Pensioni: età e requisiti, cosa cambia per il ritiro

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Quarant’anni non bastano più per incassare la pensione prima dell’età di vecchiaia. Ossia 67 anni nel 2021 e 2022, poi ci sarà l’allungamento dovuto all’applicazione della cosiddetta speranza di vita, occorrono 42 anni e 10 mesi di versamenti (un anno in meno le donne). 

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Sarebbero fortemente penalizzati i lavoratori che oggi hanno 61- 62 anni d’età e 37 di contributi. Costoro, se Quota 100 (62 + 38) fosse stata prorogata nel 2022, sarebbero potuti andare in pensione anticipata l’anno prossimo. Invece, con Quota 102 (64+38) nel 2022 e Quota 104 (66+38) nel 2023 non potrebbero più andare in pensione anticipata e dovrebbero aspettare fino al 2026 per la normale pensione.

Sono state bloccate le salvaguardie a favore di lavoratori over 60 che hanno perso il posto di lavoro, in gran parte donne, con una vita lavorativa discontinua. 

È stata estesa di un anno di «Opzione donna», ma è salita di due anni l’età per accedervi. La pensione viene riconosciuta alle lavoratrici che entro fine 2021 hanno accumulato contributi per 35 anni e un’età di 60 anni per le dipendenti e a 61 anni per le autonome. Quindi si otterrà la pensione a 61 anni per le dipendenti e a 62 e mezzo (18 mesi in più) per le autonome. 

È stata inoltre confermata la proroga di un anno dell’Ape sociale. Chi nel corso del 2022 compie 63 anni e versa in situazione di disagio, riceverà, in attesa di maturare l’età per la pensione di vecchiaia (67 anni anche per il 2022), un sussidio mensile massimo di 1.500 euro lordi. Per i lavoratori disoccupati per licenziamento, dimissioni o risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di licenziamento economico, è caduto il requisito di «almeno tre mesi» dalla conclusione della fruizione dell’indennità di disoccupazione. Sono state aggiunte otto categorie ai beneficiari dell’Ape sociale.

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