato che abbiamo individuato sui canali monitorati – ha aggiunto Gabrielli – Potrebbero essere di più e non sappiamo se poi effettivamente abbiano ricevuto il falso passaporto sanitario. E’ una cosa che stiamo verificando ma certamente ci sono migliaia di persone che frequentano quei canali e chiedono informazioni sui green pass».

«Quindi – è l’appello di Gabrielli – stiamo molto attenti: c’è il rischio di non ricevere nulla o qualcosa di non utilizzabile, il rischio di vedersi denunciati per concorso in falso in atto pubblico e di cedere i proprio dati sensibili a persone che poi possono usarle per commettere altri reati».

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