‘Patata bollente’, Raggi contro Feltri: «Il 5 ottobre i giudici decideranno, ma continua a utilizzare il suo quotidiano per le proprie battaglie personali»

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«Un’offesa all’intelligenza. Vittorio Feltri non ha offeso solo me ma ha offeso tutte le donne. Anni fa in un articolo su Libero, nel 2017, mi ha definito “Patata bollente”. Un titolo vergognoso e vile, carico di odio per le donne e di sessismo. Per questo articolo è stato rinviato a giudizio, ora la Procura di Catania ha chiesto 3 anni e 4 mesi di carcere. Tra pochi giorni, il 5 ottobre, i giudici si riuniranno per decidere ma Feltri continua a utilizzare il suo quotidiano per le proprie battaglie personali».

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Lo ha scritto in un post su Facebook la sindaca di Roma, Virginia Raggi.

«Come avesse un’ossessione nei miei riguardi. Invece di chiedere scusa per quel titolo vergognoso che offendeva non solo la mia persona ma tutte le donne, insiste. Dice di aver paura che un giudice lo condanni al carcere e prova a farsi scudo con la libertà di stampa. Ma quale libertà di stampa o di critica c’è dietro “Patata bollente”? Qui la libertà di stampa non c’entra nulla. Lo sanno bene tutti i giornalisti che mettono la propria vita a disposizione dell’Informazione (con la I maiuscola). Feltri è libero, come del resto devono esserlo tutti, di esprimere qualsiasi giudizio ma non di offendere. Io non mi stancherò mai di rappresentare questa voce e di stare dalla parte di tutte le donne», ha concluso Raggi.

Nei giorni scorsi il fondatore di Libero, in seguito alla richiesta di condanna a suo carico e per l’ex direttore di Libero Pietro Senaldi da parte della procura di Catania, aveva dichiarato che «probabilmente il pm non ha letto la sentenza della Corte Costituzionale, altrimenti non avrebbe fatto una richiesta simile», riferendosi al pronunciamento della Consulta contro il carcere per i giornalisti che siano condannati per diffamazione, salvo il caso di vere e proprie campagne diffamatorie.

«Tre anni e quattro mesi di reclusione più 5mila euro di multa per me e otto mesi di carcere chiesti per Senaldi? Mai successa prima una richiesta del genere» – ha detto il direttore editoriale e condirettore di Libero – «Mi vengono in mente tanti possibili motivi su cui non mi voglio soffermare, ma di fatto è una richiesta assurda, sproporzionata e, pure ammesso che il reato sia stato commesso, di certo non meriterebbe una condanna simile: per la Corte Costituzionale non si può chiedere la galera per i giornalisti. L’unico sospetto che mi viene è che questo pm non abbia letto la sentenza della Corte Costituzionale».

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1 commento

  1. Perché non si può chiedere la galera per i giornalisti. Sono forse privilegiati da qualche dio sconosciuto? Sono forse degli intoccabili? Coloro che esercitano un lavoro che può influenzare l’opinione pub blica dovrebbero essere soggetti a condanne più pesanti ancora.

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