Aumento dei prezzi di pane e pasta e bollette: in arrivo una stangata da 1.300 euro

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La crescita del costo delle materie prime potrà avere ricadute anche sui prezzi dei beni al dettaglio come il pane e la pasta.

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Assoutenti e Movimento Consumatori hanno calcolato che l’aumento del conto dell’energia potrebbe avere effetti su tutti i prezzi e le tariffe, arrivando a toccare tutta la filiera produttiva e portando ad una stangata di quasi 1.300 euro l’anno a famiglia.

I calcoli delle due associazioni stimano effetti indiretti sui listini al dettaglio per 768 euro l’anno a famiglia. Di questi, 140 euro per gli alimentari e 174 euro per i trasporti. Con i 500 euro in più in bolletta la stangata sfiora i 1.300 euro l’anno a famiglia.

La crescita dei prezzi dei beni al dettaglio è una conseguenza dell’aumento del costo delle materie prime, a sua volta legato all’aumento dei prezzi dell’energia.

Il Mattino ieri ha riportato l’esempio del pane e della pasta, per cui si paventa un incremento di un euro al chilo. “Abbiamo rilevato notevoli aumenti, in particolare per la semola che ha raggiunto i 30/40 euro al quintale, e per le farine tenere che sono arrivate a 10 euro”, spiega Domenico Filosa, presidente di Unipan Campania Confcommercio. Confesercenti, a luglio 2021 ha calcolato un incremento dei prezzi all’origine pari al 10 per cento rispetto all’anno precedente per il frumento duro e del 17,7 per cento per il frumento tenero.

Secondo un esercente del luogo inoltre, la farina sta per aumentare da 5 a 10 centesimi al chilo e per questo per il pane si paventano aumenti da 50 centesimi a un euro. Il prezzo della pasta invece è già aumentato: “Il costo della semola è cresciuto e così siamo costretti a passare da 3,60 a 4 euro al chilogrammo”, dice Gianni Pacella del pastificio “Il re della pasta” di Gragnano.

Anche i prezzi dei pomodori sono raddoppiati a causa della banda stagnata della lattina.

I prezzi del grano duro nazionale invece si sono arrestati all’inizio di settembre, come si evince dall’analisi sul mercato cerealicolo di Bmti su dati delle Camere di Commercio e delle Borse Merci nazionali. I prezzi attuali sono vicini a 500 euro a tonnellata, ovvero il 60 per cento in più rispetto al 2020. Anche per il grano tenero a settembre i prezzi rallentano ma rimangono in crescita del 35 per cento rispetto a un anno fa.

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7 Commenti

  1. Se aumenta il costo della vita non c’è compensazione retributiva o pensionistica ma per riportare in pari il potere d’acquisto di dirigenti pubblici che, senza aver scioperato mai, si sono ritagliate retribuzioni medie di 10000 euro/mese.
    Sarà ragione sufficiente a far lievitare anche un pò di tributi nell’obiettivo di impoverire i popoli secondo i desiderata della Germania (Europa).

  2. Si riducessero tutte le spese parlamentari,dagli stipendi di senatori e deputati oltre a tutte quelle che ruotano attorno,come auto blu,ristorazioni e varie e dessero respiro un pò in più al popolo gia tanto compresso da tasse varie…!

  3. e già si fa facile ad aumentare i beni di prima necessità : pane pasta farina , olio pomodori ecc , insieme agli agli consumi Ma veramente è una vergogna , !gli stipendi, le pensioni non sono aumentate di un euro….,anzi Ma è sempre stato facile fare e dire cosi Chi troppo e chi deve stentare !

  4. vendo tutto e me ne andro’ via dall’Italia tanto ci sono i nuovi arrivati non fanno un cazzo e gli danno pure i soldi sono stufo di lavorare x loro

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