La testimonianza: ‘Ero costretto ad accettare di tutto, spesso in nero. Grazie al reddito di cittadinanza sono uscito dal ricatto e ho un lavoro regolare’

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“Prima di prendere il reddito, ero costretto ad accettare qualsiasi lavoro anche in nero o pagato male. Ma il reddito di cittadinanza mi ha permesso di uscire da questo ricatto. Mi sono ripreso la mia dignità”.

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Lo ha detto al ‘Fatto Quotidiano’, Massimo, 58 anni che vive a Bergamo e dopo aver lavorato a lungo in un’azienda del settore delle telecomunicazioni, nel 2004 è stato licenziato insieme alla moglie che lavorava con lui.

“Mi sono ritrovato a 40 anni e passa senza un lavoro e con due figli da mantenere” ha raccontato. “Lì ho capito cosa vuole dire la disperazione: non si tratta di non mandare i figli alla scuola di danza, ma di non sapere cosa mettere in tavola il giorno dopo o di avere paura ogni volta che suona il citofono dell’ingiunzione che potrebbe arrivare”.

Così ha conosciuto “l’arte dell’arrangiarsi” tra lavori in nero o pagati in modo “ridicolo”. “La frase che mi dicevano era sempre: ‘Fuori ho la fila, se non ti sta bene..”. L’ultimo lavoro è stato con un elettricista: “Facevo otto ore al giorno, ma in busta erano segnate soltanto quattro ore”.

Poi è scaduto il contratto ed è arrivato il reddito di cittadinanza: “È stata una boccata d’ossigeno, ma soprattutto mi ha permesso di non stare più al ricatto dei datori di lavoro”. E quando l’elettricista che lo aveva assunto lo ha richiamato offrendogli le stesse condizioni di prima, Massimo ha potuto chiedere e ottenere un contratto regolare, abbandonando così il reddito di cittadinanza.

“Addirittura lo stipendio era più basso di 40 euro rispetto al reddito, ma ho accettato ugualmente perché il mio scopo è lavorare e non percepire reddito stando a casa come dicono i politici in maniera ipocrita”. “Senza il reddito di cittadinanza, siamo costretti a subire tutto, non è metadone di stato ma civiltà” ha raccontato ancora Massimo.

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