Gratteri sul bavaglio ai pm: ‘Presunzione di innocenza? Non mi chiuderà la bocca. Continuo a spiegare, è un diritto dei cittadini. Giornalisti troppo timidi nella protesta’

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Il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, in occasione della prima sentenza del maxi-processo Rinascita-Scott con 70 condanne inflitte in rito abbreviato, ha contestato il decreto legislativo “sulla presunzione di innocenza” approvato giovedì dal Consiglio dei ministri.

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Il decreto  impone pesanti restrizioni alla comunicazione giudiziaria, prevedendo anche che “la diffusione di informazioni sui procedimenti penali” sia consentita “solo quando è strettamente necessaria per la prosecuzione delle indagini” e che le conferenze stampa dei procuratori capi possano tenersi solo “nei casi di particolare rilevanza pubblica dei fatti”, oltre al divieto di “indicare, nelle dichiarazioni pubbliche, indagati e imputati come colpevoli prima della condanna definitiva” a pena di pubblica ammenda e richieste di risarcimento danni. 

Alla domanda se la nuova legge rischia di trasformarsi in un bavaglio per i magistrati, soprattutto quelli in prima linea in territori difficili, ha risposto: “A me non lega niente e non chiude la bocca. Sono una persona che non ha timore di niente e di nessuno, dico sempre quello che penso e se non posso dire la verità è perché non posso dimostrarla. Continueremo a parlare e a spiegare all’opinione pubblica, che ne ha diritto. Ancora in Italia non è stato negato il diritto di informazione della stampa”.

“L’unica cosa che mi dispiace è che ho visto la categoria dei giornalisti, a livello nazionale e locale, molto timida nella protesta, quasi vi andassero bene queste direttive. Credetemi, mi ha meravigliato non poco questo atteggiamento timido dei rappresentanti dei giornalisti”, ha aggiunto. 

Sabato si è schierata al fianco dei pm anche l’Associazione nazionale magistrati: con il decreto “sono state compiute scelte discutibili”, ha detto il presidente del sindacato delle toghe, Giuseppe Santalucia, durante la riunione del Comitato direttivo centrale. “Si è irragionevolmente irrigidita la comunicazione con la stampa dei procuratori della Repubblica”, con “regole che non renderanno un buon servizio, questo è il timore, all’esigenza di una corretta informazione su quanto accade nel processo durante la fase delicatissima delle indagini”. L’Anm dovrà essere “pronta – ha aggiunto Santalucia – a rilevare le distorsioni applicative che oggi da più parti si prefigurano e non lasciare che siano soltanto i procuratori della Repubblica a tenere alta l’attenzione su questi temi assai sensibili per l’effettività dell’assetto democratico della giustizia penale, di cui un tassello importante è proprio il rapporto con la stampa”.  Il consigliere Csm Nino Di Matteo, qualche giorno fa – votando insieme a Sebastiano Ardita contro il parere positivo dell’organo sulla riforma – aveva parlato di “svolta illiberale” e di “bavaglio alla possibilità che all’informazione contribuisca anche l’autorità pubblica”, con la “sostanziale impossibilità per l’autorità pubblica di informare su quanto non è più coperto dal segreto”.

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